Il programma prevede l'esecuzione di una selezione accurata di canti liturgici bizantini di due tradizioni ‘sorelle’: la greca e la siculo-albanese, al fine di mostrare quanto il repertorio ‘siciliano’ si sia sviluppato attraverso un processo di trasmissione orale e un delicato equilibrio tra salvaguardia e ‘ri-bizantinizzazione’. In aggiunta al repertorio della chiesa bizantina verranno presentati alcuni canti paraliturgici calabresi con lo scopo di suggerire il “paesaggio sonoro” che fa da sfondo alla tradizione liturgica della chiesa ortodossa nel contesto italogreco.
Questo concerto presenterà quindi, attraverso l’apporto di musicisti con percorsi artistici eterogenei, la ricchezza di sfumature che sono presenti in una tradizione musicale che a torto viene ritenuta monolitica e arcaica.
La musica sacra del mondo cristiano medievale condivide, da oriente a occidente, le stesse radici che affondano nella salmodia della tradizione liturgica ebraica, inserite in una cornice concettuale che riprende l’impostazione data dai grandi teorici dell’antica Grecia come Pitagora, Aristosseno e Tolomeo.
Possiamo quindi immaginare la cultura musicale della cristianità come un insieme stratificato e complesso di influenze di cui una certa traccia è rimasta nei repertori più antichi come quello del canto bizantino, una tradizione musicale che parte dai primi secoli dell’era cristiana ed è stata trasmessa ininterrottamente per secoli fino ai giorni nostri.
Il concerto proposto, che può essere accompagnato da una conferenza esplicativa esauriente ma di taglio divulgativo, condotta da musicologi qualificati, mira a mettere in luce la ricchezza di queste influenze che convergono nei repertori musicali che sono stati preservati e trasmessi all’interno della tradizione liturgica della chiesa cristiana.
I brani proposti spaziano quindi dai frammenti musicali dell'antica Grecia che ci sono pervenuti, al repertorio di brani liturgici provenienti dalla tradizione occidentale e orientale, arricchiti da alcuni canti della tradizione arbereshe dell’Italia meridionale utilizzati nella chiesa di rito ortodosso.