Romano Penna
Un solo corpo
laicità e sacerdozio nel cristianesimo delle origini
Schematizzazione del libro
Introduzione
. L'autore inizia con un aneddoto sul generale spartano Lisandro che mette in discussione la necessità della mediazione sacerdotale, suggerendo l'importanza di un rapporto diretto con la divinità. Quindi introduce l'obiettivo del libro: esplorare il concetto di "laicità" nel cristianesimo delle origini, confrontandolo con il contesto religioso del tempo, greco ed ebraico.
. L'autore evidenzia un paradosso: nei testi cristiani più antichi, non c'è una distinzione tra "laici" e "sacerdoti". Tutti i cristiani, inclusi i ministri del culto, sono visti come parte di un'unica comunità, rappresentata metaforicamente come un "corpo".
. L'indagine storica proposta mira a far luce sull'autentica natura del cristianesimo delle origini, esplorando il concetto di "laicità" e il suo rapporto con il sacerdozio. L'autore si propone di informare i lettori, sia cristiani che non, sulle radici storiche dell'identità cristiana.
Cap. 1 Cristianesimo e Religione
. Appunti sul concetto di secolarizzazione: Il capitolo si apre con una riflessione sul concetto di "secolarizzazione", termine oggi ampiamente dibattuto e spesso associato a un declino del senso religioso tradizionale. L'autore invita a distinguere tra "secolarizzazione" come legittima distinzione tra sfera politica e religiosa, "secolarismo" come rinuncia al divino, e "laicità" come riconoscimento della dimensione terrena del mondo e della società.
. Il concetto di secolarizzazione, inteso come diminuzione dell'interesse religioso, era presente anche nell'antico mondo pagano. L'autore cita esempi di autori come Varrone, Giovenale, Plutarco e Luciano che osservarono e commentarono questo fenomeno.
. Il termine "secolarizzazione" deriva dal latino saeculum, che può indicare sia la dimensione terrena e storica della vita, sia un'esortazione a non lasciarsi dominare da ciò che è passeggero. Analogamente, il concetto di laicità può essere inteso in due modi: come presa di distanza da ciò che è puramente mondano, oppure come impegno a vivere in modo saggio e responsabile nel mondo.
. Religione e laicità: L'autore introduce quindi il concetto di laicità, evidenziando il suo ruolo fondamentale nella civiltà europea. La laicità è vista come frutto di diversi fattori storici, tra cui l'Umanesimo, il Protestantesimo, l'Illuminismo e l'affermarsi dell'indipendentismo nazionale.
. Il cristianesimo ha svolto un ruolo cruciale nell'affermazione della laicità, grazie a concetti come la creazione, l'incarnazione e l'escatologia, che hanno contribuito a desacralizzare il mondo, promuovere la solidarietà e relativizzare la storia.
. Il termine "laicità" può assumere significati diversi a seconda del contesto. In ambito politico, la laicità si riferisce all'indipendenza dello Stato da qualsiasi confessione religiosa. In ambito religioso, la laicità può essere intesa come autonomia del pensiero e dell'agire sociale dalle pretese dei precetti religiosi.
. L'autore chiarisce la differenza tra laicità e laicismo, sottolineando che il laicismo non è sinonimo di ateismo, ma può essere una posizione adottata anche da persone religiose.
. La voce «religione» in ebraico, greco, latino e il suo impiego cristiano in rapporto alla «fede»: Il capitolo prosegue con un'analisi del termine "religione". L'autore osserva che il termine latino religio non ha un esatto corrispettivo né in ebraico né in greco.
In ebraico, il termine più vicino a "religione" è ddt, che significa "legge" o "decreto", e si riferisce all'ordinamento globale dell'esistenza basato sulla Torah.
In greco, il termine threskeia indica l'aspetto cultuale della religione, mentre eusebeia esprime la pietà e il rispetto verso gli dei e i valori morali.
Il termine latino religio è stato interpretato in modi diversi. Cicerone lo definiva come la cura e la venerazione per un essere superiore, mentre Lattanzio lo collegava al legame tra uomo e divinità.
. L'autore ripercorre l'evoluzione storica del termine "religione" nel cristianesimo, mostrando come esso sia stato inizialmente utilizzato in modo difensivo per contrastare le accuse di superstizione rivolte ai cristiani.
. Il cristianesimo non è nato come una religione, ma come fede in Dio che si rivela in Gesù Cristo. L'autore sottolinea la differenza tra religione come tentativo umano di avvicinarsi a Dio e fede cristiana come risposta all'iniziativa divina.
. Il capitolo si conclude con una riflessione sul rapporto tra religione e fede. La religione può essere un supporto per la fede, ma non deve soffocarla con i suoi formalismi. La fede, a sua volta, ha bisogno della religione per incarnarsi nella storia e nella vita delle persone.
Cap. 2 Il Sacerdozio in ambito greco-romano ed ebraico
. Il sacerdozio in ambito greco-romano ed ebraico
. Vocabolo e identità del «sacerdote» Il termine italiano "sacerdote" deriva dal latino sacerdos, composto da sacer ("sacro") e da una radice verbale che significa "fare". In greco, il termine corrispondente è hiereus. Il sacerdote è una figura che si ritrova in molte religioni, con il ruolo di mediatore tra la divinità e la comunità. Questa mediazione si esprime soprattutto attraverso l'offerta del sacrificio.
. Le società greca e romana L'autore analizza il ruolo del sacerdote nelle società greca e romana, entrambe politeiste.
. Nel mondo greco i sacerdoti avevano un ruolo importante nella vita religiosa, spesso legato alla vita politica della città.
I sacerdoti, uomini e donne, venivano eletti o sorteggiati, e avevano il compito di custodire i templi, amministrarne i beni e svolgere le funzioni liturgiche, come il sacrificio.
Il sacrificio (thysia) era un atto centrale nella religione greca e poteva avere diverse finalità: omaggio agli dei, festeggiamento, propiziazione o espiazione.
Non esisteva un clero inteso come ceto sacerdotale chiuso, e i luoghi di culto erano vari e non necessariamente legati alla presenza di un tempio.
. Nel mondo romano la religione era strettamente legata alla pietas, intesa come senso del dovere morale verso gli dei, la patria e la famiglia.
Esistevano diverse figure sacerdotali, organizzate in collegi, con funzioni specifiche. I Pontifices avevano la supervisione della vita religiosa, gli Augures interpretavano i segni celesti, i Quindecemviri sacris faciundis custodivano i Libri Sibillini.
I sacerdoti romani godevano di alcuni privilegi, come l'esenero dal servizio militare. Erano eletti a vita e avevano un ruolo importante nella vita politica e sociale.
. Il giudaismo Il mondo giudaico si distingueva da quello greco-romano per il monoteismo, l'unicità del Tempio di Gerusalemme e l'importanza della Torah.
. La storia
Il sacerdozio in Israele era riservato alla tribù di Levi. Inizialmente il culto si svolgeva in diversi templi, ma in seguito fu centralizzato nel Tempio di Gerusalemme.
Dopo l'esilio babilonese, il sacerdozio fu riorganizzato e la sua importanza aumentò.
. Gerarchia e funzioni sacerdotali
Esisteva una gerarchia sacerdotale, con il Sommo Sacerdote al vertice. I Leviti, pur essendo "persone sacre", non potevano svolgere le funzioni sacerdotali.
I sacerdoti avevano diverse funzioni: officiare i riti, insegnare la Legge, pronunciare benedizioni e oracoli.
I profeti rivolsero dure critiche ai sacerdoti, accusandoli di corruzione, immoralità e di anteporre il culto all'onestà morale.
. Quale laicità in Grecia e in Israele
L'autore analizza il concetto di laicità in Grecia e Israele, evidenziando come il termine "laico" non avesse un significato preciso in quei contesti.
. Versante greco
Il termine laikos si trova in alcuni papiri, ma non ha un significato autonomo da laos ("popolo").
La società greca non conosceva una separazione netta tra sfera divina e umana, e il rapporto con il divino era espresso soprattutto attraverso i rituali.
. Versante ebraico
Il termine laikos non si trova nella Bibbia greca. La distinzione fondamentale era tra sacro e profano, puro e impuro.
Con l'essenismo si radicalizzò il concetto di impurità, identificata con il peccato e il male.
Cap. 3 La laicità del cristianesimo nascente
. L'originalità del cristianesimo e sua relazione con il giudaismo: Il cristianesimo delle origini si distingue per la sua originalità e per l'assenza di un'appropriazione diretta del patrimonio religioso greco o romano. L'autore parla di interpretatio christiana in riferimento all'assunzione e trasformazione di alcune categorie religiose giudaiche, come il monoteismo, la figura del Messia e il concetto di sacerdote.
. I due inizi "laici" del cristianesimo: L'autore evidenzia come il cristianesimo sia nato due volte: con la predicazione di Gesù di Nazaret e con l'annuncio della sua risurrezione da parte dei suoi discepoli.
. La laicità di Gesù di Nazaret: L'autore analizza la figura di Gesù di Nazaret, evidenziandone la laicità.
Gesù non apparteneva alla tribù sacerdotale di Levi, ma alla tribù di Giuda.
Gesù si distinse dalla tradizione sacerdotale del suo tempo, prendendo le distanze dal Tempio e dai suoi riti.
Gesù si dimostrò libero dalle convenzioni sociali e religiose, frequentando anche persone considerate impure.
Gesù operò una distinzione tra la sfera politica e quella religiosa, come si evince dal suo celebre detto "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio".
Il gesto profetico di Gesù nel Tempio, dove scacciò i mercanti, simboleggia la sua critica al culto e al sacerdozio.
. Laicità dei ministeri ecclesiali: Anche i primi apostoli e discepoli di Gesù erano laici, provenienti da diverse condizioni sociali. Nelle prime comunità cristiane, nessuno dei responsabili era chiamato "sacerdote".
. Carismi e ministeri (diakonie) L'autore analizza i diversi ministeri presenti nelle prime comunità cristiane, sottolineando che non esisteva una gerarchia rigida.
I ministeri erano visti come doni dello Spirito Santo, e ognuno aveva un ruolo specifico nella comunità.
Vengono analizzati i diversi ministeri presenti nelle comunità di Gerusalemme, Antiochia, Tessalonica, Corinto, Roma, Filippi ed Efeso.
. Il culto domestico delle prime comunità cristiane:
I primi cristiani si riunivano nelle case, non nei templi.
L'autore evidenzia il processo di inculturazione del cristianesimo, che si adattava ai diversi contesti culturali.
Le comunità cristiane condividevano alcune caratteristiche con le associazioni volontarie del mondo greco-romano, ma si distinguevano per la loro fede e per l'assenza di discriminazioni di sesso o censo.
Il battesimo era il rito di iniziazione, mentre l'eucaristia era un momento di comunione fraterna.
. Componenti "laiche" della morale paolina: L'autore analizza il pensiero di Paolo, evidenziando le componenti "laiche" della sua morale.
Paolo sottolinea l'importanza della libertà cristiana, contrapposta all'osservanza della Legge.
Paolo introduce il concetto di coscienza come guida interiore.
Paolo condivide alcuni valori etici con la filosofia greca, come l'importanza del bene e la ricerca del "bello".
Paolo distingue tra Vangelo e politica, riconoscendo l'autorità dello Stato ma sottolineando l'autonomia della Chiesa.
. L'uso cristiano del termine «laico»:
Il termine "laico" appare per la prima volta nella letteratura cristiana nella Lettera di Clemente ai Corinzi.
Il termine latino laicus è utilizzato da Tertulliano e Cipriano, mentre il termine greco laikos si trova in Clemente Alessandrino e Origene.
Il termine "clero" (clerus) deriva dal greco kleros e indica coloro che sono "sorteggiati" per il servizio di Dio.
Cap. 4 . Il sacerdozio nel cristianesimo degli inizi
. Il lessico sacerdotale nel Nuovo Testamento: A differenza del termine "laico", assente negli scritti canonici del cristianesimo, il termine "sacerdote" (hiereus) ricorre 32 volte nel Nuovo Testamento. Di queste, 21 si riferiscono ai sacerdoti ebrei (Vangeli, Atti e Lettera agli Ebrei), una a un sacerdote pagano di Zeus (Atti) e 10 hanno un impiego specificamente cristiano, riferendosi a Gesù Cristo o, al plurale, ai cristiani in generale. In questi ultimi casi, il termine è usato in senso metaforico.
. «Sacerdote», anzi «Sommo Sacerdote» è il solo Gesù Cristo: Il Nuovo Testamento, e in particolare la Lettera agli Ebrei, attribuisce un'identità sacerdotale a Gesù Cristo, definendolo "sacerdote" e "sommo sacerdote".
. La Lettera agli Ebrei: Questa lettera è l'unico scritto delle origini cristiane che definisce Gesù Cristo "sacerdote" e "sommo sacerdote", attribuendo al termine una valenza cristologica del tutto originale.
. Premesse identitarie fondamentali: Gesù Cristo è qualificato come "Figlio di Dio", superiore agli angeli, ma anche come uomo solidale con gli uomini. È definito "sommo sacerdote misericordioso e degno di fede", in quanto pienamente dedito alla mediazione con Dio e partecipe delle sofferenze umane.
. Confronto tipologico con Melkisedeq: L'autore stabilisce una connessione tra Gesù e la figura del sacerdote Melkisedeq, un personaggio biblico non ebreo. La tipologia di Melkisedeq è costruita in opposizione al sacerdozio levitico di Aronne, evidenziando la diversità e la superiorità del sacerdozio di Gesù.
Il sacerdozio di Gesù è eterno, come quello di Melkisedeq.
Il sacerdozio di Gesù comporta una trasposizione istituzionale, non essendo basato sulla discendenza levitica.
Il sacerdozio di Gesù ha dalla sua il giuramento di Dio.
. Confronto atipico con il sacerdozio levitico: L'autore confronta il sacerdozio di Gesù con quello levitico, evidenziando sia somiglianze che differenze.
La somiglianza principale è l'effusione del sangue, necessaria per la remissione dei peccati.
Le differenze sono molteplici: Gesù non apparteneva al sacerdozio levitico, non offrì vittime rituali ma se stesso, il suo sacrificio si svolse in un luogo profano e avvenne "una volta sola".
. Efficacia e permanenza del sacrificio di Cristo:
Gesù Cristo garantisce la perdurante applicabilità del suo sacrificio con la sua continua intercessione nel Santuario celeste.
Con la sua offerta, Gesù ha reso "perfetti" coloro che vengono santificati, garantendo loro libero accesso a Dio.
Gesù Cristo è "lo stesso ieri e oggi, lo stesso anche nei secoli", a indicare l'indefettibile valore del suo sacrificio.
. Accenni al sacerdozio in altri scritti neotestamentari: Anche altri scritti neotestamentari, come la Lettera ai Romani, la Lettera agli Efesini e la Prima lettera di Giovanni, contengono un linguaggio cultuale-sacerdotale riferito a Gesù, seppur in modo meno esplicito rispetto alla Lettera agli Ebrei.
. L'eccezione del Paolo storico, che su Gesù evita ogni linguaggio cultuale: Nelle lettere autentiche di Paolo, il lessico sacerdotale e cultuale è assente. Per descrivere la morte di Gesù, Paolo usa termini come "riscatto", "redenzione", "liberazione", "riconciliazione".
. La dimensione comunitaria e individuale del nuovo sacerdozio:
L'autore evidenzia come il sacerdozio di Cristo abbia una ricaduta sia sulla comunità cristiana nel suo insieme, sia sui singoli credenti.
. Sul piano oggettivo dell'essere: la comunità e i singoli
L'intera comunità è un popolo sacerdotale: La Prima lettera di Pietro definisce la comunità cristiana come "un sacerdozio santo" e "un sacerdozio regale", riprendendo il passo veterotestamentario di Es 19,5-6.
Tutti i singoli cristiani sono sacerdoti: L'Apocalisse di Giovanni definisce i cristiani come "sacerdoti di Dio e del Cristo", evidenziando il carattere non rituale ma esistenziale del loro sacerdozio
. Sul piano attivo dell'esercizio:
Il ministero della predicazione secondo Paolo: Paolo impiega un lessico cultuale per descrivere la propria attività di evangelizzazione, paragonandola a un servizio sacerdotale.
La vita quotidiana dei battezzati: Paolo applica il lessico cultuale anche alla normale esistenza cristiana, come si evince da Rom 12,1: "Offrite i vostri corpi come sacrificio vivo, santo, gradito a Dio".
Una testimonianza vissuta: La Prima lettera di Pietro esorta i cristiani a una condotta esemplare, sottolineando la dimensione testimoniale del loro sacerdozio.
La preghiera, incontro informale: La preghiera è vista come un elemento fondamentale della vita cristiana, un colloquio con Dio che non richiede la mediazione di un sacerdote.
. La successiva configurazione cristiana del «sacerdote»: L'autore analizza come il concetto di "sacerdote" si sia evoluto nel cristianesimo successivo.
L'utilizzo del vocabolo: La qualifica di "sacerdote" viene progressivamente attribuita ai ministri del culto, come si evince da diversi testi patristici.
L'ordinazione con l'imposizione delle mani: La prassi dell'imposizione delle mani, di origine ebraica, diventa il rito con cui si conferisce il sacerdozio ministeriale.
Il celibato: Il celibato ecclesiastico si afferma progressivamente, a partire dal Concilio di Elvira del 306.
Il vestito: L'abito sacerdotale si differenzia da quello dei laici a partire dal V secolo.
In sintesi
. La laicità come dimensione primaria dell'uomo:
Penna ribadisce che la laicità è una dimensione connaturata all'uomo, un aspetto basilare della sua esistenza. Essa si manifesta nella concezione secolarizzata del mondo, che la tradizione giudaico-cristiana ha desacralizzato, aprendo la strada all'indagine scientifica e alla comprensione razionale dell'universo.
. Il cristianesimo e il suo DNA laico:
L'autore sottolinea come il cristianesimo delle origini abbia un carattere laico, distinguendosi dalle religioni del tempo per l'assenza di riti sacrificali e di una classe sacerdotale. La laicità cristiana si esprime nella libertà dalla Legge e nell'adesione all'unico sacerdozio di Gesù Cristo, che trasforma la vita quotidiana in un "culto umanamente ragionevole".
. Il paradosso della laicità cristiana e del sacerdozio:
Penna evidenzia il paradosso della laicità cristiana, che pur rifiutando i sacrifici rituali e la mediazione sacerdotale, riconosce in Gesù Cristo l'unico Sommo Sacerdote. La laicità dei credenti si combina con la partecipazione all'unico sacerdozio di Cristo, che si esprime nell'offerta di sé e nel servizio alla comunità.
. L'importanza della comunità ecclesiale dinamica e in missione:
L'autore sottolinea l'importanza della comunità ecclesiale come luogo di comunione e di missione. La Chiesa non è fine a se stessa, ma strumento del Regno di Dio, chiamata a testimoniare l'amore e la fraternità nel mondo.
. Il valore del sacerdozio come esperienza condivisa di intimità con Dio:
Penna ribadisce il valore del sacerdozio cristiano come esperienza condivisa di intimità con Dio, resa possibile dal sacrificio di Cristo. Questa intimità non si ottiene attraverso riti o formule magiche, ma mediante l'adesione personale a Gesù e la partecipazione alla vita della comunità.
. L'originalità del sacerdozio cristiano:
L'autore mette in luce l'originalità del sacerdozio cristiano, che non si basa su una discendenza familiare o su una casta sacerdotale, ma sull'adesione a Cristo e sul servizio alla comunità.
. Il sacerdozio ministeriale come specificazione del sacerdozio comune:
Penna chiarisce che il sacerdozio ministeriale, svolto dai ministri del culto, è una specificazione del sacerdozio comune a tutti i battezzati. Esso non comporta una superiorità ontologica, ma una maggiore responsabilità nel servizio alla comunità.
. La necessità di una Chiesa unita e armoniosa:
L'autore sottolinea la necessità di una Chiesa unita e armoniosa, dove i diversi ministeri collaborano per l'edificazione della comunità. La Chiesa è chiamata a essere segno di unità e di fraternità nel mondo, superando le divisioni e i conflitti.
. Il valore dell'amore e del servizio:
Penna conclude ribadendo l'importanza dell'amore e del servizio come elementi fondamentali del sacerdozio cristiano. La Chiesa è chiamata a testimoniare l'amore di Dio nel mondo, prendendosi cura degli ultimi e degli emarginati.
In queste conclusioni, Penna offre una visione profonda e articolata del sacerdozio cristiano, evidenziandone la laicità, la comunionalità e la dimensione missionaria. L'autore invita a riscoprire le radici del cristianesimo delle origini, per vivere la fede in modo autentico e responsabile nel mondo contemporaneo.
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