Siamo partiti da una serie di osservazioni: in merito a come la tecnologia possa trovare uno spazio nella gestione delle tutele legali; a proposito di quanto stenti a decollare una riflessione oggettiva sulla metrica prestazionale dei servizi legali (uffici interni e consulenti esterni), e di come questo si rifletta in un dibattito vivo quanto sterile sulla ricerca di nuove forme di remunerazione per le prestazioni professionali, che superino lo schema delle tariffe orarie e invece riflettano, per quanto possibile, il contributo alla creazione di valore. E, infine, di quante occasioni perdute si trovino lungo la riflessione scientifica in materia di organizzazione dei servizi legali aziendali.
Un ulteriore spunto ci è stato offerto dallo ACC Legal Operations Maturity Model Toolkit, uno strumento pensato dai giuristi di impresa per i giuristi di impresa, che finalmente introduce un parametro di considerazione per gli aspetti organizzativi in ottica di self-sufficiency degli uffici legali.
Abbiamo messo insieme tutto questo, le nostre esperienze personali, parecchia letteratura gestionale, il confronto con amici e colleghi, qualche docente, un paio di magistrati.
Ed eccoci qua: un modello di auto-valutazione della ADEGUATEZZA delle tutele legali aziendali, che mette insieme le caratteristiche quali-quantitative di ciascuna impresa, della sua filiera produttiva, del mercato, del prodotto; ne ricava un profilo di rischio e va poi a verificare se l'assetto organizzativo e gestionale dei servizi legali corrisponde a quel profilo di rischio (quindi se è efficace nel mitigarlo), ed a quale costo (cioè se la mitigazione è efficiente), ricavandone così anche la capacità dei servizio legale di contribuire alla creazione di valore (efficace + efficiente + contributivo = ADEGUATO).
Con la speranza che una miglior conoscenza del proprio fabbisogno aiuterà i responsabili delle strutture legali aziendali nel relazionarsi con i consulenti, costringendoli ad altrettanta chiarezza, efficacia, efficienza: cioè ad essere adeguati al bisogno.
Certo, condensare sistemi complessi in un ventaglio di domande che, per quanto comprensivo, non può esaurire la complessità aziendale; e tradurre tutto questo in parametri, algoritmi ed equazioni, presuppone un certo livello di presunzione - o, se si preferisce, l'esercizio di arbitrio ragionato nella ponderazione dei fattori rilevanti. Ci piace pensare, e tutta la sperimentazione compiuta fin qui ci conforta dell'esattezza delle nostre scelte, che la nostra esperienza lavorativa, l'aver vissuto il mestiere di giurista di impresa ai massimi livelli offerti dal mercato in Italia, quasi due anni di lavoro e di studio, nonché l'ascolto del parere di chi ci ha aiutato lungo questo cammino, tutte queste cose ci abbiano consentito di costruire un modello che corrisponde alla realtà pratica, senza per questo dimenticare il rigore scientifico, e possa dunque essere uno strumento di supporto per imprenditori, controller, general counsel, consulenti e intermediari creditizi, finanziari e assicurativi. Non una valutazione delle capacità professionali e personali, ma un regolo di allineamento delle metodiche gestionali ed organizzative alle specificità della singola impresa.