Sono quegli attimi, quelli che ti sfuggono davanti agli occhi ancora prima che tu possa renderti conto di quanto siano rari, quelli in cui ti senti viva: sei lì, eppure sei ovunque e non vuoi essere da nessun’altra parte.
Credo che la cosa più difficile sia essere consapevoli dell’unicità dei momenti di felicità che stai vivendo, già mentre accadono. Il più delle volte lo capiamo quando è tutto finito; e ciò che ti resta è solo una sensazione di mancanza e l’insicurezza di non aver apprezzato a pieno la bellezza di essere stata viva. Anche solo per un secondo.
Ed è strano come tutte le cose più sfuggenti sembrano essere quelle meglio impresse nella nostra mente. Girovaghiamo tutta una vita alla ricerca degli attimi perfetti, così tanto da lasciarci sfuggire quelli che sono imperfettamente magici.
La felicità, come tutto in questo mondo, non è qualcosa di permanente: è un respiro tra una lacrima e un sorriso, un brivido sulla schiena per la brezza fresca che precede la fine di un tramonto. Essa è le risate che ti tolgono il fiato, per una battuta sicuramente già sentita, che dipingono il volto delle persone che ami, di una leggerezza che a volte dimentichi. È le volte che ti addormenti tra le braccia di qualcuno, perché sai si essere inconsapevolmente al sicuro. La felicità sta nelle onde del mare in un pomeriggio qualunque, che si fondono con lo scorrere del sangue nelle tue vene. È la luce del sole negli occhi di alcune persone, che sembra riflettersi sin dentro il loro cuore: che non ha niente a che fare con le sfumature di colore delle loro iridi, ma che ha a che fare tutto con le ombre che si nascondono dietro il loro sguardo. Essa sta nei sorrisi strappati agli amici, dopo tutte quelle lacrime che pensavi avrebbero spezzato un po' anche te, ma che scopri essere la via più facile per l’incontro tra due anime. La felicità è in tutte le parole che finalmente hai il coraggio di dire a te stessa, senza la paura che possano definirti, non lasciandoti spazio per cambiare.
Ma più di tutto: la felicità è essere vivi, per quel secondo in cui ti svegli e te ne rendi conto, come se fino a quel momento non avessi fatto altro che dormire ad occhi aperti.
Penso alle nostre ferite, a come a volte possano essere così piccole e comunque racchiudere così tanto. Sono le spaccature sulla nostra pelle e le ombre sul nostro animo che collegano il nostro passato con il nostro futuro, segnando inevitabilmente il nostro presente.
Mi chiedo se le cicatrici che ci segnano possano farci più bene che male, se in fondo siano lì solo per non farci dimenticare i momenti più significativi di ciò che abbiamo vissuto: sia quelli felici che quelli dolorosi.
Quelle ferite, quelle storie che portiamo addosso come marchi, ci spaventano; abbiamo paura che qualcuno possa vederle senza che fossimo stati noi a concederglielo, che ciò che dovrebbe solo raccontarci possa in qualche modo definirci o segnarci negativamente.
Credo ci siano momenti in cui siamo convinti che quei segni, indelebili ma invisibili, ci abbiano cambiato, così radicalmente da chiederci se in noi non ci sia qualcosa di sbagliato. Se avremmo potuto essere persone migliori e se ciò in cui non riusciamo a cambiare sia dovuto a tutto quello che ci ha ferito. Se continueremo a sanguinare per sempre, dalle ferite che non siamo in grado di guarire. Se riusciremo mai ad amare noi stessi e gli altri, nonostante la costante presenza di quelle parti danneggiate.
Il dolore spaventa, facciamo di tutto per evitarlo, così tanto che ci capita di farci del male da soli nel tentativo di riuscirci. Non siamo capaci di ricordare la gioia che viene dopo: quando tutta la sofferenza svanisce, quando finalmente capisci il perché di quel dolore, quando impari la lezione e cominci a brillare più luminosamente della volta prima, di quella consapevolezza che spesso dimentichi.
Ciò che ci rende liberi è sapere che è il dolore a ricordarci che siamo vivi, che da esso possiamo rigenerarci e cominciare a riscrivere tutto ciò che non ci piace di noi stessi.
Le storie che abbiamo vissuto sono solo quello: storie. Quello che conta davvero è cosa ne fai una volta finite.
Difficile definirlo, forse, ancora di più lo è il riuscire a capire che è tanto importante quanto limitante. La nostra vita si basa sul tempo: quello che pensiamo di non avere, quello in più che desideriamo, quello che abbiamo sprecato e quello che vorremmo riavere indietro …solo per riviverlo allo stesso modo. Eppure, più ci si concentra sul tempo più si spreca l’essenza di essere vivi nel presente che stiamo attraversando.
Non è facile prendere coscienza del fatto che non è tanto il tempo in sé ad essere importante, ma ciò che ne fai, ciò che costruisci per far sì che il tuo futuro e quello altrui sia migliore. La nostra vita è limitata se vista sul piano della durata che possiede, ma l’unico limite che riguarda ciò che ne potremmo creare al suo interno è la nostra mente. Non vivremo per sempre, ma il punto è proprio quello: il poterlo fare toglierebbe valore e significato alla rarità della vita stessa, in tutta la sua complessità.
Il tempo è un po' il nostro salvatore e contemporaneamente, ed in egual modo, il nostro distruttore. Quando siamo bloccati continuiamo comunque a muoverci e cambiare attraverso il tempo: ed è questo che ci rende vivi e allo stesso tempo ci uccide. Il tempo, credo sia e resterà sempre l’unica cosa che sfugge ai nostri continui tentativi nella ricerca di una qualche specie di controllo. Esso è la nostra unica costante che rende ogni cosa variabile, ci accomuna e pone i confini a quell’invincibilità di cui a volte si convincono le nostre menti: non è qualcosa da cui puoi fuggire, ma è tutto ciò che ti serve per continuare ad andare avanti.
Se pensassimo di avere un “per sempre” in cui poter vivere forse non ci impegneremmo così tanto per rendere le nostre vite straordinarie; o, ancora peggio, potremmo non riuscire a renderci conto di quanto lo siano già di per sé.
È vero quando si dice che il tempo guarisce tutte le ferite, non perché ci fa dimenticare ma perché ci insegna come convivere con i nostri ricordi.
E si, il tempo si porta via le persone che amiamo, che sia in modo fisico o più semplicemente lontano dalla nostra vista, ma non credo che il nostro amore sarebbe stato lo stesso se avessimo saputo di avere l’infinito da condividere con qualcuno: forse quell’amore non sarebbe addirittura esistito.
È difficile da spiegare, il sentirsi leggeri: sembra quasi esistere senza esserci. Forse è questa la tranquillità, non sentire il fastidio di non star facendo qualcosa che ti fa sentire bene, senza sapere esattamente che cosa. È un po' come il perdersi, come se sfuggissi al tempo senza fermarlo, se respirassi senza prendere fiato. A volte passa così tanto dall’ultimo momento in cui sono riuscita a sentirmi così che poi inizio anche a dimenticare cosa significhi. La “calma” mi è sempre apparsa come un lusso che solo in pochi possono permettersi; è come se la considerassi un qualcosa che mi fa sentire bloccata, qualcosa che bisogna meritarsi, da raggiungere come un traguardo in cima ad una montagna e non come ciò che trovi lungo la tua salita. È una quiete fatta di una consapevolezza che ti avvolge, sai di incastrarti ovunque tu ti metta: è essere l’elemento giusto per qualsiasi composto chimico, non essendo mai lo stesso ma diventando quello che serve. E vorrei che questa sensazione non scivolasse via mentre la sto ancora vivendo, vorrei potermi sentire tranquilla senza un motivo preciso, senza pensare di dover fare qualcosa per permettermi di esserlo. Probabilmente è per questo, che quando ci si sente veramente tranquilli, non riusciamo a rendercene conto: perché è nell’inconsapevolezza del non pensarci che si assapora l’assenza di peso della preoccupazione che svanisce.
11.08.2021
A volte mi sento semplicemente lontana: da tutto, da tutti, come avvolta da un silenzio che solo io posso sentire. E mi chiedo se questo silenzio stia in realtà avvolgendo tutto il resto, piuttosto che me. Forse sono io a volermi sentire così: distante, come se mi sentissi più avanti, anche se potrei essere io la sola che è rimasta indietro. È tutto come lo vedi, come lo affronti, come scegli di sentirti… E ci sono giorni in cui non voglio sentire affatto. Essere vulnerabile può essere la cosa che ti rende più umana e che ti connette più profondamente con gli altri, ma può anche essere il motivo per cui vai più facilmente in pezzi. Devi essere pronta, disposta a prendere qualsiasi colpo ti si pari davanti, anche quello che potrebbe ucciderti; perché potresti trovare l’unico in grado di salvarti. Si chiama avere fede. Non si tratta di essere religiosi, parlo della fede in sé stessi: quella in ciò che ti rende la persona che sei, quella che ti dà la consapevolezza giusta per sapere di poter reggere anche sotto il colpo più duro. Non è mai stato il cadere a renderci deboli, lo è il rimanere a terra e il convincersi che è lì che meritiamo di stare. Potrai anche barcollare e sanguinare, ma non c’è ferita o cicatrice che ti insegni di più cosa sei. Non siamo e non saremo mai solo un ammasso di carne, sangue e ossa. Noi siamo tutto ciò che rimane dopo una tempesta, una crisi, una ferita e anche tutto quello che abbiamo perso nel superarle. I cambiamenti sono importanti solo se ci rendono migliori di ciò che eravamo prima di affrontare qualcosa; perché significa che siamo stati noi a scegliere chi diventare e non ciò che ci è capitato. Sei tutto ciò che ti permetti di essere e che, a volte, ti lasci diventare.
26.06.2020
Una delle nostre più grandi paure è quella di poter svanire, così, da un momento all’altro: ora ci sei e domani…? Pensiamo sempre di star sprecando il nostro tempo, di dover essere da un’altra parte a fare qualcos’altro di sicuramente più interessante. Sono fermamente convinta, invece, che ciò che dà valore a quello che abbiamo davanti dipenda solo da quello che noi gli attribuiamo. Essere presenti, consapevoli di ciò che si sta facendo, con chi lo si sta facendo e il perché lo si sta facendo… La nostra unica unità di misura dovrebbe regolarsi sul nostro essere pienamente coscienti di quello che stai vivendo in quel determinato momento, non sul tempo. Ciò che dona importanza a tutto è sapere che bisognerebbe vivere in funzione delle cose e delle persone che amiamo: in fondo, non sono la sola cosa che abbiamo? Vivendo solo in funzione di noi stessi non potremo mai sentirci appagati; non siamo nati per stare da soli e neanche con chiunque. Sta tutto nel riconoscere chi ti fa sentire sola e chi semplicemente ti completa. Ho capito che essere la persona di cui avrei avuto bisogno, quando ero in difficoltà, per qualcun altro mi fa stare bene. Penso ci siano volte in cui esprimere cosa pensiamo di una persona e dirle quanto è importante sia tutto ciò che si ha bisogno di sapere. Quando dubitiamo di noi stessi, o siamo in un periodo in cui facciamo fatica anche ad ascoltare i nostri stessi pensieri, vogliamo solo sentirci sicuri che le persone che ci vogliono bene sono lì per noi, che continuano a stimarci e sostenerci nonostante tutto. Non sempre riusciamo ad essere la migliore versione di noi stessi; ma sentirci dire che va bene così, che c’è coraggio anche nel sapersi accettare nei propri momenti peggiori, è la sola cosa che ci serve per ritrovare un po' di quella fiducia che troppo spesso tendiamo a non avere, anche in noi stessi.
10.11.2020