La nostra casa ha una anima stratificata, come la stessa Vico del Gargano, dove la pietra racconta epoche, ritorni e rinnovamenti. Quando abbiamo messo piede in quell’edificio silente, rimasto per decenni in un sonno di polvere e silenzio, abbiamo avvertito subito una chiamata a restituire anima alla pietra. Era non più che un rudere, ma pieno di memorie nascoste tra i muri e nelle volte.Il restauro che abbiamo intrapreso non è stato un semplice “aggiustare”, ma un gesto di rispetto e di cura: riportare alla luce le trame originali dell’edificio, far risuonare nuovamente i soffitti a padiglione, riconnettere la torre medievale con le antiche mura a spina di pesce che raccontano l’ordito urbano di Vico nel suo cuore più antico.La dimora è un mosaico di tempi e funzioni - magazzini scavati nella pietra, ambienti ampi sospesi tra luce e ombra, e la loggia con la sua scala che s’apre come una piccola epifania architettonica, tipica di questo territorio. Le antiche sale‑camino a “monacesca”, con il loro focolare di pietra, evocano le riunioni, i racconti, i gesti domestici di generazioni che qui hanno vissuto, lavorato, amato.Abbiamo deciso di non cancellare il tempo; l’architetta (membro della nostra famiglia) ha guidato con pazienza certosina ogni intervento, insieme alle maestranze locali, per coniugare tecnologie contemporanee e rispetto delle trame antiche: la pietra vive ancora, la luce si riflette sui muri consumati, e ogni volta che si attraversa la loggia si sente palpitarne la memoria.Oggi La Loggia dell’Ailanto non è soltanto una casa restaurata, ma una trama di storie, un dialogo tra passato e presente, dove chi soggiorna può percepire la vita stratificata del borgo, respirare la storia e sentire la pietra come un abbraccio familiare.