Come era stato annunciato dai lettristi, il girovagare porterà alla “costruzione cosciente e collettiva di una nuova civiltà”. (...) Se il tempo dello svago si trasformava sempre più in tempo del consumo passivo, il tempo libero doveva essere un tempo da dedicare al gioco, doveva essere un tempo non utilitaristico ma ludico.
"Walkscape"
Francesco Careri
Stalker
Marianna Anoardi
Difficile definirsi quando ci si sente continuamente indefiniti, bio-graficamente nata a Vicenza, ho vissuto a Venezia, Genova e nel sud della Francia, per poi tornare stabilmente nella città natale. Ho quasi costantemente lavorato nella ristorazione. Inizialmente per apparente semplicità e per finanziarmi gli infiniti stage o collaborazioni non pagate, poi come scelta consapevole, di un lavoro che è in continuo contatto con le persone nella maniera più indefinita e massiccia dell’essere nelle sue esagerazioni esistenziali. Vivo la mia precarietà alternando momenti di ansia e di gioiosa libertà. Non ho mai abbandonato l’espressione artistica che oscilla tra la curiosità e la sperimentazione personale e collettiva. Omettendo le vicissitudini della mia vita, sostegno pienamente che il dolore non fortifica ma è solo una scusa per giustificare l’inadeguatezza dell’uomo nel compiere inconsciamente le proprie azioni. Forse per questo mi rapporto tutt'ora all'arte per la sua naturale apertura alle infinite possibilità.
Compagne di deriva
Elena Imbrunito
Sono stata una bambina molto curiosa, un’adolescente inconsciamente coraggiosa (guai se non fosse stato così!) trovandomi a gestire situazioni pericolose e molto più grandi di me, sono diventata mamma giovanissima.
I miei figli mi chiamano per scherzo “MaPa”, questo nomignolo mi rende orgogliosa ed un po’ triste, eppure credo dica molto di me.
Oggi che vestito indosso? Della mamma o del papà?
Quello buono del lavoro con cui andare dall’imprenditore veneto di turno?
Quello della cantante blues?
Quello della sorella, della figlia, della nipote?
Quello dell’artista?
Quello della studentessa?
Quello … ma quanti ce ne sono?
Cerco un filo, che unisca tutti i miei vestiti ed in cui possa sentirmi sempre me stessa.
Manuela Carretta
Sono una danzatrice di flamenco, performer e ricercatrice in ambito visivo. Nata a Schio (VI) negli anni '90 mi sono trasferita a Londra dove, per sei anni, ho studiato danza e posato per scultori e pittori. Di ritorno in Italia non ho trovato terreno per la mia passione, il flamenco, sono quindi ripartita verso la Spagna vivendo la realtà quotidiana della danza tra Madrid, Siviglia, Cadice e Jerez de la Frontera. Appassionata anche di cinema e canto, nell’anno 2000 inizio a cercare un dialogo tra la danza/azione poetica e la ripresa. Mi interesso ad alcuni teatri abbandonati e a luoghi in disuso, dove mi esibisco in performances che includono lo spettatore in maniera attiva. L'acqua è un tema centrale nel mio lavoro, elemento che esploro nella mia relazione personale come nelle sue molteplici accezioni. Lavoro in Italia e all’estero collaborando con molti artisti contemporanei muovendomi tra danza, musica, teatro e cinema. Ho partecipato con cortometraggi e docufilm a diversi festival nazionali e internazionali.
Marina Menti
Sono nata a Vicenza nel 1976, dopo il diploma tecnico-artistico inizio un percorso di studi da autodidatta, per poi successivamente iscrivermi ad Arti Visive (Iuav) a Venezia dove approfondisco il mio principale metodo espressivo, la scultura. Attualmente lavoro nel settore della produzione del complemento d'arredo per interni, ma continuo a seguire la personale passione per la scultura, realizzando installazioni prediligendo il site specific, in quanto preferisco lavori che abbiano un'interazione con l'ambiente circostante. Il prossimo progetto personale, in via di realizzazione, è il completamento di una collezione di oggetti-sculture in creta che danno forma ad alcuni disegni fatti durante brevi viaggi, la gran parte in località del mare.
Michela Imbrunito
Mi chiamo Michela Imbrunito, mi è arrivata la cartolina precetto per questa vita nell’empireo, ero impreparata ma sono partita per il fronte. Ho combattuto per il bene supremo, poi mi sono convertita al lato oscuro della forza, sono stata mamma, manager, mediatrice, modesta, e tutto ciò che ha a che fare con la “m”. Ho danzato, recitato, viaggiato, dipinto sulla tela. Non ho mai cercato di emergere perché mi è bastato il plancton del mio oceano interiore per nutrirmi. L’importante è stato saper raggiungere la superficie e galleggiare. Temi particolarmente cari nelle ricerche subacquee sono il femmineo, l’origine della creatività, la morte, l’invisibile e il coraggio di rivendicare la propria libertà, anche nel poter scegliere di non definirsi.