Come predire la ripartizione dei seggi, partendo dai sondaggi?
Innanzitutto analizziamo lo scopo di un sondaggio: un sondaggio cerca di prevedere un comportamento o una preferenza di una popolazione, intervistando una frazione della popolazione totale.
Tendenzialmente più grande è la frazione della popolazione intervistata meno margine d'errore ha il sondaggio. Gli intervistati devono essere scelti a caso dalla popolazione totale, devono essere "scorrelati" tra loro, se intervisto soltanto gli abitanti di un quartiere o di un paesino difficilmente saranno rappresentativi di tutta l'Italia. Quindi non esiste il sondaggio perfetto né il sondaggio esente da errori, fare i sondaggi ha un costo e aumentare la frazione della popolazione intervistata riduce l'errore del sondaggio ma ha vantaggi via via sempre più ridotti. Se intervisto 100 persone avrò un sondaggio con un margine d'errore di circa il 10%, se ne intervisto 1000 avrò un margine d'errore di circa il 3%, per avere un margine d'errore del 1% ne devo intervistare ben 10.000 (per un miglioramento del 2% devo spendere 10 volte tanto rispetto al caso con 1000 intervistati).
La maggior parte dei sondaggi politico elettorali, ha quindi una popolazione intervista dell'ordine del migliaio, si va dai 1000 intervistati fino a qualche raro caso con circa 4000 intervistati.
Fare le interviste per i sondaggi non è un elemento neutro, se sono fatti di persona al telefono o via computer può influenzare l'intervistato, anche l'ordine con il quale vengono poste le domande/opzioni.
In presenza di soglie, come quella del 3% può significare per un piccolo partito avere rappresentanza o non averne affatto inoltre la pubblicazione e la diffusione dei sondaggi influenza l'elettorato che potrebbe essere sconfortato dal "buttare" il voto.
Inoltre essendo il sondaggio intrinsecamente dotato di un errore, un partito dato al 3% potrebbe essere invece al 2,9% effettivo o al 3,1%
Dare per vincitrice una coalizione attiva il cosiddetto bandwagon effect ovvero la corsa al carro del vincitore, alcuni elettori potrebbero optare per stare con i vincenti ( o presunti tali) perché non gli piace stare dalla parte del perdente, oppure in altri soggetti potrebbe portare di votare per gli altri (ovvero di andare in soccorso dei perdenti, o presunti tali).
Fare sondaggi o analisi non è un' azione neutra, la si può rendere la più oggettiva possibile ma sarà comunque soggetta ad un qualche bias.
Con questo scopo è nato questo progetto, nel tentare di usare metodi oggettivi per predire i seggi ottenuti dalle coalizioni in gioco pur sapendo dell'errore intrinseco dei sondaggi.
I seggi del proporzionale
Alla Camera sono stati attribuiti 245 seggi con il proporzionale, pertanto una coalizione che ottenesse il 40% dei consensi, dovrebbe ottenere almeno 245x0.40 = 98 seggi ( in realtà solitamente di più per un effetto che spiegheremo qui di seguito).
In realtà per effetto delle soglie i partiti che superano il 3% ottengono sempre qualche seggio in più, vediamolo con un esempio pratico:
Coalizione A: 40% consensi, Coalizione B: 20%, Partito C: 20%, Partito D: 10%, Partito E: 4%, Altri partiti (sotto il 3%): 5%
La somma dei voti ai partiti sotto il 3% sono pari al 5%, quindi questi mini partiti non ricevono seggi, tuttavia questa percentuale di seggi non va persa, ma viene ripartita proporzionalmente agli altri partiti in gara che sommati cumulano al 94%.
Quindi la torta dei seggi proporzionali (nella camera pari a 245 seggi) viene ripartita tra coloro che superano la soglia del 3%.
Per ottenere la quota che spetta ad ogni partito che supera la quota del 3% bisogna prendere la loro quota totale (94%) ovvero 0.94 farne il reciproco, questo sarà il loro coefficiente di "rivalutazione".
Il risultato finale è riassunto in questa tabella:
Adesso bisogna ripartire i 245 seggi, il Rosatellum usa il metodo di Hare, detto metodo dei più alti resti (per approfondire clicca qui).
Solitamente si fa riferimento ai voti ottenuti e si usa il quoziente di Hare, qui si è usato un metodo equivalente che tiene conto delle percentuali.
Qui vediamo una versione semplificata, i risultati sono riportati in tabella:
Più partiti sono sopra soglia di sbarramento, più piccola sarà la rivalutazione dei restanti partiti.
Per quanto visto prima un partito che ottiene il 40% dei consensi otterrà, nella quota proporzionale, minimo 98 seggi.
Soglie di sbarramento alte aumentano la "rivalutazione" delle percentuali di attribuzione seggi dei partiti grandi.
I seggi del maggioritario
Se i votanti per i singoli partiti fossero distribuiti equamente e uniformemente in tutte le circoscrizioni (ad esempio un partito con il 10% di consensi a livello nazionale avrebbe, in ogni circoscrizione elettorale esattamente il 10%) tutti i seggi del maggioritario verrebbero vinti dal partito o dalla coalizione che ha la maggioranza relativa a livello nazionale (non necessariamente il 50% +1 .
In realtà esistono le differenze non sono a livello regionale ma anche a livello delle singole circoscrizioni, esistono partiti più forti in determinati territori e più deboli in altri.
Per questo motivo predire i risultati del maggioritario non è così immediato, né così scontato, in particolare essendo che all'uninominale le coalizioni presentano un determinato candidato, esso appartiene al suo partito ma al contempo rappresenta la coalizione nella usa interezza, in particolare il Rosatellum non prevede voto disgiunto, quindi potresti votare un partito della coalizione, ma accetteresti implicitamente un candidato di coalizione magari appartenente ad un altro partito della coalizione.
Quindi bisogna considerare non solo la percentuale che la coalizione ha localmente, ma anche il singolo candidato o candidata che mettendoci la faccia potrebbe attrarre più o meno voti della coalizione in sé e per sé o del singolo partito della coalizione.
Per ovviare a questo problema servirebbero sondaggi collegio per collegio, ma questo è improponibile dal punto di vista economico. Oppure prendere i sondaggi nazionali e calarli nello storico dei risultati del singolo collegio.
Ad esempio se il partito Alfa a livello nazionale aveva il 30% dei consensi e nel collegio 17 aveva ottenuto il 40%, adesso che il partito alfa ha dimezzato i suoi consensi e ha raggiunto il 15% quanti consensi avrà nel collegio 17? La metà, ovvero il 20%? Il 15% in meno, ovvero 40-15= 25% ? La media tra i due valori? Non esiste una risposta certa e accettata inequivocabilmente.
In quasi 5 anni di legislatura i risultati possono cambiare parecchio e i trend diventare imprevedibili, comparazioni con elezioni locali, regionali o europee può essere fuorviante. Usare i risultati di 5 anni prima è un punto di partenza, ma è passata un'eternità a livello di opinione pubblica.
Chiaramente esistono numerosi e frequenti sondaggi, svolti a livello nazionale ed è possibile calarli a livello locale, tenendo conto della distribuzione non uniforme del voto.
Inoltre la riforma costituzionale ha ridisegnato non solo il parlamento, ma anche le circoscrizioni che sono diventate ancora più grandi e sopratutto differenti da quelle del 2018, unico altro caso in cui è stata applicata la legge Rosato.
Consci di questi limiti abbiamo sviluppato un simulatore che partendo dai sondaggi pubblicati simula i risultati per Camera e Senato, per quanto concerne il proporzionale, con il metodo grosso modo descritto sopra, per quanto riguarda il maggioritario con un algoritmo che attribuisce maggior peso alle coalizioni più grandi, dando un peso maggiore ad esse rispetto al peso che hanno nel proporzionale (come si osserva nella realtà).
Si è scelto di simulare direttamente le coalizioni e i singoli partiti non coalizzati, senza entrare nel dettaglio dei partiti che compongono le coalizioni.
Per ottenere la percentuale delle coalizioni basta sommare tutti le percentuali di risultati dei partiti che le compongono purché superino l'1%, dato che non si entra nel merito della ripartizione proporzionale che poi avviene all'interno della coalizione non si vanno a distinguere i partiti della coalizione che superano al suo interno il 3%
Per quanto concerne lo sbarramento del 3% tale soglia è cruciale per i partiti singoli che sono in prossimità di essa.
Sono stati simulati i seggi di Camera e Senato usando i risultati dei sondaggi, in maniera statica ovvero come se fossero effettivamente il risultato il giorno dopo delle elezioni, successivamente è stata fatta la simulazione per la sola Camera dei deputati, tenendo conto della stocasticità intrinseca del sondaggio.
Per esempio: se un partito è dato al 10% in un sondaggio con 1000 rispondenti tale dato ha un'errore di quasi il 2,5% ovvero nella realtà il partito potrebbe ottenere anche un valore compreso tra 7,5% e il 12,5% e tale valore non sarebbe troppo "inaspettato", chiaramente tipicamente il dato reale cade abbastanza vicino al 10% misurato. Un modo per ovviare a tali fluttuazioni è aumentare il numero di intervistati, oppure mediare su più sondaggi anche se fare ciò non è esente da rischi e da bias.
Quindi per la sola Camera dei deputati le simulazioni sono corredate da un intervallo di confidenza, ovvero assunto il risultato del sondaggio come media, si fa girare la simulazione, aggiungendo o sottraendo ( in maniera casuale) una piccola percentuale ad ogni partito ( ad ognuno di esso in maniera indipendente) quindi si ottiene un risultato dove ad esempio: il Partito A ottiene 100 seggi come dato medio ( dato dal risultato pubblico del sondaggio) questo risultato medio oscilla tra una forbice compresa tra 80 e 120 seggi.
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