Mario Bagnara a Courmayeur foto © P.Bagnara
Mario Bagnara a Courmayeur foto © P.Bagnara
Mario Bagnara (Genova, 13 febbraio 1935 – Genova, 2 settembre 2025) è stato un drammaturgo, scrittore e autore radiofonico italiano. Figura centrale del teatro italiano del secondo Novecento e dei primi decenni del XXI secolo, ha sviluppato un percorso artistico coerente e articolato, attraversando diverse fasi creative: dal teatro dell’ironia alla collaborazione con il Teatro della Tosse, dal rinnovamento del teatro dialettale genovese al teatro in voce radiofonico, fino a un intenso ciclo di opere dedicate alla drammaticità del cristianesimo, intesa come tensione costante tra fede e dubbio. È stato socio fondatore della Cooperativa Teatro della Tosse di Genova, segretario dell’Associazione Teatro degli Autori e presidente dell’Associazione per il Teatro in Genovese. Nel dicembre del 2025 l'archivio teatrale di Mario Bagnara è stato affidato al Museo Biblioteca dell'Attore di Genova.
Mario Ermillo Bagnara nasce a Genova il 13 febbraio 1935, da una famiglia dell’alta borghesia genovese: il fratello della nonna era Riccardo Gualino e suo zio Paolo Rossi. Compie gli studi secondari presso l’Istituto Arecco dei Padri Gesuiti, frequentando la scuola media e l’intero liceo classico. Subito dopo il conseguimento della maturità scrive la sua prima commedia, Le contropersone, che viene rappresentata nel teatro dell’istituto.
Si laurea in giurisprudenza presso l’Università di Genova. Nel 1962 sposa Marta Gardino, dalla quale ha tre figli: Caterina, Giovanni e Pietro. Pur dedicandosi all’attività familiare nel commercio del legname, mantiene costante e centrale l’impegno nella scrittura teatrale.
Il riconoscimento nazionale arriva con la vittoria del Premio Riccione nel 1969 per Attacco alla coscienza, opera che segna l’avvio stabile della sua carriera teatrale.
Mario Bagnara foto archivio M.Bagnara
COSMA PERDUTO E IL TEATRO DELL'IRONIA
Una prima fase fondamentale della produzione di Bagnara è legata a quello che lo stesso autore ha definito teatro dell’ironia, inteso non come satira aggressiva, ma come strumento di affettuosa autocritica e di riflessione morale. In questa prospettiva l’ironia diventa un mezzo per evitare il moralismo e per rendere più accessibile una critica profonda alla società contemporanea.
Testo emblematico di questa stagione è Cosma perduto (1969–1970), vincitore della Caveja d’oro al Premio Riccione nel 1971. Ispirata a un fatto di cronaca reale, la commedia utilizza la metafora della calvizie incipiente del protagonista per rappresentare una crisi esistenziale più ampia: la perdita progressiva delle certezze, dei valori e delle promesse di compiutezza della borghesia del secondo Novecento. La leggerezza ironica del dialogo convive con una forte tensione drammatica, in un equilibrio che diverrà una cifra costante della scrittura di Bagnara.[1]
Alla stessa linea appartengono Bandiere! (1975), aspra denuncia della retorica patriottarda, e Il re in bicicletta (1977–1978), apologo favolistico sul diritto di ciascun individuo a preservare uno spazio personale di autenticità. In queste opere l’ironia si accompagna a una riflessione etica che mira a lasciare lo spettatore non rassicurato, ma carico di interrogativi.
RAI 1974 da sin. Giancarlo Zanetti, Mario Bagnara, Marisa Belli e il regista Massimo Scaglione
L'ESPERIENZA CON IL TEATRO DELLA TOSSE
Il Re in bicicletta nell'illustrazione di Emanuele Luzzati
Un capitolo decisivo della carriera di Bagnara è rappresentato dall’esperienza con il Teatro della Tosse di Genova, di cui è socio fondatore. Il sodalizio con questa realtà teatrale, caratterizzata da una forte vocazione visiva e fantastica, consente all’autore di sviluppare una drammaturgia più apertamente fiabesca e simbolica.
Il re in bicicletta, messo in scena nel 1980 con la regia di Tonino Conte e le scenografie di Lele Luzzati, diventa uno degli esempi più rappresentativi di questa fase. Definita dalla critica come un’opera «a cavallo fra la fiaba e l’operetta», la commedia coniuga leggerezza, ironia e malinconia, proponendo il teatro come luogo privilegiato in cui il sogno possibile dell’arte può compensare l’impossibilità del sogno nella vita reale.
L’esperienza del Teatro della Tosse rafforza in Bagnara l’idea del teatro come spazio di libertà creativa, di gioco serio e di riflessione sull’identità individuale e collettiva.
Parallelamente alla produzione in lingua italiana, Bagnara dedica una parte significativa della sua attività al teatro in dialetto genovese. Il suo intento dichiarato è quello di restituire dignità letteraria e drammaturgica a un teatro che, fino ad allora, era rimasto in larga parte legato a modelli comici tradizionali o parodistici, spesso ispirati alla lezione di Gilberto Govi.
In questa prospettiva si collocano opere come ’Na question delicâ (1985), L’ommetto neigro (1988), A politica do mangiâ (1990) e soprattutto O Marotto Immaginäio do sciö Molière (1995–1996), in cui Bagnara opera una riscrittura in genovese di Molière, utilizzando il dialetto come strumento espressivo colto e moderno, capace di affrontare temi universali.
Queste opere sono state rappresentate da numerose compagnie liguri, contribuendo in modo significativo al rinnovamento del teatro dialettale e al suo riconoscimento istituzionale.
Accanto all’attività teatrale, Bagnara sviluppa un’intensa produzione radiofonica, scrivendo originali e adattamenti per la RAI, la Televisione Svizzera e Radio Monteceneri. Il teatro in voce rappresenta per l’autore un ulteriore campo di sperimentazione della centralità della parola e del dialogo, svincolato dalla dimensione visiva della scena.
Opere come Attacco alla coscienza, Cosma perduto, Anselmo o dell’educazione e Bandiere! vengono trasmesse dai diversi programmi radiofonici RAI, confermando l’efficacia della sua scrittura anche nel solo spazio acustico.
Nell'ultima fase della sua produzione teatrale il concetto di "teatro in voce" verrà ulteriormente sviluppato soprattutto con i registi Giuliana Manganelli e Vito Malcangi con spettacoli messi in scena con risorse molto limitate: "Che cosa si intende per teatro in voce? Uno spettacolo basato unicamente sui valori essenziali del teatro. Quali? Che sia uno spettacolo: 1) proposto “dal vivo”; 2) fondato su un testo di buona sostanza letteraria (sia per scrittura che per contenuti); 3) affidato ad attori e a una regia di buon livello, capaci di evolvere il concetto di semplice “lettura” scenica verso una forma più profonda di interpretazione, della quale si sfrutti tutto il fascino, pur rimanendo, prevalentemente, in voce - e dunque legato alla parola. Quali i risparmi che derivano dal concentrare le energie su questi tre elementi? Innanzi tutto un minor numero prove(...) Poi ci sono i risparmi, per sintesi e semplificazione, relativi a: scenografie, costumi, effetti, luci, fonica".[2]
Tra la fine degli anni Novanta e il primo decennio del Duemila, Bagnara sviluppa un ciclo di opere di ispirazione storico-religiosa, dedicato ai personaggi e agli eventi delle origini del cristianesimo: L’uomo di Arimatea, L’ultimo cliente, L’Angelo di Dio e Il venditore di profumi.
In questi testi il cristianesimo non è affrontato in chiave edificante o devozionale, ma come esperienza profondamente drammatica, segnata dal conflitto tra fede e dubbio, spiritualità e fragilità umana. Attraverso una rigorosa ricostruzione storica e una libera elaborazione immaginativa, l’autore interroga la responsabilità individuale, il senso del sacrificio e il mistero della redenzione.[3]
Questo ciclo è stato accolto dalla critica come uno dei contributi più originali del teatro italiano contemporaneo al tema della rappresentazione del sacro, ponendo l’opera di Bagnara in dialogo con quella di autori come Diego Fabbri.
Mario Bagnara foto © P.Bagnara
Il teatro di Mario Bagnara è caratterizzato dalla centralità della parola, dalla qualità del dialogo e da una costante tensione etica. L’ironia, intesa come capacità di guardare criticamente anche se stessi, convive con una visione drammatica dell’esistenza. La sua scrittura unisce realismo, dimensione favolistica e riflessione metafisica, configurando il teatro come luogo privilegiato di confronto, di dubbio e di responsabilità.
NOTE
(IT) Mario Bagnara, Teatro dell'ironia, a cura di Roberto Trovato, Erga edizioniª ed., 1998.
Mario Bagnara, Teatro in voce, 2009.
Mario Bagnara, Quattro storie possibili, Introduzione di Carlo Repetti, Red@zione, 2012.