In questo libro, volti e parole dei padri della chiesa d'oriente e d'occidente sull'esperienza della lettura e sull'universo dei libri, sono raccolti e proposti affinché ciascuno possa dare spessore, consistenza, importanza diversa a quei nomi ordinati, li metta in relazione tra loro, spaziando dall'uno all'altro con la dimestichezza e la familiarità di chi si sente tra amici.
Fragmenta ne pereant [Estratto dell'introduzione]
In quel turbinoso volgere di anni che vede Goti, Bizantini e Longobardi fare della romanità cristiana una terra di cruenta conquista sono queste le istruzioni di Cassiodoro (490-583) ai copisti, perché la funzione che ricoprivano, nella consapevolezza della sua importanza, potesse conservarsi integra: «Imprimi nella cera l'originale, come l'effigie di un anello, per cui, come non può ritirarsi il volto impresso nel sigillo, così la tua mano non deve discordare dal modello» (CCL 96,488). A noi, tuttavia, le sue raccomandazioni possono sembrare come un timbro di ceralacca apposto su una pergamena che egli temeva che potesse andare disgraziatamente smarrita nel corso dei secoli futuri, le tragedie della storia infatti non risparmiano neppure i libri, il male si abbatte su di essi e sulle cose - è questa la percezione più comune - come perdita di senso, come inutilità, sull'uomo invece come violazione e forza cieca e brutale.
«Tutte le cose vanno in rovina» ( De anima, PL 70, 1308), si lasciava amaramente sfuggire Cassiodoro. Altrove il riferimento è ancora più esplicito «alle guerre violente e ai combattimenti così accesi» che fanno sì che «non ci sia posto per la pace in questo tempo inquieto» ( L'istituzione delle divine lettere, PL 70,1106), eppure di fronte all'immenso campo di battaglia della guerra greco-gotica, di fronte al rischio di una espropriazione capace di sovvertire le coordinate di una cultura secolare e svuotare di riflesso di significato qualsiasi libro, Cassiodoro inventa Vivarium , in Calabria, un vivaio destinato alla coltura delle forze vive e vegete in un tessuto storico e sociale disgregato (cfr. nell' Istituzione il capitolo dedicato al monastero di Vivario PL 70, 1143-1144). La sua fede in quel periodo sanguinoso di devastazioni si concentrò tutta in questo compito: fu il suo modo di rispondere e di opporsi alla violazione, al caos, alla perdita di senso che era obbligato a vivere e a scontare insieme ai suoi contemporanei.
Lo stesso si può dire, passando a un altro secolo cruento, se mai non ce ne sia stato uno, di quello Stefano Scuterio, compratore di un codice delle Omelie sul vangelo di Matteo di san Giovanni Crisostomo, oggi conservato nella Biblioteca Bodleiana (Cromwell 19, in folio , sec. XI), che annotava di suo pugno queste parole proprio mentre la città di Costantinopoli viveva il dramma della conquista dei turchi: «Questo libro fu sottratto dai barbari senza Dio alla gloriosa città, ora sciagurata e infelice, ahi, ahi, e fu da me acquistato nel 1453 al prezzo di 270 monete. Dio faccia sì che [questo libro] ancora ritorni da dove è uscito nelle mani dei cristiani nel modo in cui [lui stesso vorrà farlo] » (PL 57, p.VI sub C). Ancora in quello stesso periodo è il cardinale Bessarione a informarci della sua frenetica attività di ricerca di manoscritti greci da strappare alla dispersione e alla distruzione «dopo la rovina della Grecia e la compianta cattività di Bisanzio» ( Ep. XIII , PG 161,701). Egli raccolse questi libri in trenta casse e da Roma, verso la fine di maggio del 1469, lì inviò al doge di Venezia facendo una donazione che avrebbe costituito il nucleo fondante della Biblioteca Marciana.
Piccole storie esemplari di un riscattarsi caparbio e umano alla violenza e alla barbarie di un'epoca, piccole vittorie rispetto a quelle chiassose e sanguinose degli eserciti che tuttavia non fanno che avvicinare ancora di più il libro all'uomo, che ribadiscono l'importanza di un rapporto, che ne rinsaldano il legame. Il libro salvato, il libro come materia viva capace di dare emozioni (Tertulliano, PL 1,772), il libro come confidente con il quale si può dialogare senza timore di arrossire (Ambrogio, Le vergini, op. cit.), il libro come base su cui fondare la santità (Giovanni Crisostomo, De Lazaro, PG 48,994) sono solo alcune delle immagini, forse tra le più evocative e poetiche, capaci di illustrare meglio il senso di una intimità e della condivisione di un destino comune, nel quale libro e storia dell'uomo vanno necessariamente insieme. Nella lettera che accompagna la donazione dei suoi libri a Venezia il cardinale Bessarione tesse di questi un accorato elogio con parole che non fanno altro che sottolineare la centralità di questa relazione e che si vorrebbe anche fossero pensate come epigrafe per il presente lavoro: «Tale è la potenza dei libri, tale la loro dignità, tale la maestà, tale perfino la sacralità che, se non ci fossero i libri, noi saremmo tutti ignoranti e rozzi e non avremmo quasi nessuna memoria del passato, nessun modello, nessuna conoscenza delle cose umane e divine; la stessa urna che accoglie i corpi, cancellerebbe anche la memoria degli uomini» (PG 161,700-701).
Lucio Coco
L'atto del leggere
Il mondo dei libri e l'esperienza della lettura nelle parole dei padri della chiesa
Edizioni Qiqajon, 2004
ISBN 88-8227-169-2