Fanny Senft, nata a Stettino il 24 dicembre 1924.
Suo padre, come quello di Joachim e Siegfried Kirschenbaum e il fratello gemello di Max Federmann, fu arrestato alla fine del 1939 e morì nel campo di concentramento di Dachau.
Recha Freier, che si occupava della aliyah [immigrazione degli ebrei in Palestina] giovanile, temendo che presto la Gestapo non avrebbe più consentito la fuga, sollecitò un gruppo di ragazze, tra cui Fanny, a partire. La mattina del 29 gennaio 1941, le 15 ragazze si avviarono da Berlino a Vienna guidate da Tilla Nagler, la più grande. Lì si presentarono al centro di assistenza dell’aliyah giovanile presso l’Ufficio per la Palestina, che procurò loro vitto e alloggio. Furono affidate a Joseph Schleich. L’uomo portò le ragazze da una contadina, nei pressi del confine, per aspettare le guide. Salirono sulle montagne innevate camminando in fila indiana e superando la frontiera. Ad attenderle c’era un camion, ma comparve una pattuglia che le arrestò. Furono portate al commissariato di polizia di Maribor. Quando a Zagabria si seppe del loro arresto, Josef Indig si recò a Maribor per occuparsi di loro. Erano in un albergo sorvegliate dalla polizia. La loro permanenza in Jugoslavia dipendeva dal commissario di polizia Uros Zun, incaricato del loro caso; Zun si batté per non farle espellere. Le ragazze restarono due giorni Zagabria e poi furono internate a Krško, nella Slovenia sudorientale; furono l’ultimo gruppo ad arrivare da Berlino.
Da Zagabria il gruppo passò poi a Lesno Brdo e arrivò a Nonantola il 17 luglio del 1942.
A Villa Emma, Fanny frequentava la classe più avanzata; si pensò di iscriverla, insieme ad altri ragazzi, alla scuola ebraica di Modena, poi l'idea venne scartata, probabilmente perché la loro conoscenza dell'italiano era insufficiente. Fanny collaborava attivamente alla vita culturale del gruppo, scrivendo anche sul giornalino Jaldei bamazor (Ragazzi in pericolo), e, nell'estate del 1943, lavorò alla macchina da scrivere nell'ufficio della Delasem, che era stato trasferito a Villa Emma.