Kurt Hahn, nato a Vienna il 15 settembre 1923.
Nella seconda metà di dicembre del 1941, arrivò a Zagabria da Vienna. Lì si unì al gruppo guidato da Josef Indig che lo porterà prima a Lesno Brdo, poi a Nonantola.
Durante il periodo in cui visse a Villa Emma, sotto la guida di Leonardi, iniziò a lavorare nei campi e nelle stalle con altri tre ragazzi; per aver svolto questo servizio gli vennero forniti stivali e razioni extra di pane.
Dopo il 9 settembre, quando iniziarono ad arrivare le prime truppe tedesche a Nonantola e i ragazzi lasciarono Villa Emma, Kurt partì da Nonantola con Hans Silbermann e Leo Teplitzki e arrivò ad Ancona. Successivamente prese un treno e, insieme ai due compagni, si rifugiò a Roma.
Dopo il periodo passato a Roma, tornò a Nonantola da dove sperava di riuscire a raggiungere la Svizzera, come avevano già fatto gli altri; ci riuscì, e venne internato nel campo di Samaden, nei Grigioni. Fu poi spostato al campo di accoglienza di Rikon, vicino a Zurigo, dove molti ragazzi, stanchi della vita monotona che conducevano al campo, richiedevano l’autorizzazione per lavorare come agricoltori al di fuori. Per farlo, però, dovevano essere autorizzati dal Dipartimento federale di giustizia e polizia; di conseguenza venivano sottoposti a dei questionari, in cui molti rispondevano in maniera positiva in modo tale da ottenere il lavoro, altri invece davano risposte obiettive per non creare troppe aspettative. Kurt faceva parte dei ragazzi del primo gruppo, infatti in una domanda dichiarò “la vita al campo è terribilmente noiosa e perciò vorrei proprio tanto potermi di nuovo impegnare in un lavoro”. Venne accontentato e mandato da un contadino a Hofstetten, ma ben presto si rese conto, come scrisse in una lettera al Dipartimento federale di giustizia e polizia, che il lavoro superava le sue forze. Il ministero allora incaricò l’Ufficio del lavoro di Frauenfeld di effettuare un’ispezione, sottolineando “che i profughi anche per quanto riguarda il lavoro vanno trattati nello stesso modo della forza lavoro locale”. Poco tempo dopo Kurt fu inviato dall’Ufficio del lavoro nella vicina Stettfurt, presso un altro contadino, che insieme alla moglie e all’anziana madre, gestiva un podere con 30 ettari di terreno coltivato. Presto fu questi a lamentarsi di Kurt con l’Ufficio del lavoro. A quanto pare il ragazzo ebbe poi anche un “diverbio con il datore di lavoro”, a quel punto l’Ufficio del lavoro ordinò che venisse rinchiuso nella locale casa circondariale. Solo l’intervento di un'autorità non precisata, che si accertò del fatto che Kurt non avesse colpe, ma fosse realmente inadatto al lavoro nei campi, gli evitò il carcere. Fu quindi internato nel campo di lavoro di Bonstetten, presso Zurigo. Dopo questo suo fallimento nel lavoro da agricoltore, fu assunto come portefueiller da una fabbrica di articoli in pelle di Sciaffusa. Era un mestiere che conosceva alla perfezione, avendolo appreso nella ditta di suo padre, a Vienna. L’azienda gli rinnovò il contratto per ben 3 volte in un anno e il suo impiego terminò nel giugno 1945, quando iniziò a prepararsi a partire per la Palestina. Il 21 Agosto del ‘45 partì un secondo convoglio al quale Kurt prese parte e con la nave Lima raggiunse la destinazione.