Robert Stein, nato a Osijek il 6 agosto 1908.
Originario di Osijek, conosceva bene sia il serbocroato che il tedesco, aveva lavorato come assistente alla regia nel teatro nazionale di Zagabria e fu tra gli educatori del gruppo nell'ultimo periodo di Lesno Brdo e a villa Emma. In passato era stato madrich, per cui conosceva bene il lavoro giovanile sionista. Durante l'occupazione tedesca, era stato attivo nella sezione sociale della Comunità israelitica di Zagabria, che tentava di portare aiuto agli internati nei campi di concentramento. Fuggito poi in Slovenia, a Lubiana aveva avuto la fortuna di trovare lavoro come muratore, sia pure senza permesso. Proprio quando gli era stato comunicato l'internamento nel campo di Ferramonti-Tarsia in Calabria, Josef Indig lo aveva convocato per sostituire un educatore che aveva lasciato il gruppo, e in tal modo poté restare in Slovenia, a Lesno Brdo, dove fece parte del collegio direttivo.
Nell'organigramma di Villa Emma, era "capo dei servizi interni ed addetto sportivo" e, oltre a tenere a volte lezione, aveva anche il compito di firmare i permessi per uscire dalla struttura, in caso di assenza del direttore, Umberto Jacchia. La sua esperienza teatrale fu messa a frutto nella preparazione degli intrattenimenti per gli oneg shabbat [i raduni celebrativi che seguono i servizi religiosi del sabato]. Durante la permanenza a Nonantola, fu ricoverato all'ospedale di Modena per alcuni giorni. All'arrivo del gruppo di Spalato, fece anche da traduttore, come Indig e Edgar Ascher. Quando nell'estate del 1943 il lavoro nel magazzino della Delasem si intensificò, si occupava della corrispondenza, insieme a Indig, Goffredo Pacifici, Helene Barkic, Ruth Kalischer e Edgar Ascher.
Partì per la Svizzera con il secondo gruppo, che il 30 settembre attraversò il Tresa in compagnia anche di alcuni inglesi fuggiti dalla prigionia, che li aiutarono ad attraversare il fiume; in Svizzera, però, furono accolti solo Mala Braun, che era in gravidanza, e i due bambini, Aron Koen e Leo Levi. Stein e gli altri dovettero prende il treno per tornare indietro. Stein lasciò nuovamente Nonantola il 6 ottobre con 36 ragazzi e altri sei accompagnatori, tra cui Indig. Questa volta il viaggio andò a buon fine; i maschi vennero inizialmente sistemati in una caserma ad Agno; furono poi trasferiti in un campo profughi a Bellinzona e, infine, l'11 ottobre, a Rothrist in Argovia. Alla fine di marzo 1944, ottenne il permesso di trasferirsi a Bex, come "internato libero", perché Indig lo voleva assolutamente nello staff del centro dell'aliyah [ritorno degli ebrei in Palestina] giovanile costituito a Villa des Bains. Con lui arrivarono anche Georg Bories e Jacov Maestro.
Finita la guerra, fu nel gruppo di madrichim che diressero il primo convoglio dalla Svizzera per la Palestina, di cui facevano parte 54 tra ragazzi e adulti del gruppo di Villa Emma. Partì il 29 maggio 1945 dalla stazione di Ginevra e raggiunse Haifa, via Barcellona.