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Il 16 gennaio 1467 Ser Piero prese in affitto una casa di Simone Baroncelli, nel Popolo di San Pier Scheraggio, "posta in sulla Piazza de' Signori", cioè Piazza della Signoria, confinante con il chiasso di messer Bivigliano, Sandro di Bivigliano Raugi, e Piazza de' Baroncelli. Qui rimase fino almeno al 12 ottobre dello stesso anno, data di un suo rogito in cui si legge "actum Florentie in Populo Sancti Petri Scheradii, in domo habitationis mei Petri notarii infrascripti", ossia eseguito in Firenze nel Popolo di San Pier Scheraggio (la chiesa poi incorporata ma ancora visibile nella Galleria degli Uffizi), nella casa in cui abito io, Ser Piero notaio soprascritto.
fonte "latoscanadileonardo"
Bellincion Berti vid’io andar cinto
di cuoio e d’osso, e venir da lo specchio
la donna sua sanza ‘l viso dipinto; 114
(Io vidi Bellincione Berti indossare una cintura di cuoio e d'osso, e sua moglie allontanarsi dallo specchio senza il viso imbellettato)
e vidi quel d’i Nerli e quel del Vecchio (la famiglia Vecchietti appunto)
esser contenti a la pelle scoperta,
e le sue donne al fuso e al pennecchio. 117
(e vidi i membri della famiglia Nerli e dei Vecchietti accontentarsi di vesti in pelle, e le loro donne lavorare al telaio)
(Paradiso, Canto XV, vv. 112-117)
Al tempo di Cacciaguida Firenze era ancora circondata dalla vecchia cinta muraria, presso la quale si trova ancora la chiesa di Badia, ed era assai più sobria della città attuale. La popolazione non ostentava gioielli e monili sfarzosi, né le donne indossavano abiti alla moda per rendersi più appariscenti. La figlia, nascendo, non faceva paura al padre per l'uso di sposarsi precocemente e l'ampiezza della dote; in città non vi erano case troppo grandi e vuote per il lusso, né i cittadini si davano alla lussuria imitando Sardanapalo come nella Firenze attuale. Il monte Uccellatoio non aveva ancora sormontato Monte Mario a Roma, per l'imponenza degli edifici cui seguirà un rapido declino. Cacciaguida vide Bellincione Berti, illustre fiorentino, andare in giro vestito in modo semplice, mentre sua moglie non si ricopriva il volto di belletti; altri illustri cittadini (e nomina la famiglia Vecchietti) si accontentavano di vesti di pelle, mentre le loro spose stavano in casa a lavorare al telaio. Le donne di Firenze a quel tempo erano certe di non morire in esilio, né alcuna era abbandonata dal marito che andava in Francia a commerciare; esse si dedicavano ad allevare i figli, a filare la lana, a raccontare le leggende della fondazione di Firenze da parte dei Romani. A quei tempi, conclude Cacciaguida, certe sfacciate donne fiorentine dei tempi di Dante avrebbero fatto stupire tutti, come oggi farebbero personaggi quali Cincinnato e Cornelia.
La strada si sviluppa da via Lambertesca a piazza della Signoria, costeggiando "come una profonda fessura" (Bargellini-Guarnieri) la loggia dei Lanzi e la fabbrica degli Uffizi, chiusa dall'altro lato da alte fabbriche interrotte dal chiasso del Buco. Intitolata alla famiglia dei Baroncelli che qui aveva le sue case e torri (per lo più atterrate per costruire la loggia), è documentata in realtà fino all'Ottocento come chiasso di Messer Bivigliano, forse il più importante membro del casato, di grandi ricchezze, morto nel 1327 e sepolto in Santa Croce. Ugualmente il luogo è talvolta attestato come chiasso dei Lanzi, in riferimento alla guardia personale di Cosimo I de' Medici, formata da 200 Landsknecht qui acquartierata dal 1541. Il repertorio di Bargellini e Guarnieri riporta varie notizie che al momento non sembra possibile riferire a precise case qui presenti e quindi alle schede relative a questa via, e che di conseguenza qui si trascrivono: "Nella strettissima via, dove raramente il sole riesce ad insinuarsi, ebbero la loro abitazione altre famiglie, come i Tigliamochi, i Gherardini, i Pulci, i Raugi. Nell'ultima parte, allo sbocco della Piazza, si trovavano le Arti minori dei Fabbri e Manescalchi, dei Maestri muratori e dei Calzolai... Il de' Rossi, tessitore di velluti, abitava nel vicolo, dove Francesco suo figlio, diventato pittore col nome di Salviati, ebbe la propria bottega". Localizzato in una delle zone più frequentate dalle città storica, il chiasso, pavimentato a lastrico e sostanzialmente ben tenuto, offre la possibilità di un momentaneo isolamento dalla folla e di apprezzare uno scorcio urbano oltremodo suggestivo, in particolare in prossimità del chiasso del Buco.
1550/51: (21) Chiasso di Messer Bivigliano (Attestazione tratta da opere letterarie, piante, ecc. );
av. 1584: (Las. C. 2. 7. 44) Chiasso di messer Bivigliano (Attestazione tratta da opere letterarie, piante, ecc. );
1690: Chiasso di Messer Bivigliano (Attestazione tratta da opere letterarie, piante, ecc. );
1727: (Eti. N. 86r) Chiasso di Messer Bivigliano (Attestazione tratta da opere letterarie, piante, ecc. );
1731: Chiasso Baroncelli (Attestazione tratta da opere letterarie, piante, ecc. );
1779: (Lan. S. 53, 56, 67) Vicolo di Messer Bivigliano Baroncelli = di Messer Bivigliano = de' Lanzi (Attestazione tratta da opere letterarie, piante, ecc. );
1819: (Zan. R. 2. 3) all'osteria de' Lanzi (Attestazione tratta da opere letterarie, piante, ecc. );
1838: (N. Str. 94) Chiasso de' Baroncelli = di Messer Bivigliano Baroncelli = (comunem.) de' Lanzi (Attestazione tratta da opere letterarie, piante, ecc. );
1870: (88/6) Chiasso dei Baroncelli # (Presa d'atto (Elenco Strade 1870) );
1876: (L. D. B. Str. 6-7) Chiasso dei Baroncelli, già di Messer Bivigliano, o dei Raugi, o dei Lanzi (Attestazione tratta da opere letterarie, piante, ecc. );
1887: Chiasso Baroncelli (Attestazione tratta da opere letterarie, piante, ecc. );
1913: (71) Chiasso de' Baroncelli; già Chiasso di Messer Bivigliano (Attestazione tratta da opere letterarie, piante, ecc. );
1929: (89) Chiasso de' Baroncelli; già Chiasso di Messer Bivigliano (Attestazione tratta da opere letterarie, piante, ecc. );
1937: (Str. C. 123) Chiasso Baroncelli (Attestazione tratta da opere letterarie, piante, ecc. )
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