Il documento che vi apprestate a leggere è stato scritto come commento al Catechismo della Chiesa Cattolica, riguardo il Sacramento dell'Eucarestia.
Il teologo Sartore sottolinea tutti i passaggi importanti di quanto afferma la dottrina della Chiesa Cattolica e commenta con molta arguzia il significato della celebrazione della Cena del Signore, come 'fonte e culmine' della vita.
La lettura del testo, a mio parere, è abbastanza scorrevole: certamente non è come la lettura di un quotidiano, ma nella sua intensità, può rivelarsi migliore della descrizione di un fatto di cronaca.
Mi auguro che tutti i ricercatori di verità, approfondiscano con passione questo Sacramento che ha la pretesa di farci mangiare (τρώγω, masticare) niente che poco di meno la carne di Colui che ha vinto la morte.
Per onestà, è giusto dire che l'articolo si comprende meglio, se previamente si legge il Catechismo della Chiesa Cattolica, nell'articolo riguardante il sacramento dell'Eucarestia [Clik qui se lo vuoi leggere previamente, e non resisti alla tentazione].
Buona navigazione a tutti.
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di Domenico Sartore
L'eucaristia è il coronamento dell'iniziazione cristiana, poiché è nell'eucaristia che il battesimo e la confermazione trovano il loro Ultimo compimento. Nell'eucaristia l'uomo battezzato e cresimato realizza nel modo più perfetto la sua configurazione a Cristo crocifisso e risorto e diventa pienamente sacerdote e testimone, secondo la consacrazione per questo ricevuta nei primi due sacramenti.
Battesimo, confermazione ed eucaristia costituiscono l'iniziazione cristiana, il nostro inserimento completo nella Chiesa, Popolo di Dio, Corpo di Cristo e Tempio dello Spirito.
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L'introduzione al Messale Romano, riassumendo vari insegnamenti del Vat. Il cosl presenta la celebrazione eucaristica: «La celebrazione della Messa, in quanto azione di Cristo e del Popolo di Dio gerarchicamente ordinato, costituisce il centro di tutta la vita cristiana per la Chiesa universale e per quella locale, e per i singoli fedeli.
Nella Messa infatti si ha il culmine sia dell'azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono al Padre, adorandolo per mezzo di Cristo, figlio di Dio.
In essa, inoltre, la Chiesa commemora, nel corso dell’anno, i misteri della Redenzione, in modo da renderli in qualche modo presenti. Tutte le altre azioni sacre e ogni attività della vita cristiana sono in stretta relazione con la Messa, da essa derivano e ad essa sono ordinate» (Pnmr 1).
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Negli studi più recenti e nella stessa prassi della Chiesa si è prestata una rinnovata attenzione a vari termini riferiti all'eucaristia, che esprimono aspetti diversi della mirabile ricchezza di questo sacramento.
Nel NT troviamo il termine cena del Signore, dal convito pasquale che il Cristo ha consumato con i suoi la vigilia della sua passione (cf 1 Cor 11, 20); il termine frazione del pane, dal gesto della cena ebraica, che Cristo compì nel cenacolo (cf Mt 26,26; 1 Cor 11,24), e dal quale fu riconosciuto dai discepoli a Emmaus (cf Lc 24,13-35); il verbo eucharistéin che si ricollega alla berakah ebraica (cf Lc 22,19; 1 Cor 11,24).
Nella Didachè il termine eucharistia indica l'azione di grazie, ma anche i doni eucaristizzati (cf IX, 1.5); nello stesso antichissimo testo si trova già indicato l'aspetto sacrificale con prosphorà (cf XIV, 1-2), più tardi in latino oblatio, sacrificium, termini approfonditi da tutta la tradizione patristica, che valorizza anche termini come synaxis, leiturgia, anaphora, agape, kuriaké, dominicum, santi misteri.
Su queste denominazioni, ricche di significato, nella chiesa latina prevalse il termine missa, legato al momento conclusivo del congedo, mentre in Oriente si conservò il termine divina Liturgia.
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La storia della salvezza è intessuta dei mirabilia Dei, degli interventi di Dio per la salvezza del suo popolo, che culminano nel mistero pasquale di Cristo.
Nel tempo della Chiesa, situato tra la prima e l'ultima venuta del Signore, questi eventi salvifici si concretizzano soprattutto nei sacramenti, tra i quali l'eucaristia ha un posto specialissimo. Essa si colloca infatti al centro di tutto il piano divino, ricapitolandone tutte le fasi, sia in rapporto al passato che al futuro, sia nel senso di una ricapitolazione retrospettiva, che nel senso di una ricapitolazione prospettica.
Lo potremo verificare con due metodi: a livello di segno, attraverso le anafore, che fin dai primi tempi hanno interpretato l'eucaristia; e poi a livello di «mistero», rileggendo l'eucaristia attraverso i grandi temi biblici, ai quali la riflessione patristica ha collegato l'eucaristia (cf M. Magrassi, op. cit., 280-314).
L'azione di grazie
L'eucaristia cristiana si pone in continuità con tutta la Bibbia, già a livello letterario, formale, in quanto la sua struttura si collega con il genere letterario della benedizione biblica che loda e ringrazia il Signore per la creazione e per la storia della salvezza, con una caratteristica visione unitaria di tutto ciò che il Signore ha fatto nei vari momenti del suo piano salvifico.
L'ultima Cena di Gesù si inserisce tra due di queste «preghiere di benedizione», quella sul pane all'inizio del convito e soprattutto quella legata all'ultimo calice, la «benedizione della mensa», che Gesù stesso ha collegato con la nuova alleanza, con il suo sacrificio redentore.
La preghiera eucaristica, sia pure nella varietà delle tradizioni liturgiche, svilupperà i grandi temi della benedizione ebraica, inserendo il sacramento dell'eucaristia, in forza della sua stessa struttura, nella continuità dell'economia totale.
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Grandi temi biblici
Cercheremo ora di cogliere il mistero salvifico, presente nel sacramento nei segni dek pane e del vino, nei suoi rapporti essenziali con tutte le varie fasi della storia della salvezza, rievocando rapidamente alcuni grandi temi biblici. Ne considereremo in particolare quattro.
1. La Pasqua.
L'ultima cena di Gesù è stata un convito pasquale, o perlomeno, si è svolta in un contesto pasquale: i testi del NT lo lasciano intendere; Paolo dirà: «Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato» (I Cor 5,7).
La Pasqua ebraica aveva un carattere memoriale. Il grande evento dell'Esodo non veniva solo commemorato, ma riattualizzato; mangiando di nuovo l'agnello pasquale, gli ebrei sperimentavano una nuova liberazione; per i cristiani Cristo immolato compie la figura dell’Agnello e ci unisce alla sua passione attraverso i segni del pane e del vino, che diventano il Corpo e il Sangue del Signore.
2. L'alleanza.
Nell'ultima cena le parole che Gesù pronuncia sul calice riecheggiano le parole di Mosè: «Ecco il sangue dell'alleanza che Jhwh ha concluso con voi» (Es 24,8) e di Geremia: «io concluderò con la casa di Israele e con la casa di Giuda un'alleanza nuova» (Ger 31,31-33).
L'eucaristia è il convito della nuova alleanza, sacramento dell'unione con Cristo e con i fratelli in un solo popolo.
3. Il sacrificio.
La cena appare in modo evidente come un sacrificio, che anticipa sacramentalmente il sacrificio della Croce.
Il pane diventa «il corpo che sarà dato per voi», il vino diventa «il sangue che sarà sparso». Legata alla Pasqua del Signore, la cena ricapitola tutti i sacrifici di Israele: in particolare, come sottolinea il Canone romano, i sacrifici di Abele, di Abramo, di Melchisedech.
4. Il convito.
La cena del Signore appare in modo ancora più immediatamente un banchetto, nel quale Cristo si siede a tavola con i suoi e offre loro in cibo il pane e il vino trasformati nel suo Corpo e nel suo Sangue.
Nello stesso tempo la cena di Gesù si collega con tutti i banchetti escatologici annunciati dai profeti. C'è un legame misterioso tra il banchetto dell’alleanza del Sinai, i pasti di Gesù con i suoi, l'eucaristia della Chiesa e il convito messianico del Regno.
La Bibbia, la Liturgia, i Padri ci aiutano a comprendere l'eucaristia così: come un'azione di grazie che sgorga dalla contemplazione di tutta la storia della salvezza, che trova il suo centro nel mistero pasquale del Signore, reso presente nel sacramento che anticipa già il compimento finale.
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L'eucaristia, a livello di segno e di mistero, come abbiamo visto, è stata preparata da tutto l'AT. Gesù ha introdotto i discepoli al grande evento dell'ultima cena con la moltiplicazione dei pani, con il miracolo di Cana, e soprattutto con il discorso sul Pane di vita (cf Gv 6), che mette alla prova la fede dei suoi discepoli.
Ma Pietro proclama la fede della Chiesa di tutti i tempi: accogliere il mistero dell'eucaristia sarà sempre per i cristiani accogliere Cristo stesso.
Sono quattro i racconti che troviamo nel Nuovo Testamento sull'istituzione dell'eucarestia: quelli dei tre vangeli sinottici (cf Mt 26,17-29; Mc 14,12-25; Lc 22,7-20) e quello più antico di Paolo (1Cor 11,23-26).
Mt e Mc rappresentano la tradizione della chiesa di Gerusalemme; Paolo e Lc si rifanno alla tradizione di una chiesa «ellenistica», quella di Antiochia.
Tutti e quattro i racconti rivelano già una origine liturgica: essi appaiono testi ufficiali nella loro essenzialità, conservano della Cena solo i gesti importanti, ai quali Cristo aveva attribuito un significato nuovo.
Le parole che Gesù pronuncia sul pane e sul vino mentre li distribuisce ai discepoli sono collegate con le due benedizioni solenni che inquadravano il banchetto vero e proprio. Dall'insieme dei suoi gesti e delle sue parole appaiono evidenti le intenzioni di Gesù a riguardo del sacramento dell'eucaristia: egli vuole donarci la sua vita in sacrificio: nel suo sangue egli suggella la nuova alleanza; egli indica nella sua persona il servo di Jhwh che soffre al posto dei peccatori; ci dona il suo corpo e il suo sangue in nutrimento; ordina ai discepoli di ripetere il suo gesto (cf P. Benoit, Esegesi e teologia, Roma 1964, 163-183).
Le prime comunità cristiane hanno incominciato immediatamente a mettere in pratica l'invito che Gesù aveva rivolto agli apostoli al termine dell'ultima cena.
Da allora — sottolinea il Vat. II — la Chiesa mai tralasciò di riunirsi per celebrare il mistero pasquale, leggendo in tutte le Scritture ciò che lo riguardava (Lc 24,27), mediante la celebrazione dell'eucaristia nella quale vengono resi presenti la vittoria e il trionfo della sua morte (Conc. Trid.) e rendendo grazie a Dio per il suo dono ineffabile (2Cor 9,12) nel Cristo Gesù, a lode della sua gloria (Ef 1,12), per virtù dello Spirito Santo» (SC 6).
Non siamo in grado di renderci conto perfettamente come i cristiani celebrassero l'eucaristia nell'ambito del primo secolo: certamente si radunavano insieme sotto la presidenza di un ministro, leggevano qualche pagina dell’AT e più tardi anche del NT, con un commento del presidente; portavano poi al centro della comunità del pane e del vino; su di essi il celebrante pronunciava un'azione di grazie, che aveva riunito le due benedizioni della cena pasquale ebraica e includeva già probabilmente il racconto dell'istituzione; poi tutti i presenti si univano nella comunione al Corpo e al Sangue di Cristo e si sforzavano di vivere questa esperienza eucaristica in un atteggiamento permanente di riconoscenza al Signore e di amore verso i fratelli.
Ma verso il 150 abbiamo una fonte storica, la prima Apologia di San Giustino martire, che ci offre una testimonianza preziosa sul modo in cui la chiesa aveva già sviluppato la forma primitiva della celebrazione eucaristica (cf 1 Apol 65-67).
In questo testo, appare chiaro che la Chiesa ha fatto molto presto alcune scelte fondamentali per obbedire al comando del Signore: la comunità riunita e la funzione del ministro; la Parola di Dio unita alla celebrazione eucaristica; l'attuazione della Parola nell'omelia, nella preghiera universale e nel bacio di pace; la Preghiera eucaristica, che contiene già, con ogni probabilità, il racconto dell'istituzione, pronunciata dal presidente e conclusa con l'Amen del popolo; la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo, nella quale tutta la comunità si riunisce, compresi i malati; la profonda fede eucaristica e la forte coscienza dell'impegno di fraternità e di servizio reciproco che l'esperienza eucaristica deve produrre nella comunità.
Verso il 215, Ippolito di Roma, nella sua Tradizione Apostolica, suggerisce un modello per la preghiera eucaristica che ci rivela la profonda comprensione che la Chiesa ha già acquisito dell'eucaristia.
Dopo una azione di grazie che rievoca la storia della salvezza incentrata su Cristo, fino a ripeterne i gesti e le parole nell'ultima cena, troviamo una preghiera che contiene un'interpretazione mirabile di tutta la celebrazione eucaristica: celebrando il memoriale... ti offriamo... facendo di noi una cosa sola... (cf Traditio, 4).
Nei secoli seguenti la celebrazione eucaristica diventa più complessa e diversificata. Il senso dell'assemblea cristiana a poco a poco si oscura e l'attenzione si concentra quasi esclusivamente sul celebrante.
La Parola viene meno compresa e considerata; si sottolinea la presenza eucaristica in se stessa, trascurandone il rapporto stretto con il sacrificio e la comunione; il carattere conviviale dell'eucaristia si perde; il rapporto dell'eucaristia con la vita della comunità diminuisce; diversi elementi della celebrazione si tralasciano o non sono più compresi nel senso originario.
Il Vat. Il ripropone una visione armoniosa e completa della celebrazione eucaristica (cf SC 47; LG 11) e riafferma il diritto-dovere dei fedeli alla partecipazione consapevole e attiva alla Messa (cf SC 48).
Perché si attui tutto questo nel modo migliore, il Concilio si preoccupa che «il sacrificio della Messa raggiunga la sua piena efficacia anche nella forma rituale» (cf SC 49). E l'introduzione al messale, soprattutto nel cap. Il (Struttura, elementi e parti della celebrazione eucaristica), che ci presenta la celebrazione della Messa come oggi la Chiesa la intende, in profonda continuità con la tradizione precedente (cf Proemio).
1. Riti di introduzione.
Come preparazione alla celebrazione, la comunità partecipa a dei riti d'introduzione, che sono numerosi, ma hanno uno scopo comune: «che i fedeli, riuniti insieme, formino una comunità e si dispongano ad ascoltare con fede la parola di Dio e a celebrare degnamente l'eucaristia» (Pnmr 24).
Essi sono:
- il canto di ingresso;
- il saluto all'altare e al popolo radunato;
- l'atto penitenziale;
- il Gloria,
- l'Orazione conclusiva.
2. Liturgia della Parola.
Come abbiamo già visto, fin dalle origini la Chiesa ha fatto precedere alla liturgia eucaristica una liturgia della Parola: nella messa di oggi essa è costituita
- dalle letture (AT e NT) e
- dai canti che le accompagnano,
- dall'omelia,
- dalla professione di fede,
- dalla preghiera universale.
Questi vari elementi sono profondamente collegati tra loro: «nelle letture, che vengono poi spiegate nell'omelia, Dio parla al suo popolo, gli manifesta il mistero della redenzione e della salvezza e gli offre un nutrimento spirituale.
Cristo stesso è presente per mezzo della sua Parola, tra i fedeli. Il popolo fa propria questa parola divina con i canti e vi aderisce con la professione di fede; così nutrito, prega nell'orazione universale per le necessità di tutta la chiesa e per la salvezza del mondo intero» (n. 33).
3. Liturgia eucaristica.
«Nell'ultima cena, Cristo istituì il sacrificio e convito pasquale per mezzo del quale è reso di continuo presente nella chiesa il sacrificio della croce, allorché il sacerdote, che rappresenta Cristo Signore, compie ciò che il Signore stesso fece e affidò ai discepoli perché lo facessero in memoria di lui.
Cristo infatti prese il pane e il calice, rese grazie, spezzò il pane e diede l'uno e l'altro ai suoi discepoli, dicendo: Prendete, mangiate, bevete; questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue. Fate questo in memoria di me.
Perciò la Chiesa ha disposto tutta la celebrazione delle liturgia eucaristica in vari momenti, che corrispondono a queste parole e gesti di Gesu» (Pnmr 48):
Preparazione dei doni.
Dalla sede l'attenzione si sposta all'altare, ove vengono portati i doni, pane e vino con acqua, su ciascuno dei quali il celebrante pronuncia una preghiera di benedizione.
Questa parte della Messa non è ancora l'offerta del sacrificio di Cristo, ne è una preparazione e in certo modo un inizio, come lascia intendere spesso l'orazione sulle offerte, che la conclude.
La preghiera eucaristica.
Ci soffermiamo in modo particolare sulla Preghiera eucaristica, con la quale «ha inizio il momento centrale e culminante dell'intera celebrazione, cioè la preghiera di azione di grazie e di santificazione.
Il sacerdote invita il popolo a innalzare il cuore verso il Signore nella preghiera e nel rendimento di grazie, e lo associa a sé nella solenne preghiera che egli, a nome di tutta la comunità, rivolge al Padre per mezzo di Gesù Cristo.
Il significato di questa preghiera è che tutta l'assemblea si unisca insieme con Cristo nel magnificare le grandi opere di Dio e nell'offrire il sacrificio» (pnmr 54).
Per dare espressione ottimale alla preghiera eucaristica e alle sue componenti, la Chiesa oggi esige che essa sia costituita dai seguenti elementi, che presentiamo, rielaborando Pnmr 55:
Azione di grazie: «il sacerdote a nome di tutto il popolo santo, glorifica Dio Padre e gli rende grazie per tutta l'opera della salvezza o per qualche suo aspetto particolare, a seconda della diversità del giorno, della festa o del tempo».
Acclamazione: tutta l'assemblea, unendosi alla chiesa celeste, canta il Sanctus, testo che si ispira alla vocazione di Isaia (Is 6,3 e a Mt 21,1) (Benedetto...). Generalmente segue una preghiera di raccordo, più o meno lunga.
Epiclesi di consacrazione: il termine greco significa «preghiera che chiama sopra...»: in essa la Chiesa invoca la potenza divina, generalmente, in modo più esplicito, lo Spirito Santo, «perché i doni offerti dagli uomini vengano consacrati, cioè, diventino il corpo e sangue di Cristo».
Racconto dell'istituzione e la consacrazione: «mediante le parole e i gesti di Cristo, si compie il sacrificio che Cristo stesso istituì nell'ultima cena, quando offrì il suo Corpo e il suo Sangue sotto le specie del pane e del vino, lo diede a mangiare e a bere agli Apostoli e lasciò loro il mandato di perpetuare questo mistero».
L'assemblea risponde con un'acclamazione alla parola del celebrante: «Mistero della fede!».
Anamnesi: proprio perché crede in questo memoriale efficace, la chiesa, in modo speciale quella radunata in quel momento e in quel luogo, offre al Padre, nello Spirito Santo, la vittima immacolata. I fedeli sono invitati ad offrire con il sacrificio di Cristo anche se stessi, per perfezionare ogni giorno di più la loro unione con Dio e con i fratelli.
Epiclesi di comunione: a questo scopo si invoca un'altra volta lo Spirito Santo, questa volta sulla comunità stessa, perché diventi anch'essa, in modo più pieno, Corpo di Cristo, specie attraverso la Comunione.
Intercessioni: «in esse si esprime che l'eucaristia viene celebrata in comunione con tutta la Chiesa, sia celeste che terrestre, e che l'offerta è fatta per essa e per tutti i suoi membri, vivi e defunti, i quali sono stati chiamati a partecipare alla redenzione e alla salvezza acquistata per mezzo del Corpo e Sangue di Cristo».
Dossologia finale: conclude la preghiera eucaristica, glorificando Dio per mezzo di Gesù Cristo, nello Spirito Santo, e viene ratificata e conclusa con l'acclamazione Amen di tutti i presenti.
Sino alla Riforma liturgica del Vat. II, la Chiesa di Roma conosceva fin dall'antichità una sola Preghiera eucaristica, il c.d. Canone romano, ora conservato con alcuni ritocchi come preghiera eucaristica prima: un testo che pone qualche difficoltà per il suo antico linguaggio cultuale e per una certa mancanza di unità, ma che si raccomanda per la sua ricchezza dottrinale, specie in rapporto all'aspetto sacrificale della messa e alla partecipazione dell'assemblea.
A questo venerando testo sono state aggiunte altre preghiere eucaristiche, ispirate a varie tradizioni liturgiche, con un linguaggio più consono al nostro tempo.
Proprio dal confronto tra tutti questi testi, che interpretano in modo originale uno schema comune, si può capire quanto profondamente queste preghiere esprimano la fede della Chiesa nell'eucaristia, favorendo la partecipazione attiva e consapevole della comunità cristiana.
c) Riti di comunione.
«Poiché la celebrazione eucaristica è convito pasquale, conviene che, secondo il comando del Signore, i fedeli che sono ben disposti ricevano il suo Corpo e il suo Sangue come cibo spirituale.
A questo mirano la frazione del pane e gli altri riti preparatori, che dispongono immediatamente i fedeli alla comunione» (Pnmr 56). Essi sono: il Padre nostro, il rito della pace, la frazione del pace con il canto dell’Agnello di Dio, l’immistione, la presentazione del Pane, la comunione del celebrante e del- l'assemblea, accompagnata dal canto di comunione.
Dopo un opportuno spazio di silenzio, conclude la preghiera dopo la comunione.
4. Riti di conclusione.
La celebrazione eucaristica termina con il saluto e la benedizione del celebrante, che poi congeda l'assemblea, «perché ognuno ritorni alle buone opere lodando e benedicendo il Signore» (Pnmr 57).
La parte introduttiva della celebrazione eucaristica, incentrata sull'assemblea che si raduna nel nome del Signore, la Liturgia della Parola che risveglia la fede e mette i fedeli nell'ascolto del Signore, e poi il momento conclusivo nel quale la comunità è inviata in missione, inquadrano efficacemente la celebrazione eucaristica in senso stretto, e aiutano a comprenderla e a viverla in tutta la sua ricchezza.
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Spetta alla riflessione teologica elaborare una concezione globale di tutti i molteplici aspetti di questo sacramento, valorizzando i dati biblici, i vari approcci della tradizione, gli insegnamenti del magistero, a partire dalla volontà di Cristo che ha istituito l'eucaristia, accolta nella fede dalla prima generazione cristiana e poi da tutte quelle che l'hanno seguita fino ad oggi.
Queste varie esperienze di fede arricchiscono oggi la nostra comprensione dell'eucaristia e possono entrare in una sintesi, che risponda alle esigenze della Chiesa di oggi.
La struttura incarnatoria della cena del Signore secondo Giovanni e i Padri dei primi secoli, la sua dimensione ecclesiale secondo Agostino, la visione anamnestica dei Padri greci e delle grandi anafore orientali, l'idea del sacrificio del Canone Romano, l'interpretazione ontologica della presenza reale della teologia medioevale, l'ottica personalistica della ricerca più recente: sono tutti momenti che non possono essere trascurati in una riflessione che voglia approfondire le intenzioni del Signore che ha istituito questo sacramento così ricco di aspetti diversi e la lunga e molteplice esperienza di fede della chiesa attraverso tanti secoli fino ad oggi (cf J. Betz, «L'Eucaristia come mistero centrale», in Mysterium salutis VIII, Brescia 1975,324-384).
I catechismi e i manuali tradizionali, non più sufficientemente penetrati dallo spirito della Bibbia e della liturgia, presentavano la dottrina eucaristica in tre diversi trattati, studiando separatamente la presenza reale, il sacrificio e la comunione.
Tale impostazione comprometteva una comprensione unitaria dell'eucaristia, favorendo alcune conseguenze negative nella pietà cristiana. La comunione non era più percepita come parte integrante della messa; si era attenuato il senso del rapporto della presenza reale e del suo culto con il santo sacrificio e con la comunione; la messa veniva considerata più come azione a sé stante, che come memoriale efficace del mistero pasquale del Signore.
Il Concilio Vaticano Il, che ha ripetutamente parlato dell'eucaristia nei suoi diversi aspetti, ha dato in un testo-sintesi una mirabile visione d'insieme del grande mistero, presentandolo come memoriale, sacramento, presenza reale, sacrificio e convito:
«Il nostro Salvatore nell'ultima cena, la notte in cui fu tradito, istituì il Sacrificio eucaristico del suo Corpo e del suo Sangue, onde perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce, e per affidare così alla sua diletta sposa, la chiesa, il memoriale della sua morte e della sua risurrezione: sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l'anima viene ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura» (SC 83).
L'Istruzione Eucharisticum Mysterium (1967) sottolinea che «la Messa, o Cena del Signore, è contemporaneamente e inscindibilmente: sacrificio, in cui si perpetua il sacrificio della croce; memoriale della morte e risurrezione del Signore, che disse: «fate questo in memoria di me» (Lc 22, 19); sacro convito, in cui, per mezzo della comunione al Corpo e al Sangue del Signore, il popolo partecipa ai beni del sacrificio pasquale, rinnova il nuovo patto fatto una volta per sempre nel Sangue di Cristo da Dio con gli uomini e nella fede e nella speranza prefigura e anticipa il convito escatologico nel regno del Padre, annunziando la morte del Signore fino al suo ritorno» (EM 3a).
In questa visione unitaria trova la sua giusta collocazione anche il culto eucaristico: «la celebrazione dell'eucaristia sa fuori della Messa... Bisogna dunque considerare il mistero eucaristico in tutta la sua ampiezza, tanto nella stessa celebrazione della Messa quanto nel culto delle sacre Specie, che sono conservate dopo la Messa per estendere la grazia del sacrificio» (Ibid. 3 e, g).
Queste considerazioni e queste citazioni ci sembrano utili per inquadrare e comprendere in tutta la sua ricchezza la trattazione sistematica che il ccc propone sull'eucaristia.
Obbedendo al comando del Signore «Fate questo in memoria di me» (1Cor 11,24-25), la Chiesa celebra l'eucaristia nei suoi vari aspetti:
L'eucaristia è un'azione di grazie al Padre per tutti i benefici della creazione e della redenzione, un sacrificio di lode offerto per Cristo, con Cristo ed in Cristo.
L'eucaristia è il Memoriale del sacrificio di Cristo e del suo corpo: ricorda e ri-presenta il sacrificio di Cristo per la salvezza del mondo; è anche sacrificio della chiesa, perché il corpo di Cristo partecipa all'offerta del suo capo, presentando al Padre, insieme con lui, la sua lode, la sua preghiera, la sua sofferenza, tutta la sua vita.
L'eucaristia è Presenza di Cristo operata attraverso la sua Parola e il suo Spirito: nella Chiesa ci sono altre presenze del Signore, ma la presenza di Cristo in questo sacramento è reale in una maniera del tutto singolare, «perché è sostanziale, e in forza di essa Cristo, Uomo-Dio, tutto intero si fa presente» (Paolo VI, Enc. Mysterium fidei 20). Tale presenza, attuata nella Messa, è finalizzata al sacrificio e alla comunione, ma essa perdura anche al di là della Messa, e proprio per questo è oggetto da parte della Chiesa di un culto di adorazione, che continua la partecipazione alla Messa e prepara ad essa.
L'eucaristia è il Banchetto pasquale, sacro convito della comunione al Corpo e al Sangue del Signore, a cui è totalmente orientata la celebrazione del sacrificio eucaristico. Questa comunione sacramentale produce nei fedeli frutti mirabili: accresce la nostra unione con Cristo, ci distacca dal peccato, rafforza l'unità della Chiesa, impegna al servizio dei fratelli.
L'eucaristia, come appare chiaramente dal NT, è il sacramento della speranza della Chiesa (cf Mt 26,29; Mc 14,25; Lc 22,18; 1Cor 11,26): dei «cieli nuovi» e della «terra nuova», che le sono promessi, la Chiesa non ha nessun pegno più sicuro, nessun segno più esplicito dell'eucaristia. Il grido «Marana tha» delle prime comunità cristiane (1Cor 16,22; Didachè X,6) ci suggerisce il clima spirituale che deve sempre caratterizzare la celebrazione di questo mistero di fede e di speranza. Partecipando alla Cena del Signore, noi spezziamo, come dice il martire Ignazio, «l'unico pane, che è farmaco d'immortalità, antidoto per non morire, alimento dell'eterna vita in Cristo Gesù» (Ep. ad Eph. 20,2).
I tre sacramenti dell'iniziazione cristiana sono stati trattati dal ccc secondo un metodo unitario, pur con una certa elasticità, esigita dalla diversità dei tre sacramenti.
Prima di tutto i tre sacramenti sono stati considerati nella prospettiva dell'interazione cristiana, che ricupera la globalità di tutto il processo per fare il cristiano; sottolinea l'iniziativa di Dio, a cui deve corrispondere un cammino di maturazione personale nella fede; afferma l'unità dei tre sacramenti e e la loro reciproca connessione.
I tre sacramenti sono considerati nell'orizzonte della storia della salvezza, che permette di evidenziare la loro continuità con gli interventi di Dio nell’AT e con le azioni salvifiche di Cristo alla luce del metodo tipologico dei Padri.
Un terzo aspetto del metodo adottato dal ccc in questo capitolo è la Mistagogia, non solo come forma di catechesi, ma come un vero e proprio metodo per fare teologia (cf E. Mazza, La mistagogia. Una teologia della liturgia in epoca patristica, Roma 1988). Colpisce indubbiamente il carattere liturgico dell'impostazione del ccc nella presentazione dei tre sacramenti, costantemente illustrati per ritus et preces, con grande attenzione alla lex orandi, espressa nei testi eucologici.
Infine, abbiamo apprezzato la chiara presa di posizione circa l'età della confermazione, invito a riconsiderare tutta una mentalità teologica e pastorale, che ci sembra poco in armonia con la più genuina tradizione della Chiesa.
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Se vuoi approfondire ancor di più, in un modo semplice e comunque scientifico, il grande Sacramento dell'Eucarestia, ti consigliamo di leggere anche un file preparato dalla parrocchia per i bimbi (in verità, l'intenzione era di prepararlo per i bimbi, ma di fatto è per tutti).
Pensiamo che possa essere molto utile una lettura fatta con calma, e magari in più giorni.
Clicca qui, se sei interessato al file.
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