Con ogni inverno, la pioggia si trasforma da benedizione in incubo. Muri indeboliti dai bombardamenti ondeggiano contro il vento e soffitti sospesi attendono il momento del crollo. Vivere sotto le macerie a Gaza non è solo dolore; è una lotta quotidiana con la morte che incombe. [VIDEO - https://t.me/Eyeonpalestine2/27757]
...
Avverto nell’aria un odore acre, di carne bruciata; nel cielo di un grigio impietoso fumano ancora i camini ed intravedo uscire dai cancelli finalmente spalancati, cinti da filo spinato, esseri umani nei loro pigiami a righe con appuntata una stella gialla, scheletrici, privi della capacità di reazione nell’assaporare l’aria di libertà grazie all’intervento di altri uomini con la stella rossa sul capo.
Sono uno sparuto gruppo di sopravvissuti, i loro affetti sono stati cancellati dal delirio
suprematista, troppo hanno sofferto, nei loro occhi l’orrore patito rimarrà indelebile, non cercano vendetta ma giustizia.
Spingo lo sguardo oltre e non così distante avverto nelle narici il medesimo, terribile, sentore di brace dove la cenere rappresenta quel che resta di persone rifugiate, sfollate, trucidate. A questa sgradevole sensazione olfattiva si mischia il penetrante miscuglio di plastica bruciata, ciò che una volta erano tende, approssimativo luogo dove illudersi di aver trovato riparo: droni e sadismo hanno dissolto il sogno.
Ossa umane da cimiteri sadicamente scoperchiati riaffiorano, cumuli ammonticchiati nei pressi di provocatori centri di distribuzione di cibo, in realtà trappole per il tiro a bersaglio da parte di manichini etero diretti da patologica ideologia suprematista.
Il ghetto di Varsavia, la dignità calpestata fattasi ribellione, analogamente Tulkarem.
Lo scempio dell’umanità ha trovato a Norimberga il suo esito giudiziario, certamente non risolutivo né tale avrebbe potuto essere, perlomeno acclarando il rispetto del diritto universale al quale tutti, indistintamente, hanno l’obbligo di uniformarsi allora e per sempre.
L’Aja non gode di uguale autorevolezza se le determinazioni della Corte Internazionale di Giustizia e della Corte Penale Internazionale non soltanto vengono ignorate ma, addirittura, i loro componenti vengono sanzionati per aver ottemperato al proprio mandato su imput proprio dei responsabili dei crimini più orrendi loro imputati: di guerra e contro l’umanità.
Il diritto viene quindi vilipeso facendo scempio delle regole che hanno, fin qui, uniformato l’agire delle Istituzioni che almeno in linea di principio, sovente incoerentemente, sono intervenute a porre rimedio alle patenti violazioni di legge. Si è, progressivamente, affermata la legge del più forte, nessun liberatore, tantomeno con la stella rossa, si è più presentato ai cancelli dell’obbrobrio repressivo, gli oppressori vantano la stella di David sulle proprie giubbe inzuppate di sangue.
Figure alle quali il rispetto è dovuto, senza se e senza ma fosse solo per aver sofferto in prima persona la crudeltà inumana del razzismo, in virtù della propria saggezza impartiscono lezioni di vita, dettami validi ed inoppugnabili ma gravemente parziali.
Forse perché affetti familiari di origine missina le impediscono una completa analisi di quel che fu e di quel che è, ignorare che gli aguzzini di allora trovano sfogo nei presunti amici di oggi, dei quali ama circondarsi, rappresenta una grave omissione e necessiterebbe una più attenta riflessione; soltanto a titolo di esempio basti menzionare la figura di Vladimir Jabotinsky, il suo sionismo revisionista, la formazione di un braccio armato (Irgun) i suoi legami con la banda criminale Brit Ha Bironin – partito ebraico fascista.
Lealtà impone di saper individuare un pensiero suprematista le cui origini risalgono a più di un secolo fa, fatto proprio, con lodevoli, sparute eccezioni, dalla pressocché totalità di coevi e discendenti delle vittime di allora, ammettendo di riconoscere il medesimo inumano filo conduttore, il comune denominatore, la pervicacia razzista della quale l’entità sionista rappresenta l’essenza.
Manifestare indifferenza tramite un patetico silenzio per poi puntualizzare dall’alto dello scranno che “Gaza non deve essere contrapposta al giorno della memoria” equivale a ribadire che il genocidio, per antonomasia, è uno ed uno soltanto, che gli ebrei sono le uniche vittime (omettendo persone di origine rom-disabili-omossessuali- oppositori) che la necessità di una legge esclusivamente volta a reprimere il sentimento anti semita e non ogni forma di razzismo è di necessità impellente. Tale filone di pensiero, ipocrita e vile, ribadisce l’assoluta distinzione delle persone di fede ebraica dal resto dell’umanità, la loro presunta superiorità.
Soltanto una crassa ignoranza (tanto auspicata dalla malafede altrui) potrebbe osare contrapporre la Shoah, dato il contesto storico, le modalità ed il numero di vittime, al genocidio in essere a Gaza, non è questo il punto: piaccia o non piaccia rappresentano entrambi l’olocausto di un popolo per mano di uguale volontà omicida, la soppressione di esseri umani, da una parte per delirio razzista, dall’altra anche per spasmodica ebbrezza colonialista.
Se fosse sincera l’aspirazione volta ad impedire rigurgiti di antica data occorrerebbe dapprima “grattare sotto la scorza” così da rimanere basiti, voi che vi definite vittime di antisemitismo, appurando come dietro la fiamma che fu (e che permane) albergano gli stessi sentimenti effettivamente anti semiti, come islamofobici, mentre i vostri presunti nemici nient’altro pretendono che giustizia.
I c.d. pro-pal si battono perché cessi l’Occupazione, i palestinesi abbiano diritto alla propria autodeterminazione, i responsabili dei crimini orrendi commessi dall’Entità sionista paghino per le proprie colpe.
E’ questo che temete, fuggite dalla realtà, vi ammantate di una patina di credibilità dissoltasi al cospetto della verità, vi nascondete all’ombra del più forte, siete sconfitti dalla storia.
La vostra memoria è falsa ed insultante al cospetto delle vittime, quelle per mano nazista e quelle par mano sionista ma imprimetevelo bene in mente: chi anela la libertà non dimentica e non tradisce i propri principi.
Milano 28 gennaio 2026 - Enzo Barone