Associazione Culturale Ensemble Vocale di Caldiero
dalla passione nasce l'armonia
dalla passione nasce l'armonia
Vieni a cantare con noi
Vuoi provare l’esperienza corale? Un’opportunità per esplorare e migliorare la propria voce, un viaggio emozionante alla scoperta delle proprie potenzialità musicali. Una meravigliosa armonia di voci che fanno vibrare l’anima e riempiono il cuore di gioia ed emozione, rendendo ciascuno parte di un insieme perfetto. Ci troviamo il mercoledì sera dalle 20,30 alle 22,30 per provare ma anche per condividere la bellezza del canto; la possibilità di confrontarsi e discutere fornisce l’opportunità di un approfondimento culturale in un ambiente sereno ed amichevole. Soprattutto lo stare piacevolmente in compagnia con il fine comune di migliorarsi aiuta a vincere pregiudizi, contrasti e rivalità. Vieni a trovarci, avrai la possibilità di assistere ad una prova senza impegno.
Ti aspettiamo!
Mercoledì 21 gennaio
20:30 - 22:30
Studio dei seguenti brani:
Jesu dulcis memoria (T. L. da Victoria)
Sicut cervus desiderat (G. P. da Palestrina)
"Vivan le femmine! Viva il buon vino! Sostegno e gloria d'umanità". Con queste parole l'impenitente Don Giovanni resta fedele al proprio credo sino alla fine preferendo dunque consacrare la propria morte in un ultimo rituale laico ad una più comoda ma vigliacca redenzione. Il mito di Don Juan Tenorio, leggendario cavaliere spagnolo apparve la prima volta nel dramma El burlador de Sevilla y convidado de pedra di Tirso de Molina (1630) ed ispirò in seguito anche la penna di Molière, Byron e Balzac. Anche il teatro musicale non restò insensibile ad un soggetto così interessante come testimoniano i lavori di Alessandro Melani (1669), Vincenzo Righini (1777) e Giacomo Tritto (1783) per arrivare a quel Convitato di pietra di Giuseppe Gazzaniga (1787) a all'omonimo lavoro di Dargomyzskij del 1872. Va da sé tuttavia che quando si nomina il Don Giovanni si intende subito il capolavoro prodotto dal genio musicale e letterario della coppia Mozart/Da Ponte e le novità teatrali in esso apportate a cominciare dalla definizione di dramma giocoso: sebbene modellato sullo schema dell'opera italiana si regge in straordinario equilibrio tra farsa e tragedia cancellando la linea di demarcazione tra l'uno e l'altra. Ogni momento comico è infatti adombrato dal dramma incombente ed allo stesso modo ogni istante tragico presenta singolari risvolti comici che troveranno l'apoteosi nel grande sestetto finale. In particolare Mozart seppe trarre un personaggio idealizzato in epoca romantica come l'eroe in lotta contro gli uomini e Dio a difesa della propria libertà, al punto che la sua presenza è viva e palpabile in ogni momento, anche quando è fuori scena. I versi di Lorenzo Da Ponte, così irresistibili e trasgressivi trovarono dunque nella musica del salisburghese la loro piena compiutezza; in particolare la parte del protagonista scritta per il ventunenne basso baritono Luigi Bassi è fra le più belle mai scritte per questo ruolo vocale.
Gian Paolo Dal Dosso
Nato a Verona nel 1741, a quattordici anni entrò come cantore nella cappella musicale della cattedrale dove fu allievo di Daniel Del Barba. Ordinato sacerdote fu cappellano del coro nel quale rientrò nel 1775 come basso; grazie ad una bellissima voce unita ad una profonda intelligenza musicale, dimostrò grandi capacità anche con composizioni di pregevole fattura. Continuando a svolgere il ministero sacerdotale, affiancò Del Barba coadiuvandolo nell'organizzazione della cappella e alla morte dell'anziano maestro, nel 1802, Giacometti ne prese il posto continuando l'azione di rinnovamento e ristrutturazione interna e fissando gli organici vocali e strumentali. Come compositore si impose per lo stile riformato portando interessanti novità nella musica sacra: degne di menzione sono le Lezioni della settimana santa, nelle quali lo stile declamatorio dei recitativi si contrappongono a virtuosismi vocali di particolare effetto senza tuttavia mai perdere di vista la creazione melodica. Sotto la sua direzione la cappella musicale veronese ottenne grandi risultati e le esecuzioni durante i pontificali erano sempre di alto livello. Bartolomeo Giacometti tenne il suo incarico fino alla morte, il 4 gennaio 1809, lasciando una cospicua produzione musicale, conservata per lo più a Verona (Biblioteca Capitolare, Biblioteca Civica, Archivio della Chiesa di San Giorgio in Braida), Rovereto (Biblioteca Civica Tartarotti) e Ostiglia (Biblioteca Musicale Greggiati). Si ricordano in particolare: Messa da requiem a 4 voci e basso continuo; Responsoria per i defunti a 4 voci e basso continuo; Dixit Dominus per voci e orchestra; Libera me a 4 voci e basso; Vexilla regis a 4 voci e strumenti; Tre Messe a 3 e a 4 voci più movimenti staccati di messe a più voci e strumenti; due Credo a 4 voci; Veni Sancte Spiritus e Victimae Paschali Laudes a 4 voci; Magnificat a 4 voci e organo; Te Deum a 4 voci; Responsoria del 1° notturno; Responsoria a 3, 4, 5 voci e strumenti; tre Turba Passionis a 3 voci e basso e Passio D.N.I.C.; Lezione terza del venerdì santo; Messa di morti a 4 voci e basso continuo.
Giulio Baldetti
Propter imbecillitatem vocis: si tratta di uno di quei casi, peraltro non rarissimi, in cui celebri musicisti non furono compresi oppure caddero vittime di congiure e macchinazioni al fine di screditarli ed ostacolarne la carriera. In questo caso parliamo di Sante Giovanni di Pierluigi, nato a Palestrina (Roma) nel 1525, già fanciullo cantore nella Cappella Liberiana, a Santa Maria Maggiore dove fu istruito nella pratica musicale e nella composizione. Protetto dal cardinale Del Monte, quando quest'ultimo venne eletto papa con il nome di Giulio III, assunse il Palestrina come cantore e maestro della Cappella Giulia ed in seguito della Cappella Pontificia Sistina, suscitando le invidie dei colleghi e degli altri maestri che ambivano al prestigioso posto. Nella Cappella Sistina l’ordine e la disciplina erano durissimi e garantiti dai puntatori, figure incaricate di sorvegliare le esecuzioni musicali e di annotare gli sbagli dei cantori per poi decurtarne la paga . Questi puntatori annotavano le multe su diari sui quali annotavano anche le attività giornaliere; in uno di questi diari possiamo cogliere la diffidenza con cui i cantori della Cappella Pontificia accolsero Palestrina appena nominato, diffidenza che ben presto lasciò spazio all'invidia e alla gelosia. Il 25 marzo 1555 morì papa Giulio III, protettore del Palestrina. Gli successe Paolo IV, poco interessato alla musica ma soprattutto papa rigido ed intransigente. Costui, preoccupato dalla situazione di degrado morale della Chiesa, mise in atto diversi provvedimenti nel tentativo di riportare l’ordine, tra i quali il divieto ai musicisti sposati di prestare servizio poiché l’esecuzione dei canti liturgici rientrava tra le funzioni sacerdotali. I cantori fecero leva sulla sua intransigenza morale denunciando Palestrina e altri due colleghi ammogliati che furono perciò costretti alle dimissioni. Il livore dei cantori, non ancora soddisfatti, fu tanto che sul verbale del licenziamento venne messa la causale umiliante propter imbecillitatem vocis, cioè inadeguatezza vocale.
Oltre al danno, pure la beffa.
Daniela Malinverno
AGENDA
Verdi e la letteratura: dopo l'incontro con Victor Hugo che portò alla composizione di Ernani (1844) e Rigoletto (1851), Friedrich Schiller (Luisa Miller, 1849) e, al termine della lunga carriera, anche con il teatro di Shakespeare (Otello, 1887 e Falstaff, 1893), il maestro volle cimentarsi con il romanzo La dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio che scandalizzò i benpensanti dell'epoca. Il maestro ebbe modo di assistere alla riduzione teatrale ricavata dallo stesso Dumas e ne rimase folgorato, decidendo di mettere in musica le vicende di Marguerite e Armand. In aperto contrasto con la censura austriaca, lavorando a quattro mani con il librettista Francesco Maria Piave, impose come titolo provocatorio La traviata, smussando la connotazione triviale che caratterizza il romanzo di Dumas addolcendo e nobilitando i protagonisti. Marguerite Gautier diventò così Violetta Valèry mentre Armand Duval cambiò in Alfredo Germont. L'opera andò in scena al Teatro La Fenice di Venezia la sera del 6 marzo 1853 e fu un fiasco annunciato.
La genesi dell'opera e la storia di quel fiasco alla prima verranno raccontati dal M° Gian Paolo Dal Dosso, con esempi al pianoforte.
L'appuntamento è per Giovedì 22 gennaio alle ore 15:30