Frieda Endzweig, nata a Berlino il 22 maggio 1928.
Il 13 Settembre 1939, durante il rastrellamento, a Berlino, di 534 ebrei polacchi, vennero arrestati anche i suoi genitori e vennero deportati a Sachsenhausen. Lei, insieme ad altre 14 ragazze, venne sollecitata da Recha Freier, che si occupava della che si occupava della aliyah [immigrazione degli ebrei in Palestina] giovanile, a lasciare Berlino.
Il 29 Gennaio 1941 Frieda e sua sorella Betty lasciarono Berlino in un gruppo di quindici ragazze guidate dalla più grande, Tilla Nagler, iniziando così il viaggio che ebbe come prima tappa Vienna. Lì si presentarono al centro di assistenza dell’aliyah giovanile presso l’Ufficio per la Palestina, che procurò loro vitto e alloggio. Furono affidate a Joseph Schleich. L’uomo portò le ragazze da una contadina, nei pressi del confine, per aspettare le guide. Salirono sulle montagne innevate camminando in fila indiana e superando la frontiera. Ad attenderle c’era un camion, ma comparve una pattuglia che le arrestò. Furono portate al commissariato di polizia di Maribor. Quando a Zagabria si seppe del loro arresto, Josef Indig si recò a Maribor per occuparsi di loro. Erano in un albergo sorvegliate dalla polizia. La loro permanenza in Jugoslavia dipendeva dal commissario di polizia Uros Zun, incaricato del loro caso; Zun si batté per non farle espellere. Le ragazze restarono due giorni a Zagabria e poi furono internate a Krško, nella Slovenia sudorientale; furono l’ultimo gruppo ad arrivare da Berlino.
Da Zagabria il gruppo passò poi a Lesno Brdo e arrivò a Villa Emma il 17 luglio del 1942.