taranto

"UNIAMOCI PER I NOSTRI BAMBINI"

Lettera al signor Di Maio, agosto 2019

Signor Luigi Di Maio,

“anche il più misero tra gli uomini ha qualcosa di prezioso, qualcosa che non può essere ceduto, messo in vendita, macchiato. E’ il nome che il proprio padre e prima ancora il nonno e le generazioni precedenti gli hanno regalato. E’, questo, un valore non negoziabile, un impegno a vivere con la schiena dritta. Perduto questo valore, si cessa di essere Uomini.”

Questo le dicemmo, durante l’incontro da lei voluto, a Roma, con le associazioni tarantine, aggiungendo, in quel pomeriggio del 19 giugno 2018, che l’interesse pubblico non può prescindere da quelli che sono i diritti “fondamentali” dell’individuo (salute e salubrità dell’ambiente). Giusto quello che l’Avvocatura di Stato, da lei interpellata a riguardo, le rispose nelle proprie conclusioni, il 5 settembre dello stesso anno.

Lei è andato avanti per la sua strada, calpestando i dettami costituzionali e le sue stesse promesse e macchiando il suo nome come i melanomi macchiano, aggredendola, la pelle.

Nell’affannosa rincorsa al consenso, lei ha colpevolmente perso di vista, tra le altre cose, la necessità (che è un “dovere” della Repubblica italiana, art. 32 della Costituzione) di tutelare la salute e la salubrità dell’ambiente. Il suo movimento sì è fatto fagocitare dalla Lega, che ha vestito i panni del leone che mangia i cuccioli della propria specie, ma non i propri figli.

In perfetta sintonia e continuità con i governi precedenti, lei ha preferito la “produzione” alla “salute”, scegliendo, tra la vita e la morte, quest’ultima.

Apprendiamo dagli organi di informazione che lei non ha passato il ferragosto al mare o in montagna o in visita a qualche museo. No, lei ha utilizzato il 15 agosto per colpire ancora una volta a tradimento il popolo tarantino.

Lei ha chiesto al suo complice di governo di approvare il “decreto Imprese” per tutelare, afferma, anche i lavoratori dell’ex Ilva di Taranto. Un tentativo piuttosto maldestro di fare ricadere le colpe su chi di colpe ne ha già tantissime, ma non questa.

L’unico responsabile dell’affaire Ilva è lei, signor Di Maio. L’unico!

L’unico che sarà responsabile, qualora i ministri in forza alla Lega dovessero firmare, delle “misure inderogabili” per l’ex-Ilva, che prevedono un’intesa tra il governo e ArcelorMittal sull’immunità penale entro il 5 settembre. Quell’immunità penale che sarebbe stata cancellata (parole sue, retoricamente interpretate come un piccolo attore in una recita scolastica di fine anno, proprio a Taranto).

Purtroppo, lei confonde il “lavoro come garantito dalla Costituzione italiana” con il lavoro che viene offerto, pari, quest’ultimo, alla schiavitù, visto che i lavoratori dell’ex-Ilva vengono impiegati senza un minimo di rispetto per la dignità, la sicurezza, la salute e la salubrità dell’ambiente. Quello che lei vuole salvaguardare, signor Di Maio, non è “lavoro”! Ripetemmo questo concetto anche al ministro della Salute, Giulia Grillo (in forza al suo movimento), il 4 settembre, per sentirci rispondere, candidamente che purtroppo ci sono le aziende e i poteri forti… (con buona pace del governo del cambiamento).

La politica del suo movimento, portata avanti da dilettanti quali voi siete, ha fatto ingrassare di consenso solo la pancia del suo complice di contratto, sbaragliando solo il popolo italiano e facendo perdere di credibilità agli occhi dell’intero pianeta l’intera nazione.

Lei ha perduto il suo nome per sempre, signor Di Maio.

Nel quartiere Tamburi, che di altra fama dovrebbe essere vestito, è stata affissa una targa, una quindicina di anni fa.


NEI GIORNI DI VENTO NORD-NORD/OVEST

VENIAMO SEPOLTI DA POLVERI DI MINERALE

E SOFFOCATI DA ESALAZIONI DI GAS

PROVENIENTI DALLA ZONA INDUSTRIALE “ILVA”

PER TUTTO QUESTO GLI STESSI

MALEDICONO”

COLORO CHE POSSONO FARE

E NON FANNO NULLA PER RIPARARE


Noi ci uniamo a loro per condividere questo pensiero.

Lei è tra quelli che potevano fare. Lei è tra quelli che noi malediciamo. Ed è in ottima posizione di classifica, di sicuro è già sul podio.


Vorremmo concludere con una frase in dorico antico, la lingua degli Spartani che fondarono Taranto: “Acquà n’amɘ ruttɘ dɘ pruca’ lɘ fìgghiɘ nuèstrɘ e dɘ mure’ pɘ arrɘcchèscɘrɘ ‘u rèstɘ dɘ ‘sta cazzɘ dɘ naziónɘ”.

Quello che vogliamo dire è di facile interpretazione. Tuttavia, se lei dovesse avere qualche difficoltà, può interpellare gli iloti tarantini eletti in Parlamento con il Movimento 5 stelle. E’ possibile che questi, alla fine della loro breve quanto inutile esperienza parlamentare, ritrovino finalmente la parola per tradurle il tutto. Almeno questo dovrebbero saperlo fare.



Associazione Genitori tarantini – Ets






Vogliamo ringraziare le Associazioni del territorio tarantino che hanno partecipato alla riunione di venerdì 13 ottobre. Una prima pietra per la costruzione di quella UNIONE, che tutti auspichiamo ma che sembrerebbe di difficile realizzazione, è stata posta. Ascolto, idee, proposte e soprattutto condivisione sono stati gli elementi che hanno mosso i delegati. Se qualcuno ci dovesse chiedere oggi se possiamo farcela, potremmo tranquillamente rispondere: "Sì, possiamo farcela. Dipende solo da noi!"

"Non un altro bambino, non un altro abitante di questa sfortunata città, non un altro lavoratore dell’ILVA, abbia ancora ad ammalarsi o a morire o ad essere comunque esposto a tali pericoli, a causa delle emissioni tossiche del siderurgico ".

Patrizia Todisco

GIP Tribunale di Taranto

Nell'incontro del 30 agosto 2017 con il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci, è stato presentato questo documento con le seguenti proposte dei Genitori tarantini.

Genitori Tarantini appello al Sindaco Melucci


Taranto, bimba di 7 anni muore di leucemia. Appello allo Stato: "Figlia di una città maledetta"

(ansa)

La lettera dei 'Genitori tarantini' al Quirinale e a Palazzo Chigi: "Era figlia della città che ogni maledetto giorno piange la scomparsa di cittadini, senza distinzione di età e ceto sociale, per interessi di pochi"

01 giugno 2017

TARANTO - "Ambra aveva sette anni e ancora qualche regalo da aprire prima di lasciare qui il suo corpo privo di respiro. Era figlia di disoccupati. Era figlia di Taranto, la città che ogni maledetto giorno, da cinquant'anni a questa parte, piange la scomparsa di cittadini, senza distinzione di sesso, età e ceto sociale, per interessi di pochi".


Comincia così una lettera inviata dal gruppo dei 'Genitori tarantini' al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al governo, al presidente della Regione Puglia e al sindaco di Taranto, all'indomani della morte di una bambina di 7 anni che ha combattuto per due anni contro la leucemia. Una morte che i 'Genitori tarantini' mettono in relazione all'inquinamento della grande industria con in testa l'Ilva.


"Dovreste essere voi, signori - aggiungono gli autori della missiva - con le più alte cariche che la democrazia prevede, a chinare il capo, oppressi da quel senso di vergogna che martella il cervello senza tregua. Voi che, pur di non decidere, decidete che un'industria altamente inquinante debba essere venduta. Voi che, pur di venderla, stendete tappeti rossi

- osservano riferendosi all'Ilva - cosparsi di petali di immunità penale ai piedi dei nuovi acquirenti, ancora più violenti e menefreghisti dei precedenti".


Alle più alte cariche dello Stato i 'Genitori tarantini' dicono: "Avreste potuto cambiare il corso della storia e non avete voluto farlo, chiediamo se avete una coscienza, sicuri che mentirete ancora rispondendo sì. Ambra aveva sette anni e ancora tanti regali da aprire".