Prima di tutto, il mio discorso sulla prigione di Gerico non significa chiudere un occhio su qualsiasi prigione o luogo in cui un palestinese stia torturando un altro palestinese. Ogni tortura e insulto alla dignità di un palestinese da parte di un altro palestinese è una gravissima aggressione che deve essere condannata con ogni forma. Il silenzio su questa questione è un grave disastro, uno squilibrio morale e una sconfitta.
Immaginati, anche solo per un momento, che alcune circostanze ti abbiano portato in questa prigione. Cosa diresti? Quante persone vorresti che solidarizzassero con te? Immagina che sia tuo figlio o tuo fratello a finire in prigione.
Il palestinese non dovrebbe cadere in questa catastrofe, perché ha assaporato il peggio dall'occupazione e i segni delle sue frustate sono ancora sulle sue spalle e i loro effetti non sono scomparsi. Non abbiamo dimenticato le pratiche aggressive dell'occupazione israeliana, non abbiamo dimenticato le celle e le cantine di interrogatorio in cui abbiamo provato ogni tipo di tortura e tormento (che esistono tuttora), non abbiamo dimenticato l'essere legati e appesi per aria e il pestaggio sulle parti più sensibili del corpo e il dolore. Non abbiamo dimenticato le brutali aggressioni contro le nostre abitazioni e le nostre case e la distruzione di tutto quello che c'era dentro e il rapimento violento e crudele dei figli delle famiglie che abitavano nelle case. Non abbiamo dimenticato l'orribile abuso e la brutale repressione dei nostri prigionieri nelle carceri dell'occupazione israeliana (ancora persistenti).
Perché la tirannia è stata trasmessa dal carnefice israeliano alla vittima palestinese, che a sua volta assume la personalità del tiranno e si trasforma da vittima in carnefice? Anche se credo che entrambi (il carnefice palestinese e la vittima palestinese del carnefice palestinese) siano vittime di questa odiosa occupazione israeliana, che ha giocato la sua partita principale facendo deviare i palestinesi dal loro obbiettivo di lotta e facendoli consumare in una lotta, uno contro l'altro, in una situazione interna che nessuno ci invidia.
La prigione di Gerico Gerico dell'Autorità Palestinese ne è un esempio vivente, e ce lo hanno raccontato coloro che lì hanno vissuto le loro tragedie.
La sola presenza in quella prigione è un tormento per le condizioni climatiche estive e la temperatura folle, oltre a tortura, percosse, essere appeso nel cortile, legato, la reclusione in celle anguste, non adatte alla presenza di esseri umani in esse.
Molti testimoni sono passati per questa prigione. Il primo tormento consiste nell'essere legato e appeso per aria per una settimana... e percosse senza alcuna domanda o indagine. È un'introduzione al romanzo "I miserabili", poi si entra nei dettagli.
Non intendo con questo articolo versare benzina sul fuoco, ma piuttosto umilmente tentare di affrontare la questione.
In primo luogo, è necessario chiarire la gravità di questa situazione catastrofica. La flagrante violazione della dignità dell'essere umano palestinese, ma anche il disastro che la tortura lascia nel carattere di chi esegue la tortura. Ricordo la decisione delle autorità di occupazione di vietare la tortura fisica nelle carceri dell'occupazione israeliana nel 1999 (fatta eccezione per i casi cosiddetti "bomba a orologeria"). La motivazione di quella decisione fu causata dagli effetti psicologici che la tortura lascia sulla personalità dell'interrogante, il che influisce negativamente sul modo di trattare la propria moglie ed i propri bambini. E perché le tracce delle torture che pratica lasciano impronte profonde nella sua psiche.
Come motivo di preoccupazione per il palestinese, sia esso l'oppressore o l'oppresso, e per salvare ciò che può essere salvato, dobbiamo sottolineare che questa tortura produce disastri psicologici e sociali che non hanno limiti nella vita del torturatore palestinese.
Potrebbe non sentire subito il dolore della coscienza sotto l'impatto della giustificazione e del lavaggio del cervello a cui è sottoposto. Potrebbe pensare che questa pratica incivile è la realizzazione di un interesse nazionale che egli non comprende e che il suo superiore e chi gli ha ordinato di torturare comprende al suo posto. Ma quel che gli resta di coscienza gli causerà un grande tormento e gli impedirà di dormire in pace. E che dire della sua famiglia e dei suoi parenti che sono consapevoli della natura del suo lavoro, come lo vedranno?
Ricordo che un giorno un giudice pronunciò una sentenza per motivi politici lontani dalle considerazioni legali e giudiziarie. Poi volle eseguire l'Hajj, così ha chiesto perdono a coloro che aveva offeso, e questi gli dissero: Non ti perdoneremo e non perdoneremo chi ti perdona. Colui che pratica l'ingiustizia e abominevoli torture come appendere le persone, legarle, percuoterle, imprecando e maledicendo non sarà mai perdonato in vita e sentirà nel sonno le loro grida di dolore, le loro suppliche, le loro maledizioni e quelle dei loro familiari. Subiranno psicologicamente gli effetti delle loro azioni soprattutto perché conoscono le conseguenze dell'ingiustizia e tuttavia la praticano. Ricordo che mi sono rivolto come intermediario per chiedere il rilascio dei prigionieri politici dalle prigioni palestinesi in occasione di el-Eid (la festa). Il responsabile palestinese, ex prigioniero, ci ha parlato della violenza dell'ingiustizia durante i giorni in cui era stato detenuto nelle carceri dell'occupazione israeliana, e come la sofferenza aumentava nelle giornata della festa. Ciò mi ha fatto rallegrare e fatto sperare. Sfortunatamente, un Eid, due e tre sono già passati ma i prigionieri non sono stati rilasciati.
Ricordo che un giorno ho accompagnato da un ministro un giovane che si lamentava della pratica della tortura durante la quale si legano le persone e si appendono per aria. Il giovane mi disse: "possiamo essere d'accordo sull'arresto, ma senza legare e appendere le persone". In quel momento, il ministro disse: "Quando finirà la divisione palestinese, finirà tutto questo dolore". La divisione non è ancora finita e non è finita la pratica di appendere per aria le persone legate.
Sappiamo anche che la stragrande maggioranza di coloro che sono torturati sono ex prigionieri liberati che hanno trascorso un'eternità nelle carceri dell'occupazione israeliana. Non basta quanto avevano già subito? Devono subire gli stessi dolori nelle carceri palestinesi?
La questione è molto pericolosa sia per l'oppressore torturatore che per l'oppresso torturato, pertanto è necessario che tutti coloro che sono coinvolti negli affari pubblici palestinesi elaborino un documento nazionale che metta fine a questa tragica catastrofe dagli effetti devastanti per il tessuto sociale palestinese e dalle terribili conseguenze. Dopo di che bisogna fare in modo che questo documento sia firmato da tutti coloro che si occupano della questione palestinese e del suo complesso, affinché questo movimento formi un incubatore popolare che faccia pressione e colpisca tutti coloro che praticano ingiustizie o torture nelle carceri palestinesi."
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[traduzione Fares-Grasso]