La presunzione e il tiglio
Parabola di geopolitica contemporanea
Parabola di geopolitica contemporanea
Compiuto il quinto lustro del 21° secolo, un umano occidentale, riflettendo attonito sullo status di molti popoli e del pianeta, decide di interrogare gli animali: "Lupo, dimmi, nella vostra società sembrate più liberi di noi umani. Noi siamo sempre controllati in nome della sicurezza, e non mi è chiaro sicurezza di chi."
Il lupo lo guarda ironico e dice: "Per i lupi libertà vuol dire considerarsi gli uni con gli altri, vuol dire che si sceglie con chi stare e se si vuole si cambia."
Umano: "Invece per noi in certi posti la gente non è libera di scrivere o di stare insieme. In certi posti chi giudica esegue gli ordini di qualcun altro."
Lupo: "Noi siamo liberi. Nel gruppo c'è un patto di fiducia che si basa sull'aiuto che ognuno di noi può avere dall'altro, la nostra società non si basa sulla sottomissione."
Umano: "A noi invece basta avere un telefono per perdere la libertà, perché attraverso il cellulare ci studiano e pilotano la nostra mente. Nel periodo del COVID ci hanno trattati come schiavi, chiusi, controllati, mi sembrava di vivere in uno zoo."
Lupo: "Noi siamo liberi anche come gruppi. Possiamo disperderci, fondarne di nuovi e rispettare l’autonomia degli altri senza il bisogno di un capo che ci detti delle regole."
Umano: "E le guerre!... Le guerre!... Abbiamo ricominciato una guerra in Europa... Per non parlare del genocidio in Palestina!"
È qui che il Bonobo si infila nel discorso: "posso aggiungere qualcosa?"
"Certo, ma da una scimmia parente stretta degli umani non mi aspetto granché," risponde sardonico il lupo.
"Si vede che non ci conosci, fa il Bonobo. La nostra società è molto simile alla vostra. Ha una struttura orizzontale. Non c’è un maschio alfa che domina e ci teniamo assieme attraverso alleanze femminili. Abbiamo relazioni pacifiche e i gruppi si possono fondere fra loro. Se incrociamo un gruppo straniero, interagiamo, ci accoppiamo e ci mescoliamo, cancelliamo la differenza “noi/loro”: insomma per noi i confini non diventano mai barriere insormontabili."
Umano: "Che invidia mi fate! La guerra mi fa passare la voglia di vivere! Siamo arrivati al punto di usare la fame come arma. Consideriamo alcuni gruppi umani di valore inferiore in base alla nazionalità o all'etnia o alla religione... E le vittime delle guerre? Civili! Non esiste più fra noi il concetto dell'uguaglianza. Se vogliamo migrare ci fanno annegare. Una vita vale di più a seconda del lato del confine in cui ci si trova. I Rom in Europa, i musulmani in india, l'islam e gli immigrati in Occidente ... Le donne quasi dappertutto... Esistono cittadini di "serie A" e di "serie B". I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, se vuoi studiare, se vuoi guarire, lo stesso."
Un esserino irrompe nel discorso con un'energia inversamente proporzionale alle sue dimensioni. È il suricato:
"Ma cambiate sistema! - esclama - Fate come noi. Nei nostri gruppi tutti abbiamo accesso al cibo, indipendentemente dal rango, perché ci rendiamo conto che la sopravvivenza del gruppo dipende dalla forza di ogni individuo. Ci alterniamo nei compiti ingrati... E pratichiamo un vero e proprio insegnamento ai giovani su come cacciare perché l'ignoranza di uno è un pericolo per tutti. La ricchezza (il territorio, le tane) è continuamente ridistribuita, così che un singolo gruppo non accumula potere in modo permanente sugli altri."
"Non ce la faremo a recuperare!" - Si lascia scappare ad alta voce l'umano, sconsolato.
È l'elefante allora a suggerirgli la soluzione: "Forse quello che avete perso – dice l'elefante - è il senso della fratellanza, l’idea di un legame profondo che supera le differenze e gli interessi particolari."
Umano: "Già... e la lista è lunga dopo l’11 settembre 2001."
Elefante: "Guarda i legami fra noi elefanti! Non si dissolvono con il tempo o lo spazio, nemmeno con la morte."
L'Umano continua come fosse un automa: "Gli Stati Uniti, Guantánamo, la tortura sistematica, i genocidi, la pulizia etnica: Darfur, Myanmar, le donne in Afghanistan..."
Elefante: "Nella nostra società abbiamo una matriarca. Non è una despota né una distributrice equa di risorse. Lei ha la memoria dei percorsi, delle fonti d'acqua, dei pericoli. Gli elefanti del gruppo allevano i cuccioli tutti assieme."
L'Umano – robot continua ad enunciare: "I respingimenti nel Mediterraneo, la schiavitù in Libia..."
Elefante: "Noi elefanti ci riconosciamo dopo decenni di separazione e siamo felici quando ci ritroviamo. La nostra è fratellanza pura a prescindere dalla possibilità si essere utili gli uni agli altri … il lutto ne è la prova più profonda: soffriamo per il compagno anche quando non ci può più offrire nulla in cambio."
Umano: "Durante il covid i più vulnerabili sono stati abbandonati... Abbiamo costruito consapevolmente sistemi di esclusione, di violenza, di indifferenza..."
Elefante: "La nostra società è costruita a cerchi concentrici. Come un sasso nell'acqua estendiamo progressivamente l'inclusione. La fratellanza, per noi è un principio."
L'Umano vomita le sue ultime parole: "Il nostro ceto dirigente occidentale è pedofilo, cannibale..."
Elefante: "Ci capita di liberare antilopi impigliate, di proteggere animali feriti da predatori... e non c'è nessuna spiegazione a ciò; rispondiamo al bisogno di un altro essere vivente, indipendentemente dalla sua appartenenza..."
Il tiglio è lì, sopra le loro teste. Ascolta immobile. Fa cadere silenziosamente qualche foglia... poi anche qualche parola:
"Ho visto formiche legionarie distruggere intere società di loro simili: attaccano, rubano larve e pupe, e le allevano come "schiave" che lavoreranno per la loro colonia. Hanno una struttura permanente di "esercito" che non costruisce nidi fissi ma si sposta distruggendo sistematicamente altre società di formiche sul percorso. Vivono in uno stato di guerra perpetuo.
Che differenza trovate dagli umani?
A volte vincono, a volte perdono. Ho visto guerre feroci fra le mie radici. Entrambe le parti agiscono come "società" in senso pieno. Non è un gruppo distruttivo che attacca individui isolati, ma una civiltà (con organizzazione militare, logistica, specializzazione) che ne attacca un'altra. Le formiche aggredite non hanno comportamenti individuali di fuga, ma contromisure strategiche su scala sociale: modifiche architettoniche pianificate, uso coordinato di armi chimiche, tattiche di guerriglia, persino diplomazia interspecifica. Voi umani le chiamereste "guerra" e "difesa nazionale". La specificità di certi umani sul pianeta è la presunzione. Io so chi aggiusterà i guai POI. Noi vegetali da centinaia di milioni di anni, pratichiamo la cooperazione. In un bosco, ci scambiamo risorse attraverso le radici. Nei momenti di difficoltà, chi ha di più dà a chi ha di meno. Quella che per gli umani è un'utopia irraggiungibile – "a ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue possibilità" – per noi è realtà, è sopravvivenza. Abbiamo ossigenato la terra 4 miliardi di anni fa. Abbiamo rivoluzionato i continenti 400 mln di anni fa. Abbiamo salvato la vita sulla terra almeno due volte, dopo la più grande estinzione di massa della storia e dopo la caduta dell'asteroide.
Non avete capito che c'è un solo signore sul pianeta e si chiama TEMPO?
Una volta di più ci toccherà salvarvi la vita... qualsiasi cosa accadrà."
Gabriella Grasso - marzo 2026