L'incontro di ieri al teatro alle Colonne a Milano ha svelato un particolare sulla Nato sconosciuto. Pensare alla Nato come un'alleanza è completamente sbagliato. I paesi NATO furono scelti alla fine della seconda guerra mondiale dagli Stati Uniti tra i vincitori, definiti alleati durante il conflitto. Niente a che fare quindi con un'alleanza in ambito Nato. Non esiste un'alleanza ma semplicemente una struttura militare agli ordini degli Stati Uniti. Strana la posizione del generale Mini sulle forze che stanno giocando ora con le nostre vite. Si chiede all'Europa di diventare produttrice di armi, consumatrice di armi, e secondo il generale Mini questo è frutto di un'evoluzione durata millenni. Un'osservazione da parte del pubblico citava la dichiarazione di Eisenhower, che mise in guardia contro il "complesso militare-industriale" nel suo discorso di addio alla nazione, pronunciato il 17 gennaio 1961, tre giorni prima della fine del suo secondo mandato presidenziale e dell'insediamento di John F. Kennedy. Questo discorso, trasmesso in televisione, rappresentò un momento cruciale in cui Eisenhower, ex generale e protagonista della Seconda Guerra Mondiale, volle condividere riflessioni profonde sui rischi per la democrazia derivanti dall'intreccio tra industria bellica, forze armate e governo.
La citazione è stata ripresa ma respinta dal Generale Mini.
La domanda dal pubblico su come l'Italia sia cambiata dopo la ratifica nel 2005 del Memorandum di intesa per la cooperazione militare tra Italia e lo stato terrorista, firmata dal governo Berlusconi a Parigi, è stata bloccata e messa a tacere sia da Mini, che da Jean Toschi, che da Franco Dinelli conduttore della serata.
Non si è parlato dello sviluppo tecnologico militare.
Nè si è parlato dell'offensiva che i militari portano quotidianamente nelle nostre scuole, non a caso, ma per i venti di guerra che soffiano sempre più forte.
Il fatto che le Nazioni Unite siano una caricatura della difesa del diritto universale per la maggior parte delle persone è acquisizione recente e merito dei palestinesi. Molto diverso è per chi le vicende palestinesi le segue da tempo. La negazione dei diritti dei palestinesi è il peccato originale col quale le Nazioni Unite sono nate. Chi segue la storia palestinese non scopre certo adesso che l'Onu è il palcoscenico per lo spettacolo messo in scena dai potenti. L'introduzione alla serata dell'esperto americano James Paul, figura importante nella comunità delle ONG delle Nazioni Unite, è stata estremamente puntuale. Ha gettato nello sconforto gli ascoltatori sul palco e in platea. Chi ha letto Alan Hart ha trovato in lui un'interessante conferma.
La serata ha mostrato come siamo impreparati di fronte alla forte recrudescenza del potere militare e reticenti a individuarne i principali responsabili. ______________________________
il contesto del Memorandum fra l'Italia e lo Stato Terrorista del 2005 è fondamentale per comprendere l'evoluzione della collaborazione militare tra i due paesi:
fu un punto di svolta.
Firmato a Parigi il 21 febbraio 2005 dal ministro della Difesa italiano Antonio Martino (governo Berlusconi II) e dall'omologo israeliano Shaul Mofaz, ex capo di stato maggiore dell'esercito israeliano. Ratificato dal Parlamento italiano nello stesso anno, l'accordo istituzionalizzò una partnership strategica con quattro pilastri:
Esercitazioni congiunte: addestramento di forze speciali e scambio di tattiche militari, incluso l'uso di droni e tecniche di controguerriglia.
Collaborazione tecnologica: sviluppo congiunto di sistemi d'arma, in particolare nei settori missilistico (es. interceptor Iron Dome) e cibernetica.
Condivisione di intelligence: scambio di dati su "minacce asimmetriche" (termine che includeva gruppi palestinesi e attivisti no-global).
Vendita di armi: semplificazione delle procedure per l'export di materiale bellico italiano allo stato terrorista e viceversa, bypassando burocrazie UE.
Il Contesto geopolitico del 2005 era caratterizzato dalla Guerra al Terrore: L'Italia, coinvolta in Iraq e Afghanistan, vedeva Tel Aviv come un alleato chiave nella lotta al "terrorismo islamico". Nonostante la Seconda Intifada (2000-2005), Berlusconi rafforzò i legami con Ariel Sharon, definendolo "uomo di pace". Finmeccanica (oggi Leonardo) e Fincantieri puntavano a penetrare il mercato israeliano, allora dominato da USA e Francia.
Tra il 2005 e il 2010 l'Italia autorizzò l'export di sistemi navali (OTO Melara) e tecnologie satellitari usate dallo stato terrorista durante l'assedio di Gaza (2008-2009). Forze speciali italiane (GIS) adottarono metodi israeliani di "interrogatorio rafforzato" (criticati come tortura). E lo stato terrorista ottenne accesso al poligono sardo di Capo Frasca per testare droni Hermes 450, poi usati in Libano e Cisgiordania.
Dopo il 2010 il Memorandum funse da base per successivi accordi:
nel 2012 (governo Monti): Accordo quadro su cyberwarfare e uso congiunto di satelliti militari COSMO-SkyMed.
nel 2016 (governo Renzi): Partenariato Leonardo-Elbit Systems per droni MALE (piattaforma usata in Yemen).
nel 2021 (governo Draghi): Collaborazione su Iron Beam (laser antimissile) e sistemi di sorveglianza per i porti italiani.
Molte tecnologie sviluppate con lo stato terrorista (es. droni, sistemi di confine) sono state testate su civili palestinesi, sollevando accuse di complicità italiana (Art. 1 Legge 185/1990 vieta export a paesi in conflitto). Il testo integrale del Memorandum è ancora classificato, mentre i dettagli emergono solo grazie a inchieste giornalistiche (es. Rai News 24, 2021). E nell'UE giochiamo un doppio ruolo: promuoviamo partnership con lo stato terrorista pur finanziando (via UE) progetti per i diritti umani in Palestina.
Per concludere, il Memorandum del 2005 è il DNA della collaborazione attuale: un patto non solo militare, ma di integrazione tra apparati industriali, intelligence e dottrine di sicurezza. La continuità tra governi di centrodestra e centrosinistra (da Berlusconi a Meloni) dimostra che si tratta di una scelta strategica trasversale, legata agli interessi della NATO e del capitalismo bellico transnazionale.
E la storia non finisce qui. Dalle immagini che arrivano da Gaza ci accorgiamo che il sadismo non è solo una strategia bellica ma una perversione morale che travalica i confini dell’apparato militare.
Fonti: Archivi de Il Manifesto (2005), rapporti OPAL (Osservatorio sul commercio di armi), documenti declassificati WikiLeaks (cable 05ROME203).
[Gabriella Grasso]