Circolo culturale Card. A. Richelmy
Bookcrossing significa condivisione di libri, significa leggere un libro e poi decidere di abbandonarlo, per permettere ad altri di leggerlo, di provare emozioni...
Diceva Arthur Bloch “Non si perde mai nessun libro prestandolo, a eccezione di quelli cui si tiene particolarmente”. Questa è un po' la filosofia del bookcrossing, ossia della condivisione dei libri con altra gente.
“L’intenzione è quella di condividere un libro con il mondo, liberandolo: è il modo che una persona ha per offrire a tanti l’occasione di arricchirsi delle stesse o di altre emozioni. Se l’idea di abbandonare un libro in giro ti sembra strana, per un bookcorsaro il libro è il mezzo per trasmettere un’emozione e questa non smette di esistere quando il libro non c’è più”.
Volendo capire come è nata questa iniziativa, è necessario andare indietro nei secoli, perché già nella Grecia antica il filosofo Teofrasto liberava scritti chiusi in bottiglia in mare. Nei più recenti anni ’70 fu lanciato il Progetto Gutenberg con l’obiettivo di realizzare una biblioteca di testi stampati in formato elettronico leggibile gratuitamente da chiunque in quanto libri senza copyright o con copyright scaduto (oggi sono chiamati eBook).
Negli anni ’90 abbiamo avuto molti esempi di progetti per lo più americani, quali ad esempio Born to read (in italiano l'iniziativa si chiama Nati per Leggere) lanciato con il fine di permettere a tutti, anche a chi si trovava in ospedale e a chi non aveva i mezzi economici, di leggere un buon libro! Il progetto è nato nella sala d'aspetto di pediatria di un ospedale di Boston, dove i libri messi a disposizione dall'ospedale, sparivano regolarmente... perché allora non istituzionalizzare il furto? E così fu, libri liberi, da leggere e far circolare, per l'arricchimento di tutti e per la felicità di tutti i bambini.
Bookcrossing significa condivisione di libri, significa leggere un libro e poi decidere di abbandonarlo, per permettere ad altri di leggerlo, di provare emozioni...
Diceva Arthur Bloch “Non si perde mai nessun libro prestandolo, a eccezione di quelli cui si tiene particolarmente”. Questa è un po' la filosofia del bookcrossing, ossia della condivisione dei libri con altra gente.
“L’intenzione è quella di condividere un libro con il mondo, liberandolo: è il modo che una persona ha per offrire a tanti l’occasione di arricchirsi delle stesse o di altre emozioni. Se l’idea di abbandonare un libro in giro ti sembra strana, per un bookcorsaro il libro è il mezzo per trasmettere un’emozione e questa non smette di esistere quando il libro non c’è più”.
Volendo capire come è nata questa iniziativa, è necessario andare indietro nei secoli, perché già nella Grecia antica il filosofo Teofrasto liberava scritti chiusi in bottiglia in mare. Nei più recenti anni ’70 fu lanciato il Progetto Gutenberg con l’obiettivo di realizzare una biblioteca di testi stampati in formato elettronico leggibile gratuitamente da chiunque in quanto libri senza copyright o con copyright scaduto (oggi sono chiamati eBook).
Negli anni ’90 abbiamo avuto molti esempi di progetti per lo più americani, quali ad esempio Born to read (in italiano l'iniziativa si chiama Nati per Leggere) lanciato con il fine di permettere a tutti, anche a chi si trovava in ospedale e a chi non aveva i mezzi economici, di leggere un buon libro! Il progetto è nato nella sala d'aspetto di pediatria di un ospedale di Boston, dove i libri messi a disposizione dall'ospedale, sparivano regolarmente... perché allora non istituzionalizzare il furto? E così fu, libri liberi, da leggere e far circolare, per l'arricchimento di tutti e per la felicità di tutti i bambini.