Robert Weiss, nato a Vienna il 16 marzo 1923.
Robert Weiss dopo aver terminato la scuola media frequentò l'istituto commerciale privato Alina, ma due settimane dopo l'Anschluss fu espulso dalla scuola. Fu poi costretto al lavoro forzato, come Leo Koffler e Josef Schiffmann. Robert si presentò volontario al servizio di lavoro, e ritiene che fu questo a salvarlo dalla deportazione in campo di concentramento. Venne impiegato in diversi cantieri a Vienna e nei dintorni, ricevendo una paga che era un terzo di quella normale di un manovale. Suo padre, Richard, fu accolto in Paraguay insieme con uno dei figli, però lasciò a Vienna la moglie e l'altro figlio, Robert, perché era in grado di pagare la traversata soltanto per due.
Robert con la madre, Josefine Weiss, una zia e un cugino, che avevano già ricevuto l'ordine di deportazione, lasciò Vienna all'inizio del 1941 e si mise in contatto con Schleich, di cui aveva avuto l'indirizzo da Aron Menczer, direttore della scuola dell'aliyah [immigrazione degli ebrei in Palestina] giovanile. Qualche giorno dopo, insieme a un gruppo piuttosto numeroso di persone, fu mandato in treno fino alla stazione di frontiera di Spielberg-Strass, dove superò il controllo passaporti e doganale tedesco. Alloggiò in una casa di contadini, dove gli venne offerto un pagliericcio per dormire. Nelle sue memorie, racconta il drammatico attraversamento del confine, di notte con la neve, per entrare in Jugoslavia. Lì si unì al gruppo di Josef Indig, con cui andò a Lesno Brdo e poi a Villa Emma.
Robert ricorda che, nell'estate del 1943, al nonantolano Aristide Barani fu concesso di assumere un certo numero di ragazzi a lavorare in cantiere. In quel periodo, lavorò per alcune ore al giorno anche nel magazzino della Delasem, che era stato trasferito a Villa Emma.
Dopo l'8 settembre, i ragazzi e le ragazze più grandi furono sparsi in vari nascondigli, ma Robert, insieme a Leo Koffler, giungeva talvolta fino al seminario per discutere la situazione con Indig. Tutti rimasero per qualche tempo all'oscuro della sorte dei loro compagni e dei parenti internati in Italia. Poi Robert Weiss ricevette una lettera da un abate di Montiglio, presso Asti, dove si trovavano sua zia e un cugino sordomuto. Il sacerdote chiedeva se fosse possibile accogliere a Villa Emma il ragazzo quindicenne, dato che la madre era ricoverata in ospedale a seguito di una operazione. Robert, insieme ad Arnold Weininger, si recò in treno a Montiglio, ma nel frattempo la zia era stata dimessa dall'ospedale e non intendeva separarsi dal figlio. Durante il ritorno, i due ragazzi incontrarono per caso in treno un uomo di Ponte Chiasso, il quale, avendo capito che erano ebrei, dette loro il proprio indirizzo e si offrì di aiutarli a fuggire in Svizzera. Il loro racconto indusse Indig a prendere in considerazione la Svizzera e Robert ricorda che era assillato dal pensiero di come fare a pagare la fuga, poiché i contrabbandieri chiedevano 1.000 lire per ogni persona, che all’epoca erano il doppio di uno stipendio mensile di un operaio.
Robert lasciò Nonantola con il quarto gruppo era partito in treno alla volta del confine svizzero tra il 27 settembre e il 1° ottobre 1943. Era formato, oltre a lui, da Armand Moreno, Edgar Ascher e Arnold Weininger, cui a Modena si unirono Therese e Alice Ascher. Si affidarono all'uomo di Ponte Chiasso che in treno aveva dato loro il suo indirizzo. Riuscirono ad attraversare il confine e il 4 ottobre si consegnarono alla polizia di Zurigo; vennero inviati al campo di Büsserach, nel cantone di Zurigo.