Sbuchiamo di nuovo in statale e troviamo qualche passo indietro per prendere la strada di Maddalene. Qui, di fianco ad un bar, Michela si rende conto che siamo davanti ad un ex Teatro, dove il suo compagno aveva iniziato la sua carriera, non si era resa conto di dove effettivamente eravamo. La cosa insolita è che pochi giorni dopo a casa di una mia amica troverò il manifesto originale di uno spettacolo tenutosi proprio lì nel 1980. Sulla destra invece la nuova chiesa di Maddalene e una scuola d'infanzia. Seguendo il marciapiede arriviamo in un punto dove affluisce una pista ciclabile che passa in mezzo al verde sotto le colline di Monte crocetta. Lungo questo percorso alberato passiamo il cimitero, anch'esso attorniato da campi dove vediamo un gatto rosso al centro di un campo arato, e subito dopo nella stradina in lontananza una persona seduta a terra. Poco più avanti un vivaio, probabilmente specializzato in alberi e giardini rocciosi, molto particolare perchè non si vedono fiori e colori ma solo piante sempreverdi alcune a caduta abbarbicate su enormi massi. Arriviamo alla fine della pista ciclabile che è decretata dalla nostra ultima tappa, il lavatoio di Maddalene Vecchie.
Da quando ho iniziato la mia ricerca questo lavatoio ha avuto molti cambiamenti. Inizialmente qui avevo trovato un lavatoio in pietra simile agli altri, era chiuso da una recinzione a cui si poteva accedere, mentre al suo fianco scendendo qualche scalino si arrivava in roggia tra quattro colonne che in un primo tempo sorreggevano una seconda tettoia eretta per le donne che lavavano direttamente al torrente, e dove avevo qualche giorno prima fatto la scritta con l'idropulitrice. Non solo ci troviamo davanti al lavatoio ricostruito, come già avevo scoperto qualche mese prima, ma avevano aggiunto un parapetto che impediva l'accesso agli scalini che portavano in roggia. Nel retro della struttura un tessuto verde che non fa vedere i campi retrostanti e, vicino al lavatoio, un cavalletto in metallo che sorreggeva un “qualcosa” coperto da un sacco nero. Racconto a tutte i cambiamenti che sono avvenuti nel tempo, mentre Elena intanto trova una via, per riuscire ad accedere alla roggia bypassando il parapetto.
Una via non totalmente sicura ma quando torna decido di ripetere il suo stesso percorso, segnando con dei gessetti bianchi le orme del mio cammino. Parto da prima del ponte per poi salire su una parte di “acquedotto” in lamiera in cui piano piano accovacciata delimito il perimetro di ogni mio passo, proseguo fino ad arrivare alle scale, mentre Marina posiziona il suo specchio. Arrivata alle scale, Michela riposiziona sopra una colonna il suo grembiule da lavoro mentre io continuo piano piano la discesa in roggia sempre segnando i miei passi. Finita l'operazione torno indietro e riguardo ancora con stupore e tristezza la chiusura dell'accesso in roggia.
Cominciamo ad ispezionare la struttura del lavatoio, le vasche demolite e ricostruite, più piccole. Elena usa il suo corpo per prendere le misure, accovacciandosi dentro una delle vasche, intanto Michela e Marina si accorgono che le vasche hanno una spiovenza non regolare, misurando anche loro a braccia la difformità. Io dico che se c'è un cavalletto con qualcosa di coperto a breve avrebbe dovuto esserci l'inaugurazione, Elena sbircia sotto il sacco e dice che c'è un bassorilievo in legno ma non riesce a vedere di più. Mentre le altre sono ancora accovacciate a prendere le misure, Elena mi chiede un gessetto, con cui nel cavalletto scrive “Beò ciò, peccato sia storto”.
Il sole di lì a poco sta per tramontare e decidiamo di andare fino al bar, per l'ultima sosta prima del ritorno. Con noi ci sono la barista e una signora con il cane seduta a leggere il giornale, ci sediamo su un tavolo in legno molto lungo e questioniamo sul fatto se sia o no un “fratino”, tipologia di tavola usata dai frati. Intanto ordiniamo alla signora quattro aperitivi e le chiediamo cosa ne pensa del nuovo lavatoio. Risponde frettolosamente che è una schifezza e che il costo scritto dei lavori era comprensivo di anche dei lavori nella pista ciclabile, ma non sembra volerne parlare. Dopo un po' le chiedo se ci sarebbe stata un'inaugurazione e annuisce dicendo che sarebbe stata il 3 dicembre. Continuiamo un po' di discorsi mentre fuori si sta facendo buio, decidiamo di avviarci per andare a prendere un autobus dove abbiamo visto una fermata. Paghiamo e dopo che sono uscita torno per chiedere alla signora a che ora sarebbero passati gli autobus, lei dice che non ce ne sono, le corse ci sono solamente durante l’orario scolastico, che avremmo potuto prendere l'autobus in statale che passava ogni ora, ma a quel punto ci conveniva tornare a piedi.
Avviso le altre mentre ci incamminiamo a piedi, Elena passando davanti al lavatoio tira fuori dallo zaino l'estremità di un innaffiatoio e la usa come megafono per cantare e fare una finta inaugurazione a mo di circo e noi le andiamo dietro.
Proseguiamo e ci rendiamo conto che a piedi ci avremmo messo più di un'ora a tornare, Michela dice di farci l'applicazione per le bici elettriche mentre io dico di fare l'autostop. L'opzione biciclette era stata scartata ma Elena era in ritardo per andare a recuperare suo figlio. Vedo una macchina in lontananza e camminando all'indietro faccio l'autostop. Con nostra incredulità la macchina si ferma, un signore da solo, dico che siamo in quattro e se era direzionato a Vicenza, ci fa salire, esultanti lo ringraziamo. Si chiama Stefano dice che a piedi sarebbe stata lunga e che era anni che non vedeva qualcuno fare l'autostop. Dubitando della sua perfetta sobrietà capiamo che non ci dice esattamente dove era direzionato quindi ci facciamo lasciare alla rotatoria di Villaggio del Sole. Lo salutiamo e ci incamminiamo a piedi verso piazzetta Gioia, accelerando il passo penso alle scorciatoie per arrivare a destinazione, me ne ricordo una che passa dietro a dei fabbricati per l'argine del fiume ma arrivate troviamo delle inferriate e delle scavatrici che ci impediscono il passaggio. Torniamo indietro e facciamo parte della strada sul ciglio perchè non ci sono marciapiedi. Elena ci saluta per correre verso casa mentre noi arriviamo a piazzetta Gioia, al Bar Durando, dove si è chiuso il ciclo del nostro percorso alle ore 18.30.
THE END
Nei giorni successivi ho avuto riscontro da parte di tutte di come questa esperienza sia stata positiva, c'è chi dice che si è sentita libera di giocare, a chi è piaciuta la scoperta e chi è stata piacevolmente stupita dalle interazioni che si sono create nel gruppo. Per tutti i giorni seguenti ho cercato la notizia dell'inaugurazione del lavatoio che è stata pubblicata nel sito del Comune nel pomeriggio del 2 dicembre. Non abbiamo partecipato per il maltempo, e non sappiamo se si sia tenuta nonostante la pioggia.