Questo articolo è dedicato a tutti coloro che facilmente utilizzano il termine "regime" per indicare qualunque stato non definibile USA e getta. Corsivi e neretti nostri. [ndr]
di Asad Abukhalil
Le 130 guerre degli USA
“Il numero degli attuali interventi militari degli Stati Uniti nel mondo è circa 130 tra guerre dichiarate e segrete e vari interventi militari. Il numero di invasioni contro paesi stranieri, dalla data di istituzione della Repubblica, è più di 70 invasioni, anche se le guerre ufficialmente dichiarate e decise dal Congresso sono soltanto cinque. In base alla Costituzione degli Stati Uniti, solo il Congresso ha il diritto di dichiarare le guerra, ma il sistema presidenziale imperiale assodato in materia di politica estera e di difesa permette al Presidente di invadere a suo piacimento. La legge del 1973 varata per limitare il potere del presidente di intervenire militarmente all’estero ha dimostrato di essere inutile. Non vi è nessun membro del Congresso che ha il coraggio di respingere una richiesta del Presidente di finanziare guerre e invasioni. La legge “Poteri in tempi di guerra” dice che il presidente può dispiegare truppe americane in paesi stranieri per un periodo non superiore a 60 giorni, rinnovabili.”
Le prime radici
“La democrazia americana ha più successo di altre nella promozione di se stessa e si presenta come il miglior modello. Propaganda politica e pubbliche relazioni sono il prodotto americano più importante dopo guerre e invasioni. La promozione americana di se stessa è un folklore politico antico, ed entra nel lavoro delle ambasciate americane in tutto il mondo. Lo stesso Alexis de Tocqueville, che troppo elogiò “la democrazia USA” (nel suo famoso libro con lo stesso titolo) si lamentò di questa caratteristica degli statunitensi: “essi sono in attesa che ogni visitatore elogi la loro democrazia - anche negli anni di schiavitù e delle guerre contro i nativi - e quando il visitatore non lo fa, lo inondano loro stessi di lodi alla propria democrazia.
Le prime radici della formazione della democrazia americana risalgono all’epoca dei cosiddetti «padri fondatori» (non era consentito un ruolo delle madri). Questi padri (erano tra i più ricchi e più istruiti e 25 dei 55 delegati al congresso fondazione costituzionale erano proprietari di schiavi) non hanno scelto le regole di un governo democratico ma quelle di un governo repubblicano «filtrato»: non è il popolo ma una elite del popolo a scegliere l'élite al governo. Il linguaggio idilliaco di Thomas Jefferson nella «Dichiarazione di Indipendenza» ha prevalso sul giudizio sulla democrazia ed ha oscurato la riduzione in schiavitù dei neri, l’oppressione dei poveri e il genocidio contro la popolazione indigena. La Dichiarazione ha parlato di “vita, libertà e perseguimento della felicità”, la bozza parlava di “vita, libertà e proprietà privata”. Evidentemente la proprietà è stata la fonte di felicità per i padri fondatori. George Washington morì da più grande proprietario di tutti gli stati americani, lasciò proprietà e schiavi in eredità alla moglie, raccomandando la liberalizzazione degli schiavi solo dopo la morte di sua moglie, la quale, in panico, si affrettò a liberarli subito.”
http://www.al-akhbar.com/node/262303
Il concetto USA di “libertà".
"Il governo sin dal suo inizio è stato conservatore, nel senso di riluttanza al cambiamento, soprattutto se radicale. Ciò che nella Costituzione USA viene chiamato «libertà» è un concetto economico che non ha nulla a che fare con la politica, l’unico suo significato politico costituzionale è l’avversione all’intervento dello Stato nelle libertà economiche dell’individuo e nel suo diritto di possedere armi. La libertà positiva che garantisce i diritti del popolo alle pari opportunità e mobilità sociale non ha significato molto nella storia americana. Soltanto l'enorme collasso economico del 1929 provocò l’introduzione delle modifiche al ruolo dello Stato nel mercato incrementandolo attraverso la creazione di programmi sociali. Ma la rivoluzione di Ronald Reagan non si è limitata alla riduzione del ruolo dello Stato nel mercato ed allo smantellamento dei programmi sociali. E’ stata una rivoluzione alla quale hanno contribuito repubblicani e democratici allo stesso modo.
I costituenti, persistendo nelle politiche elitarie, hanno operato una separazione tra Senato (che volevano un club di loro simili che hanno più ricchezza e prestigio) e Camera dei Rappresentanti per la composizione della quale hanno dovuto accettare le aspirazioni delle classi sociali più basse (ovviamente di proprietari bianchi, perché gli schiavi e le popolazioni indigeni, le donne ed i bianchi poveri non contavano). La famosa Dichiarazione di Indipendenza si è riferita alle popolazioni indigene soltanto come “mostri senza pietà”). Il Senato (fino al 1913) era eletto o nominato dal Consiglio legislativo degli Stati, per evitare “un comportamento inefficiente di fronte a qualsiasi improvviso impulso emotivo delle genti” come ha letteralmente scritto Alexander Hamilton. La durata di sei lunghi anni della legislazione del Senato intendeva allontanare i senatori dall’umore della gente comune."
Il difetto maggiore è nelle modalità d’elezione del Presidente.
"Ma il difetto più grande nel sistema americano sta nel metodo di elezione del presidente. Il presidente, qui, non è eletto dal popolo, come nella maggior parte dei paesi democratici a sistema presidenziale. I padri fondatori hanno deciso che l'elezione del presidente è questione molto seria e non può essere lasciato nelle mani del popolo. Pertanto, un organo eletto o designato che viene chiamato «collegio elettorale» provvede all’elezione del presidente in vece del popolo. Le elezioni si svolgono negli Stati e non a livello nazionale. Si eleggono dei delegati che in un secondo momento eleggeranno il presidente. Un sistema ancora gestito in maniera elitaria e selettiva (anche nelle elezioni primarie presidenziali all'interno dei partiti, in particolare del Partito Democratico, dove funziona il sistema dei “grandi elettori” per ostacolare la volontà degli elettori ordinari). Il presidente degli Stati Uniti non viene eletto dal voto popolare, ma ottenendo i «voti elettorali» che si contano in ogni stato attraverso il calcolo del numero dei deputati più i due membri del Senato. Ogni stato ha due rappresentanti nel Senato mentre nella Camera dei rappresentanti gli stati sono rappresentati in base al peso della popolazione di ogni stato rimanendo il numero dei membri della Camera dei rappresentanti 435. Può accadere dunque che il vincitore nelle elezioni presidenziali (vince se raccoglie 270 voti) ma non ha la maggioranza popolare (è successo quattro volte nella storia americana). Inoltre le elezioni presidenziali in ogni stato si tengono con il sistema reazionario, quello maggioritario, che esclude qualsiasi tentativo di ascesa di nuovi correnti o partiti. Visto che il primo vincitore prende tutto (vale a dire tutti i voti elettorali dello stato), non vi è un incentivo a partecipare al voto in molti stati, perché destinati ad andare a questo o quel partito (la California al partito Democratico e il Texas al Partito Repubblicano, e così via). Vere competizioni elettorali si combattono in pochi Stati come Florida, Virginia, Pennsylvania, Michigan e Ohio. Questo dà a questi Stati un enorme influenza che pregiudica i diritti e le esigenze degli altri."
Asad Abukhalil, professore di scienze politiche all’Università della California.
http://www.al-akhbar.com/node/262303
Traduzione a cura di ParalleloPalestina
vedi anche:
Riconoscere uno stato sotto occupazione. Cosa significa?