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Quanti rivoluzionari, dopo avere illuso intere generazioni, sono poi passati dalla parte del nemico? Se il sistema riesce a neutralizzare anche le forme più radicali di opposizione, non sembra esserci alcuna speranza di rivoluzione. Figure come quella di Angela Davis tuttavia ci rincuorano, ci dimostrano che è possibile sopravvivere senza essere cooptati dall’apparato borghese, senza perdere la voglia di lottare, che forse la lotta è il segreto per sopravvivere. Proprio la Davis riafferma il valore della collettività contro l’individualismo borghese, il quale si traduce in termini politici nella frammentazione delle lotte e delle istanze. I subalterni rischiano di isolarsi tra loro; la soggettività su cui costruiscono le loro pratiche rischia di ridursi in solipsismo, se non è supportata da una visione globale. Da qui si arriva all’”intersezionalità” e alla Palestina:
«Soffermarsi sulle correlazioni tra le lotte contro il razzismo negli Stati Uniti e la lotta contro la repressione israeliana dei palestinesi, in questo senso, significa adottare un approccio femminista».
Così in “La libertà è una lotta costante - Ferguson, la Palestina e le basi per un movimento” si serve della sua militanza e della sua coscienza teorica per dimostrare come in realtà ogni causa risulti intrecciata all’altra:
«La militarizzazione della polizia ci riporta a Israele e alla militarizzazione della polizia che c’è lì – se solo avessero mostrato le immagini della polizia e non quelle dei manifestanti, si sarebbe potuto facilmente scambiare Ferguson per Gaza».
Attraverso il dialogo tra la lotta nera negli Stati Uniti e la lotta palestinese risulta evidente come anche contesti geograficamente lontani siano traducibili in un linguaggio “internazionalista” che si basi sulla radice comune di tutte le esperienze rivoluzionarie, sull’unità reale, non astratta, delle lotte. Il messaggio di Angela Davis è chiaro: bisogna schierarsi a fianco della Palestina perché la lotta del popolo palestinese è la lotta di tutte e tutti, come fu quella del Sud Africa; perché il sionismo è un nemico talmente ramificato che, soprattutto attraverso il suo strapotere tecnico e securitario, istruisce gli apparati repressivi di tutto il mondo.
Dalla pagina facebook dei Giovani Palestinesi d'Italia
Grazie a @sultano_al_pasino per l'articolo e a @drew_ric per la grafica