(scheda elettronica di controllo, motore elettrico, sensori, led, batteria, cavi, connettori, software, federa in TNT, imbottitura in fibra di polipropilene)
Dimensioni: 40x40x20cm, disponibile
Sistema che controlla lo spazio circostante e, nel caso venga rilevata la presenza di un essere vivente, emette dei battiti percepibili come vibrazioni, oltre ad illuminarsi di una luce rossa
(acrilici su legno grezzo, collezione privata)
(detriti in contenitore di cartone per uova, acrilici, 14x16x14cm, collezione privata)
(rame, gomma, legno, pasta da modellare, cemento, smalto, acrilici, ottone proiettile NATO 7.62, filo di alluminio, dimensioni 27x15x21cm, peso 2Kg, disponibile)
L’essere umano, sin dalla sua emersione dal brodo primordiale, stenta a liberarsi dalle catene della malvagità. Sembra che più sforzi faccia per affrancarsene e più venga trascinato nel vortice nel cupo fango delle proprie empietà. Eppure vi sono splendidi esempi di altruismo e generosità che, stoicamente, si spendono in cure ed attenzioni nei confronti dei propri simili, cercando di tutelarli dal male, incuranti di quei nodi avvolti intorno alle proprie dita che ne impediscono i movimenti, indifferenti a quei proiettili fautori di guerre che li inchiodano alla parte nera delle loro origini, imponendo loro un ingiusto destino come nel mito di Sisifo, condannato per l'eternità a spingere un masso fino alla sommità di un monte dal quale questo rotolava inesorabilmente a valle, costringendolo a ricominciare da capo l'inutile impresa.
(acrilici su calcestruzzo, 12,5x6x2cm, disponibile, n.7 of 8)
(acrilici su calcestruzzo, 12,5x6x2cm, disponibile, n.8 of 8)
(malta, cemento, filo di alluminio, pietra, acrilici, 50x18x10cm, disponibile)
Due mani che si avvicinano senza toccarsi, senza entrare in contatto fisico, ma sfiorandosi nell’estremo tentativo di conoscersi. Riconoscere la proprie ferite, le fratture, le profonde fenditure che, anziché essere di impedimento al protendersi verso l’altro, permettono al contrario di allungarsi oltremodo nello spazio cercando di diventare come l’altro, non semplicemente di capirlo o compatirlo, bensì di acquisire su di sé la condizione del prossimo rendendosene conto come se si stesse facendo una esperienza in prima persona. Questa scultura vuole proporre una riflessione su possibili modalità da esplorare per entrare in contatto con l’altro, con tatto, per non invaderne lo spazio vitale, ma con profonda comprensione delle fratture dell’anima di colui che ci sta di fronte, il quale in realtà ci mostra, a specchio, le nostre fragilità. Un percorso dall’oscurità alla luce attraversando le ombre inconfessabili e la fragilità della nostra anima.
(filo di alluminio, legno, acciaio, acrilico, 86x31x19cm, disponibile)
Si tratta di una radice spezzata sulla quale è stato avvolto, a spire compatte, un filo di alluminio color rame e sulle cui nodosità naturali sono stati inseriti chiodi di acciaio brunito con inserti in vernice acrilica rossa e dorata. Il basamento è in pino massiccio verniciato a nero con finitura diamantata e supporti in acciaio inox. Il tema che ha ispirato questa composizione è quello del recupero della Natura a partire dalle sue basi. Il filo di alluminio avvolge con cura, in infinite spire, come per proteggere e rigenerare la radice danneggiata. Dalle nodosità inchiodate fuoriesce tutta la preziosità dell'elemento naturale, ad indicare la sua eternità ed insostituibilità. Il tutto è elevato dalla base come segno di sacralità della vita. La cura di una radice sta ad indicare la via per il recupero di tutto ciò che cresce al di sopra di essa, come la società, i rapporti interpersonali, le relazioni che portano a buoni frutti solo se ben radicati. La composizione porta l'osservatore a percorrerla avanti e indietro con lo sguardo, cogliendo sia la morbidezza delle parti senza inserti che il contrasto con i punti di variazione di curvatura esaltata dai chiodi. In tutto il suo sviluppo, il filo di alluminio svolge un ruolo determinante con i suoi riflessi cangianti, di una colorazione inusuale ma che esalta il concetto di preziosità. Tali riflessi variano in base all'illuminazione ed alla posizione dell'osservatore, offrendo una visione sempre nuova dell'opera. Inoltre, le spire costituite da un unico filo senza soluzione di continuità vanno a sottolineare la vita infinita di questo metallo, al pari della vita infinita della Natura, da cui proviene.
(acrilico su ferro, lana, fibra sintetica, 24x17x10cm, disponibile)
Un banale rubinetto: quale simbolo di attività lavorativa maschile può esserne più rappresentativo? Eppure, in questa composizione, l’insieme di tubi a gomito, giunti e valvole, assume una colorazione inconsueta per un elemento meccanico così comune: il colore rosa, il femminino che dà spazio alla propria forza generatrice, convertendo l’aria in acqua preziosa. Un banale rubinetto che vuole, mediante il proprio cambiamento di apparenza, provocare una trasmutazione alchemica portatrice di vita. Ed in questo caso la rotazione del pomello del rubinetto genera la magia: l’aria, elemento poverissimo per definizione, assume un nuovo ruolo, diventando prima acqua all’interno delle tubature, e poi evolvendosi in un prezioso oro liquido che sgorga a fiotti inondando la terra sottostante, ormai refrattaria ad acquisire liquidi data la lunga siccità, donandole vita. La ricchezza apotropaica restituita alla Natura provoca l’immediata fioritura di una rosa rossa d’amore, che dovrebbe farci riflettere su come i nostri gesti possano essere preziosi o devastanti a seconda del senso in cui ruotiamo il pomello delle nostre azioni. Ed è proprio quel pomello che nasconde, osservandolo dall’alto, il simbolo del pericolo radioattivo, quale monito a non abbassare la guardia: la responsabilità dei nostri gesti è sempre nostra, nessuno sconto sarà reso dalla Natura se violentata oltre ogni limite. Aria, Acqua, Terra, tre elementi con un nome femminile che ben li identifica nella loro forza e caparbietà. L’Aria è simboleggiata da dei sottili fili di lana, fissati alla condotta solo da una parte, che seguono qualunque refolo di vento li accarezzi. L’Acqua è rappresentata inizialmente dal poco colore blu, segno di scarsità, ma poi sublimata a liquido dorato e prezioso che fuoriesce in grandi quantità, a testimoniare che i miracoli possono avvenire. La Terra è rappresentata da un panno di lana imbottito e ripiegato su se stesso, facendo intendere che ormai ogni speranza è vana, ogni goccia d’acqua è ormai evaporata; ma, all’arrivo dell’onda dorata, Madre Terra si ridesta e genera una rosa, anch’essa in lana, lavorata all’uncinetto, segno di operosità incessante anche di fronte a condizioni estreme.
(acrilico su cemento fibrorinforzato, proiettile NATO calibro 7,62 in ottone, 22x20x15cm, disponibile)
La prima forma di rispetto nasce nel momento in cui l’essere umano dà valore alla vita, sia essa la propria, quella del Prossimo o quella del Pianeta. La mano tesa, il confronto con l’altro, l’empatia con la Natura, sono tutti aspetti della medesima essenza. Nel momento in cui l’uomo imbraccia un fucile, smette di essere persona, rinuncia alla propria natura di essere senziente e cade nell’abisso illusorio del potere. In quest’opera ho voluto rappresentare la devastazione che si viene a creare nel profondo di un essere umano nel momento in cui questo avviene. Un proiettile di un fucile da guerra conficcato nella molle materia che si trasforma durante l’impatto. Istante che viene cristallizzato in un urlo silenzioso attraverso il quale la materia stessa si lacera e si contorce dolorosamente, fatta a brandelli perde la sua forma liscia e morbida, squamandosi come un rettile in metamorfosi. La devastazione dovuta alla penetrazione dell’elemento estraneo, rabbiosamente portatore di odio, viene enfatizzata dal propagarsi dell’oro, ivi contenuto, in rivoli sottili, come metastasi di un cancro portatore di una effimera ricchezza che travolge e spazza via ogni forma di rispetto, soprattutto per sé stessi. Eppure… eppure la materia, in quell’infinito istante, si ripiega su se stessa come in un atto di accoglienza, di tenerezza, quasi di amore nei confronti di tanta violenza, con assurdo quanto assoluto rispetto nei confronti dell’assalitore, conducendo ad un messaggio di speranza e di vita che vuole andare oltre qualunque sopraffazione.
(acrilici su tela, legno, corda, ferro, marmo, 52x45x10cm, disponibile)
L'opera rappresenta un cuore di marmo bianco, spezzato e riparato con una corda dorata, avvolta intorno ad esso e collegata ad una matassa di rami di un giardino ideale che fungono da protezione dal mondo esterno. I colori che vengono espressi nel vortice appaiono come la cura di un elemento anomalo, reietto, non conforme che merita sempre di essere sostenuto e protetto nonostante la propria condizione di svantaggio rispetto ai cuori integri che, a ben guardare, appaiono spesso più oscuri e sgretolati rispetto alla luminosità di questo marmo bianco.
Il Giardino Delle Libertà Perdute (anteprima del nucleo)