Leo Teplitzki, nato a Francoforte sul Meno l'8 ottobre 1922.
Leo era membro di un'associazione religiosa, la Misrachi. Aveva 17 anni quando si ritrovò solo a Francoforte. Suo padre era stato rinchiuso in un campo di concentramento durante il pogrom di novembre; fu poi rilasciato perché aveva la possibilità di migrare in Inghilterra. La madre e la sorella fuggirono in Belgio poco prima che iniziasse la guerra; Leo sopravvisse trafficando al mercato nero e lavorando come becchino in un cimitero ebraico.
Non sappiamo come abbia attraversato la frontiera jugoslava, ma fu a Lesno Brdo e poi a Nonantola nel gruppo guidato da Josef Indig.
Quando a Villa Emma si decise di destinare una stanza a luogo di preghiera, a Leo fu assegnato il ruolo di lettore. alla fine dell'estate del 1942, ricevette una lettera dalla madre che da Bruxelles gli comunicava il proprio imminente trasferimento in Polonia e gli preannunciava anche l’invio di cinque casse con vestiti e oggetti vari che non poteva portare con sé e di cui avrebbe pagato il trasporto fino alla frontiera italiana.
Quando a Nonantola comparvero le prime truppe tedesche, Leo Teplitzi partì per Roma, via Ancona, con Kurt Hahn e Hans Silbermann. Trascorsero la prima notte nella casa semidistrutta di un compagno di viaggio, nel quartiere di San Lorenzo; alloggiarono poi, assieme ad altri profughi ebrei, all’Hotel Salus, vicino alla Stazione Termini, grazie all’aiuto della Delasem; era però un nascondiglio pericoloso per i continui controlli della polizia italiana, per questo si spostarono in una catacomba, consigliati da alcuni membri di un gruppo comunista della resistenza. Successivamente, si nascosero in una falegnameria abbandonata nei pressi del Vaticano, con altri due italiani e due ebrei fuggiti dalla Francia, ma anche questo posto sembrò loro pericoloso, pertanto tornarono all'Hotel Salus, dove incontrarono Josef Schiffmann e Gisela Wiesner. Nonostante un sussidio della Delasem, si ridussero a chiedere l’elemosina nei quartieri benestanti. Nella seconda metà di novembre, tornò a Modena con i quattro compagni, dopo aver scoperto che gli altri di Villa Emma si trovavano ormai in Svizzera; a Modena incontrarono Pacifici che acconsentì ad accompagnarli verso il confine. Il 1 dicembre partirono da Modena e l'indomani attraversarono il confine presso Viano e si consegnarono alla polizia svizzera. Venne internato assieme ad altri nel campo di campo di raccolta gestito dall’esercito svizzero a Samaden, nei Grigioni, dove vennero loro ritirati i documenti, sostituiti da un "libretto per rifugiati”, vennero interrogati e dovettero compilare un questionario, dove si chiedevano dettagli sui loro spostamenti, sui soggiorni, e sui familiari.
Leo Teplitzki faceva parte dei 54 ragazzi di villa Emma che partirono insieme per la Palestina non appena fu possibile, il 29 maggio 1945; la maggior parte di loro aveva soggiornato nella villa di Bex, mentre pochi, tra cui Leo, provenivano da campi e centri di internamento o da località dell’internamento libero.