Viaggiare e scoprire posti nuovi è da sempre la passione di molti. I nostri ragazzi hanno voluto condividere con voi alcune curiosità dal mondo come un viaggio in Iran o in Francia e i principali biomi europei. Buona lettura!
ORGANIZZARE UN VIAGGIO: L'IRAN.
Mattia Paiardini e Filippo Coin
Classe 3C - Secondaria
Francia... mon amour
Volete scoprire un paese affascinante, ricco di storia e curiosità? Bene, allora perchè non iniziare dalle brochure sugli usi e costumi della Francia realizzati dai nostri ragazzi? Vi aiuteranno a comprendere meglio le abitudini di questo Paese così vicino a noi.
Ghester De Roxas
Classe 2A - Secondaria
Dominik Ciaiola
Classe 2A - Secondaria
Chiara Piccirilli
Classe 2A - Secondaria
Neve Liquori e Flavio Molinari
Classe 2B - Secondaria
Kristian Mastrantoni, Riccardo Oliva
e Alessio Rocchi
Classe 2E - Secondaria
Sonia Pizzuti
Classe 2A - Secondaria
Alessandro Manni
Classe 2B - Secondaria
I principali biomi d'Europa
LA TUNDRA
Non tutti sanno di cosa si tratta. La tundra è caratterizzata da ampie distese di piante erbacee, arbusti nani, muschi e licheni formano la tundra, nome dato alle regioni circumpolari e in particolare a quella artica. Essa si sviluppa nonostante il clima sia particolarmente rigido, le piogge scarse e i suoli ghiacciati. La tundra di altitudine è invece quella che cresce in montagna alle alte quote. Si estende nell’emisfero boreale in America, in Europa e nell’Asia settentrionali per circa 10 milioni di chilometri quadrati, mentre solo pochi lembi si sviluppano nell’emisfero australe.
Il clima è particolarmente rigido e del tutto inadatto per alcuni organismi viventi. I raggi del Sole sono bassi sull’orizzonte e le temperature invernali raggiungono anche i -30 o -40 °C, l’estate è breve e non dura più di due mesi. Il suolo è detto permafrost perché ghiacciato in modo permanente fino a profondità elevate. Nonostante le piogge siano scarse quanto nelle regioni desertiche, l’ambiente è ricco di laghi, paludi e acquitrini. Questo perché durante la stagione estiva il ghiaccio superficiale si scioglie, l’acqua si accumula e ristagna in superficie, non riuscendo a evaporare a causa delle basse temperature. In queste particolari condizioni, in modo analogo alla taiga, la decomposizione dei resti animali o vegetali è piuttosto lenta e i suoli sono poveri di sostanze nutrienti, soprattutto di quelle a base d’azoto.
Le pianure più o meno ondulate su cui si sviluppa la tundra sono completamente prive di alberi. Le basse temperature, la persistenza della neve per lunghi periodi, l’estate breve e i venti freddissimi, oltre al suolo gelato, ostacolano la crescita delle piante. Mano a mano che si procede verso nord e le condizioni ambientali si fanno sempre più rigide, il paesaggio cambia. Se nelle zone più a sud crescono piccoli alberelli o arbusti – talvolta gli stessi che formano il sottobosco delle foreste di conifere, via via che si va verso il Polo, prevalgono arbusti nani, come betulle, salici e mirtilli alti al massimo una trentina di centimetri. Si tratta di piante con foglie piccole e dure che tentano di ostacolare in tutti i modi la perdita di acqua per traspirazione. In corrispondenza degli acquitrini, invece, sono frequenti giunchi, carici o ciperacee, cioè piante che vivono in ambienti più umidi. Andando verso latitudini ancora maggiori, rimangono solo piante minuscole e, a seconda del tipo di vegetazione dominante, si parla di tundra a muschio nelle zone più umide, o di tundra a licheni, se predominano questi organismi vegetali i quali, crescendo anche su suoli completamente aridi, sono gli ultimi a sparire e conferiscono al paesaggio una colorazione grigia o biancastra. Si tratta di aree che in estate sono adibite al pascolo, come in Lapponia dove mandrie di renne vi brucano per nutrirsi dei licheni.
Nelle zone meno estreme della tundra artica si trovano anche molte Graminacee e ciperacee, tra cui gli eriofori tipici degli ambienti umidi, dalle spighe che dopo la fioritura si trasformano in vistosi pennacchi bianchi. Formano ampie distese erbacee, insieme alle sassifraghe d’alta quota, alle potentille e ai camedri.
La tundra artica è analoga alla tundra di altitudine che si sviluppa in montagna, a quote elevate. Si estende a partire dalle zone dove gli alberi stentano a crescere per il clima sempre più rigido: si trova, per esempio, lungo i pendii scoscesi e le vallate delle Alpi, caratterizzata dalle piante alpine. Si tratta di piante – come alcune viole, primule, liliacee o rododendri – che devono sfruttare al massimo il breve periodo estivo favorevole alla riproduzione. La maggior parte fiorisce, fruttifica e diffonde i semi nello stesso tempo, prima che torni la neve. Altre, invece, adottano un’altra strategia: una volta emesse le gemme fiorali, fioriscono l’anno dopo e fruttificano l’anno ancora successivo.
Gabriele Bokiniec, Francesco Di Matteo, Gabriele De PAolis, Rayan Khawaja
Classe 1A - Secondaria
Irina Vona
Classe 1A - Secondaria
LA TAIGA
La parola taiga deriva dal russo taigà che vuol dire «foresta di conifere». La taiga si estende tra 50° e 70° di latitudine nord, lungo i continenti che occupano l’emisfero boreale: Europa, Asia e America Settentrionale. Forma così una fascia continua che dal Canada attraversa l’Europa settentrionale fino alla Siberia. I paesi dell’Europa del nord su cui si sviluppa sono Norvegia, Svezia e Finlandia. È detta anche foresta boreale perché manca completamente nell’emisfero australe, dove del resto il suo sviluppo sarebbe impossibile perché, alle latitudini meridionali corrispondenti, mancano del tutto le masse continentali. L’espressione foresta di conifere si spiega col fatto che pini, abeti, larici e sequoie, cioè tutti gli alberi che la caratterizzano, appartengono alla classe delle Conifere. La taiga confina a nord con la tundra e a sud con la foresta di latifoglie decidue. Si estende, perciò, in tutte quelle zone dove l’inverno è freddo e dura molto a lungo (8÷9 mesi all’anno) mentre l’estate è piuttosto breve. Poiché le temperature scendono di frequente sotto 0 °C, il suolo è spesso coperto di neve e in molte zone sempre ghiacciato (in tal caso è detto permafrost).
Gli alberi che formano la foresta boreale sono adattati a vivere in condizioni climatiche rigide: le loro foglie, dalla forma ad ago o a squama, e la loro chioma, conica o piramidale, li rendono adatti a sopportare il freddo e il peso della neve, che infatti scivola a terra facilmente. Il sottobosco è particolarmente buio perché quasi tutti gli alberi sono sempreverdi e creano una fitta ombra per tutto l’anno. Tuttavia, gli aghi che cadono al suolo formano uno spesso tappeto che rende il suolo chimicamente acido. Le basse temperature dell’ambiente e l’acidità del terreno ostacolano la crescita dei batteri, importanti decompositori, per cui la demolizione dei residui di materiale morto animale o vegetale, come carcasse, alberi abbattuti o rami secchi, avviene piuttosto lentamente e il suolo di queste foreste risulta essere particolarmente povero di sostanze nutrienti.
Il buio, il freddo e la scarsità di nutrienti ostacolano anche lo sviluppo e la crescita di piante erbacee e di cespugli: ecco perché il sottobosco in alcuni casi è praticamente assente con l’eccezione di funghi e licheni. Entrambi questi organismi rappresentano perciò i principali decompositori del materiale vegetale della taiga, formando sul tappeto di aghi una rete fittissima di filamenti.
Gaia Monterosso
Classe 1A - Secondaria
La foresta boreale, che si estende per circa 20 milioni di chilometri quadrati, è la più grande del mondo e occupa una superficie pari alla metà delle foreste che coprono l’intero globo terrestre. Le specie presenti e la sua struttura variano da zona a zona perché in un’area così vasta il clima non è uniforme e la temperatura si abbassa di un grado centigrado ogni volta che si sale verso nord di un grado di latitudine. In Eurasia alcuni lembi di questa foresta si spingono più a sud coprendo parte di grandi catene montuose come i Pirenei, le Alpi e l’Himalaya. La foresta di conifere che si estende più a sud ha un sottobosco più ricco, formato da arbusti come eriche, mirtilli, lamponi, mentre procedendo verso nord gli arbusti del sottobosco sono sostituiti da muschi e licheni.
Nell’Europa settentrionale domina il pino silvestre (Pinus sylvestris), un albero poco esigente che cresce anche su suoli poveri. Può raggiungere i 30 m, anche se nelle regioni più estreme dell’Europa del nord il suo sviluppo è stentato e si presenta con fusti corti, tozzi e rami contorti. Un’altra conifera che domina la foresta europea è l’abete rosso (Picea abies), più esigente perché richiede suoli più ricchi e non riesce a sopravvivere su quelli perennemente ghiacciati.
Andrea Luciano Faraone
Classe 1A - Secondaria