21 marzo: primo giorno di primavera e giornata della memoria delle vittime innocenti delle mafie.
21 marzo. Il primo giorno di primavera simboleggia la rinascita e rappresenta un altro grande importante evento a livello nazionale: la “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie", per conoscere le storie di tutte le vittime innocenti e su movimenti di contrasto alle mafie.
Da dove nasce, però, questa giornata di memoria? Dobbiamo fare un salto temporale e tornare al primo anniversario della strage di Capaci, nel 1993. Alla commemorazione sono presenti le massime autorità; però c’è un’altra figura che si rivelerà molto importante per la giornata del 21 marzo: don Luigi Ciotti. Proprio al prete veneto, durante la celebrazione, si avvicina una donna vestita di nero, in lacrime e disperata, di nome Carmela. Prendendo le mani del sacerdote singhiozza: “Sono la mamma di Antonino Montinaro, il caposcorta di Giovanni Falcone. Perché il nome di mio figlio non lo dicono mai? È morto come gli altri”. Infatti, nel primo anniversario lui e i suoi compagni di scorta erano stati definiti come “i ragazzi della scorta”, togliendo loro il diritto di essere ricordati con il proprio nome. Comprendendo tutta la sofferenza della donna, Libera crea della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, voluta soprattutto da Luigi Ciotti.
Ogni anno, quindi, in città sempre diverse, avviene la lettura del lunghissimo elenco delle vittime innocenti delle mafie, simile ad un rosario civile necessario al ricordo di queste persone morte ingiustamente. Le città scelte ogni anno hanno un valore importante perché sono una forma di testimonianza dell’esserci ma anche una denuncia.
Quest’anno la città prescelta è stata Napoli, capace di rispondere all’emergenza criminale con iniziative sociali di qualsiasi tipo. Oltre a Napoli, definita come “piazza centrale”, in moltissime altre città d’Italia, Europa ed addirittura America Latina verrà recitato l’elenco delle vittime e anche noi studenti dell’ITIS (in particolare le classi del biennio) abbiamo partecipato in modalità online all’evento lo scorso 21 marzo. Inoltre,le classi del biennio, durante le ore didattiche di diritto, hanno intrapreso un percorso di profonda conoscenza del fenomeno mafioso e del movimento antimafia e hanno prodotto degli elaborati su alcune delle vittime. Oltre a ciò, i ragazzi hanno scritto tutti i nomi delle vittime su alcuni bigliettini, i quali sono stati appesi ad un albero spoglio, le quali foglie sono rappresentate proprio dai loro nomi, come memoriale all’interno della scuola a simboleggiare la rinascita e il nostro impegno, a cui verrà aggiunto un pezzo dell’Albero di Falcone, che verrà donato alla scuola grazie al progetto “Un albero per il futuro”. Il nostro albero sarà solo una piccola parte del cosiddetto “Grande bosco diffuso”, una rete di alberi donati agli istituti di tutt’Italia che serve alla riduzione e allo stoccaggio della CO2; inoltre, aiuterà a sensibilizzare i ragazzi sull’importanza della salvaguardia dell’ambiente e sull’impegno sociale.
Personalmente penso che questo lavoro svolto nelle ore di diritto sia stato d’aiuto sia per me, sia per tutti i miei compagni e coetanei, perché ci ha fatto ragionare su come potremmo sconfiggere ogni giorno le mafie. Le storie che mi sono state spiegate o le storie di cui ho trattato in particolare mi hanno affascinato per il coraggio con cui queste vittime si sono opposte alle mafie (ad esempio il generale Carlo Alberto dalla Chiesa o Pio La Torre) e mi hanno anche sorpreso e dispiaciuto per la casualità della morte (ad esempio Barbara Rizzo e i suoi figli). Non avrei mai pensato che le mafie fossero nate da quasi 200 anni, però l’ascolto delle lezioni mi è servito ad aprire la mente e ad evitare piccoli gesti che sono alla base delle mafie, come pretendere lo scontrino dopo un acquisto. Sappiamo che le mafie sono presenti in ogni regione d’Italia e il Piemonte non ne è escluso: le associazioni criminali si presentano in forme diverse rispetto al Sud, ma sono egualmente pericolose. Spero che un giorno riusciremo a sconfiggere questo fenomeno inaccettabile che sta distruggendo il nostro Paese; infatti spero anche che la nostra scuola continui ad aderire a questi bellissimi progetti che stanno coinvolgendo noi studenti e che un giorno potremo visitare uno dei beni confiscati alle organizzazioni criminali, perché penso che sarebbe un’esperienza molto bella e toccante.
Elia Miglietti