La mente occidentale ha qualche difficoltà a riconoscere la verità.
Per esempio, come scrive Pappé, il termine colonizzazione, "non riusciamo facilmente ad applicarlo al presente", essendo il più delle volte associato a eventi passati. Questo è il motivo per cui usiamo spesso il termine: "colonialismo di insediamento."
Il colonialismo può essere descritto come l’applicazione di due logiche legate alla conquista: "la logica dell’eliminazione - sbarazzarsi con tutti i mezzi possibili delle popolazioni indigene, incluso il genocidio - e la logica della disumanizzazione – considerare i non europei come inferiori e quindi non meritevoli degli stessi diritti dei coloni." Il che secondo la strategia israeliana significa "occupare la maggior parte di terra palestinese con il minor numero di palestinesi possibile". Col colonialismo in Palestina "l’orribile connessione tra le logiche della disumanizzazione e dell’eliminazione, cosi evidente nella storia del colonialismo europeo, si è fatta strada per la prima volta negli stati autoritari del Medio Oriente."
Gli esempi più eclatanti citati da Pappé seguono il calendario sterminatore statunitense: "l’annientamento dei curdi da parte di Saddam Hussein, le azioni punitive compiute dal regime di Assad nel 2012, fino alle politiche genocide dello Stato Islamico". Silenzio sull'Arabia Saudita che stermina gli yemeniti.
Secondo Pappé, per invertire la rotta e "mettere un freno all’imbarbarimento delle relazioni umane le popolazioni arabe tuttavia, devono essere aiutate dal mondo esterno, tornando al loro passato, non così lontano, quando il principio fondamentale era «vivi e lascia vivere»".
Un po' orientalista come concetto vero? ma lo scrive Pappé!
Siamo riconoscenti a Pappé di mettere l'accento sul fatto che "nessuna seria discussione sulla fine delle violazioni dei diritti umani in Medio Oriente possa ignorare i cento anni di abusi in Palestina. Le due cose sono intrinsecamente connesse". Ci rammarichiamo solo che abbia dimenticato di considerare che le menti sono interconnesse al di là delle connessioni geografiche, e anche la loro etica è interconnessa. Le violazioni dei diritti umani in Palestina, se esistono per gli arabi, non possono scomparire agli occhi degli europei.
Ma qui lo storico sembra non saper volare. Non sa immaginare una Palestina diversa dall'attuale e afferma che "i coloni ebrei sono ormai parte organica e integrante della realtà palestinese. Non possono essere rimossi e non lo saranno. Dovranno inevitabilmente fare parte del futuro." Non sa immaginare un taglio ai finanziamenti per i coloni e nemmeno un cambio nella politica internazionale. Sicuramente non immagina un ordine politico-sociale differente da quello del regime sionista sulla terra palestinese.
Aspettiamo che passi questo secolo con le sue vicende e le sue rivoluzioni. Poi gli chiederemo di raccontarlo!
Pappé afferma che se "il razzismo e la xenofobia sono ora rivolti contro i musulmani e l’islam è un fatto intimamente connesso alla questione israelo-palestinese"... è proprio certo che le torri gemelle non c'entrino per niente?... "Orientalismo" di E. Said, spiega bene come funziona il meccanismo nella mente occidentale, quel meccanismo che per secoli ha generato un abisso invalicabile tra Oriente e occidente.
Siamo sorpresi che Pappé scriva che "tutti meritiamo un finale migliore per la storia dell’Olocausto". E ci chiediamo come mai, con tutte le stragi recenti e contemporanee, egli graviti ancora intorno al 1945.
Ci sorprendiamo come improvvisamente riveli una fantasia insospettata affermando di sperare in "una Germania fortemente multiculturale che indichi la strada al resto d’Europa". Il che appare pura fantascienza, in un'Europa meschinella totalmente asservita al potere atlantico.
Spera anche in "una società statunitense che affronti con coraggio i crimini razziali del suo passato", ipotesi altrettanto fantascientifica, per una nazione le cui logiche industriali militari servono la morte.
Per finire "spera in un mondo arabo che estrometta barbarie e disumanità"… come se barbarie e disumanità fossero ormai diventate intrinseche al mondo arabo e non importate proprio dalla rinomata fonte di civiltà.
- di Gabriella Grasso -
[Le frasi virgolettate sono testuali dalla recente pubblicazione di Pappé: Dieci miti su Israele]