Secondo il Food Waste Index Report, lo spreco alimentare ammonterebbe a circa 931 milioni di tonnellate annuali, il 61% si origina tra le mura domestiche, ed è responsabile del 8-10% delle emissioni di gas serra a livello globale. Le perdite alimentari si possono dividere in due grandi gruppi; da una parte i food loss, ovvero gli sprechi che avvengono lungo i primi anelli della catena (produzione, raccolta, stoccaggio e lavorazione), e dall’altra invece, i food waste, ovvero quelli originati a seguito della distribuzione ai consumatori e ai commercianti.
Secondo un’indagine realizzata quest'anno da Waste Watcher, nella hit degli alimenti più sprecati svetta la frutta fresca (27%), seguita da cipolle, aglio e tuberi (17%), pane fresco (16%), verdure (16%) e insalata (15%).
Purtroppo, i nuovi dati riguardanti il nostro Paese, ci dicono che in media, ogni italiano, getta via 595,3 grammi a settimana, ovvero 30,956 kg annui! Il ritorno alla vita sociale, nella convivenza con il virus, ci rende probabilmente meno attenti nella gestione e fruizione del cibo.
Qual è la prima conseguenza dello spreco alimentare, secondo i consumatori italiani? Al top lo spreco di denaro, vissuto come aspetto più grave da oltre 8 italiani su 10 (83%).
Sabato 5 febbraio si celebra in Italia la Giornata Nazionale di Prevenzione contro lo Spreco Alimentare, un appuntamento importante per ricordare l’enorme valore sociale, ambientale ed economico del cibo e l’importanza di non sprecarlo.
Dopo i numerosi movimenti e appelli, fatti per sensibilizzare la popolazione e cercare di limitare il dilagante problema dello spreco alimentare, il governo Italiano ha emanato una legge fondamentale che va a delineare delle linee guida chiare e incisive.
Dal 2016 è in vigore nel nostro Paese, la legge Gadda 166/2016, una legge importante che adegua l’Italia agli altri stati europei, ad oggi più avanti in merito alle politiche anti spreco nel campo alimentare.
La legge prevede interventi per la riduzione degli sprechi nelle fasi di produzione, trasformazione, distribuzione e somministrazione di prodotti alimentari in surplus, attraverso sgravi fiscali per chi li recupera o li dona ai fini di solidarietà sociale; sono previste agevolazioni per chi contribuisce alla limitazione degli impatti negativi sull’ambiente e sulle risorse naturali con azioni volte a ridurre la produzione di rifiuti e a promuovere il riciclo dei prodotti.