Dalla sorgente alla foce, un fiume costituisce un sistema ambientale caratterizzato da un'estrema eterogeneità e frammentarietà.
Il mutare delle condizioni fisiche, quali la velocità della corrente, la portata, il trasporto di sedimenti, e il variare delle caratteristiche chimiche dell’acqua, come il contenuto di ossigeno e di altre sostanze disciolte o disperse nei sedimenti, comportano cambiamenti delle comunità biologiche, sia di quelle che caratterizzano l’ambiente acquatico sia quelle che costituiscono la zona riparia, ossia la fascia di terra interessata dalle esondazioni nei periodi di piena.
P.sso di Resia (BZ) – sorgente dell’Adige.
Porto Fossone (RO) – estuario dell’Adige.
Formazioni ad Ontano lungo l’alto corso dell’Adige - Valle Venosta (BZ).
Boschi ripariali a salici e pioppi lungo il medio corso dell’Adige a sud di Verona.
Campi coltivati a ridosso del fiume nel rodigino – Lusia (RO)
Il sistema ambientale rappresentato dal fiume, pertanto, è un complesso ecosistema nel quale le diverse componenti di cui è formato interagiscono in vario modo tra loro in un continuo susseguirsi di stati di equilibrio differenti e temporanei in continua evoluzione. Tale dinamismo interno è provocato sia da cause naturali, che antropiche.
La divagazione dell’alveo con le continue erosioni o accrescimento delle sponde, le piene annuali o con ricorrenze temporali lunghe, l'abbandono dell'alveo con la creazione di nuovi letti, sono tutte mutazioni naturali degli ecosistemi fluviali che influenzano in modo più o meno marcato anche gli equilibri consolidati della flora e della fauna presente lungo le sponde e nelle aree limitrofe.
Il regime idrico di un corso d'acqua e la sua conformazione geomorfologica, inoltre, può aver subìto nel tempo numerosi interventi antropici, alcuni di entità rilevante, quali le arginature e le derivazioni d'acqua per scopi irrigui e idroelettrici, con la conseguente alterazione dell'ambiente fluviale naturale.
Taglio della vegetazione ripariale – Salorno (BZ).
Tra le principali attività che hanno indotto la trasformazione e, in alcuni casi, il degrado dell'ecosistema fluviale, figurano:
- la riduzione progressiva della vegetazione ripariale, per convertire i terreni a un'agricoltura più intensiva;
- l'estrazione di inerti (ghiaia e sabbia) dall'alveo;
- la derivazione di quantitativi significativi di acqua per l’approvvigionamento idrico in agricoltura o per fini industriali.
Tali modificazioni trovano un immediato riscontro nelle mutazioni paesaggistiche dei luoghi, la cui percezione non è fissa e immutabile, ma varia nel tempo secondo i modelli culturali adottati in quel momento.
Maggiormente pericolose per la vita, perché più invisibili, sono le mutazioni introdotte nelle caratteristiche qualitative degli elementi dell'ecosistema fluviale, in termini non solo di qualità delle acque, ma anche di mantenimento di equilibrati flussi di nutrienti e di sedimenti.
Il canale Biffis alimentato con le acque dell’Adige – Brentino (VR)