Con l'inizio della seconda guerra mondiale si rese necessaria un’operazione di salvataggio degli ebrei in fuga dall’Europa.
Il pomeriggio del 17 luglio 1942, arrivò alla stazione di Nonantola un gruppo di quaranta giovanissimi esuli ebrei, provenienti da Germania e Austria, insieme a nove accompagnatori adulti. Questi ragazzi erano diretti in Palestina ma erano rimasti bloccati a Zagabria dall’invasione tedesca del 6 aprile 1941. Grazie alla guida di Josef Indig e all'autorizzazione straordinaria del Ministero dell’Interno Italiano riuscirono a passare in Slovenia, dove soggiornarono per un anno. In seguito, costretti di nuovo alla fuga, si trasferirono a Nonantola, dove la DELASEM (Delegazione Assistenza Emigranti Ebrei) individuò in Villa Emma il luogo ideale per ospitare i ragazzi.
Il 14 aprile 1943 arrivarono a Villa Emma altri 33 ragazzi, più piccoli di quelli già presenti, fuggiti dalla Bosnia e dalla Croazia passando per Spalato ed accompagnati da Jakov Maestro.
A causa delle differenze linguistiche e di età, la relazione tra i due gruppi diventò complicata. Il gruppo numeroso e la difficile situazione rese l'approvvigionamento difficile ed oneroso, i ragazzi si trovarono anche a soffrire la fame. A Villa Emma furono organizzate quattro classi per diverse fasce d’età, in cui la partecipazione alle lezioni era obbligatoria. I ragazzi studiavano musica, letteratura, storia, filosofia, antropologia, giudaismo, sionismo, ebraico moderno e italiano. A sostegno delle attività scolastiche, i ragazzi potevano contare su una fornita biblioteca, spartiti per pianoforte e canto, dischi ed un grammofono. A fianco dei corsi scolastici, l’addestramento ai lavori agricoli e artigianali, in cui erano coinvolti contadini e altre persone di Nonantola.
La DELASEM criticava la vita condotta a Villa Emma, troppo poco ortodossa ed iniziò a porre vincoli ai ragazzi.
Fino all’estate del 1943, ai ragazzi di Villa Emma la guerra sembrava lontana. Tutto cambiò l’8 settembre, all’annuncio dell’armistizio con gli angloamericani. I ragazzi vennero subito allontanati da Villa Emma e, grazie all’importantissimo intervento del medico Giuseppe Moreali e di don Arrigo Beccari, vennero nascosti nel Seminario di Nonantola, mentre altri trovarono rifugio presso alcune famiglie locali.
La minaccia nazista e la possibilità di un rastrellamento erano però sempre più concrete: l’unica via di fuga rimasta era verso la Svizzera. Grazie all’intercessione di alcune organizzazioni ebraiche svizzere, l’accesso al Paese fu permesso ai ragazzi.
Lasciarono così Nonantola divisi in tre gruppi, tra il 6 e il 16 ottobre 1943, e raggiunsero in modo avventuroso la Svizzera, dove troveranno finalmente asilo. Dopo un periodo trascorso in vari campi di raccolta, il gruppo si riunì a Villa des Bains, presso Bex. Finita la guerra, il 29 maggio 1945, partiranno quasi tutti alla volta della Palestina che raggiungeranno via nave da Barcellona.
Di tutto il gruppo non riusciranno a salvarsi Salomon Papo e Goffredo Pacifici.
Salomon, malato di tubercolosi, venne presto ricoverato nel sanatorio di Gaiato di Pavullo: non potè quindi seguire gli altri in Svizzera. Arrestato nel marzo 1944, il suo nome compare nella lista di deportati da Fossoli ad Auschwitz con il convoglio del 5 aprile 1944. Pacifici verrà arrestato da militi fascisti sulla frontiera, dove era rimasto per aiutare altri ebrei, con suo fratello, e deportato ad Auschwitz.