"Trovare l'Oca della Normandia in Italia sembrava un'impresa impossibile: per oltre due anni abbiamo cercato invano, finché nel novembre del 2011 siamo riusciti a contattare il Sig. Pierre-Alain Falquet dell'associazione svizzera di Ginevra. L'invito era per la fiera avicola di Carouge dal 3 al 5 febbraio 2012.
Nonostante una storica ondata di gelo che portò le temperature a -16°C in tutta Europa, ci siamo messi in viaggio con tanto coraggio. Da Ginevra siamo tornati con la nostra prima, mitica coppia, battezzata ironicamente 'Carlà e Nicolas' (come il Presidente francese e la consorte italiana Carla Bruni). Carlà, che vedi in questa foto con la sua prima covata, è ancora il cuore pulsante del nostro allevamento, iniziato proprio tra i ghiacci di quel memorabile viaggio."
Abbiamo raccolto per voi una serie di guide e articoli per approfondire ogni aspetto dell'Oca della Normandia.
Se l’Oca della Normandia è una razza rara, esiste una sua variante ancora più introvabile e affascinante: l'Oca con il ciuffo. In Francia, la sua patria d'origine, viene chiamata "Bavent", dal nome della cittadina della Bassa Normandia dove è iniziata la selezione. In Italia questa variante era praticamente inesistente, ed è qui che è iniziata la nostra avventura.
Per anni ho cercato contatti e scritto email agli allevatori d'oltralpe, ma nessuno voleva spedire animali così preziosi. Poi, la svolta: entro in contatto con il signor Hervé de Mézerac del magnifico Château de Canon (famoso anche per i suoi sidri, il Calvados e le splendide case sugli alberi). Dopo qualche esitazione iniziale ("Volano troppo, non riesco a prenderle!"), Hervé mi chiama e mi dice: "Se vuoi, adesso ci sono. Vieni a prenderle".
Non parlo francese e la strada era tanta, così ho organizzato un vero e proprio "raid" automobilistico di tre giorni insieme a mia moglie e mia figlia, che con la lingua se la cava benissimo.
Prima di ritirare le oche, abbiamo voluto fare una tappa toccante a Omaha Beach, nei luoghi dello sbarco, per rendere omaggio a quei giovani americani che hanno dato la vita per la nostra libertà. Un momento profondo che ha arricchito il significato del nostro viaggio.
Subito dopo siamo passati da Hervé in quel paradiso terrestre dove le oche vivono libere lungo un ruscello naturale. Caricate le nostre "Bavent" in macchina, dopo quasi 24 ore filate di viaggio di ritorno, siamo finalmente arrivati a casa. Oggi questi splendidi esemplari col ciuffo girano fieri e felici insieme agli altri nel nostro spazio di 5000 mq, portando in Umbria un pezzetto di storia e di rara bellezza biologica.
Questo spazio web non nasce da logiche commerciali, ma dal profondo desiderio di condividere un percorso fatto di studio, pazienza e immenso rispetto per la natura. Dal 2012, il focus della nostra attività è la selezione e la salvaguardia dell'Oca della Normandia, una razza straordinaria che merita di essere conosciuta e allevata secondo criteri di assoluta purezza.
Allevare per passione, per noi, significa mettere al primo posto il benessere animale. Nel nostro spazio a Spello, i nostri animali sono completamente liberi di correre, pascolare e razzolare su ben 5.000 metri quadrati di terreno verde.
Rifiutiamo le scorciatoie: rispettiamo i ritmi naturali della cova, garantiamo una crescita sana all'aria aperta e ci impegniamo ogni giorno per assicurare i massimi standard di sicurezza e protezione dai predatori. Ogni esemplare che vive nei nostri spazi è il frutto di una selezione attenta, mirata a mantenere intatte le caratteristiche morfologiche e la meravigliosa rusticità di questa razza storica e della sua variante col ciuffo (Bavent).
Cosa succede quando l'imprinting trasforma un pulcino nell'ombra del suo allevatore. Una storia di totale attaccamento, non senza qualche comica difficoltà.
Nascerne per ultimi, nel mondo degli animali, non è mai facile. Qualche anno fa, nel nostro allevamento, l'ultimo uovo a schiudersi ha dato alla luce un pulcino speciale. Per motivi che solo la natura conosce, la covata e gli altri piccoli decisero di discriminarlo e metterlo da parte.
Non potevo lasciarlo al suo destino, così lo presi con me per accudirlo e proteggerlo. Nel farlo, però, accadde l'inevitabile: senza volerlo, gli feci l'imprinting. Da quel momento, per quel piccolo eravamo madre e figlio.
Lo chiamai Ultimo.
Crescendo, il suo attaccamento nei miei confronti è diventato totale. Ultimo non si sentiva un'oca, si sentiva uno di famiglia. Quando ho provato a inserirlo nuovamente nel branco con gli altri, l'impresa si è rivelata tutt'altro che facile: gli altri lo rifiutavano e lui, dal canto suo, era decisamente "troppo addomesticato" (per non dire un po' tonto!) per capire le dinamiche del cortile. Lui voleva stare solo con me, seguendomi ovunque come un'ombra fedele.