Edgar Ascher, nato a Györ il 6 gennaio 1921.
Edgar e la sorella Alice, figli di un industriale di Zagabria, avevano conosciuto Josef Indig nelle associazioni giovanili sioniste; questi aveva procurato loro a Lubiana falsi documenti di identità italiani che usarono per accompagnarlo a Lesno Brdo, dove Edgar Ascher rimase insegnante dei ragazzi, mentre Alice andò in provincia di Asti con la madre.
Anche a Villa Emma, Edgar fece parte del corpo docenti (insieme a Helene Barkic, Georg Bories, Josef Indig e Umberto Jacchia). A inizio novembre si decise, a causa dei lavori in casa, di cambiare l’orario delle lezioni e Ascher, non più insegnante regolare, fu nominato bibliotecario della biblioteca di Villa Emma creata per accompagnare il percorso scolastico dei ragazzi. Jacchia scelse lui poiché aveva una vera passione per i libri. Quando si ammalò gravemente, fu sostituito da Fanny Senft.
Nella primavera del 1943, infatti, Edgar Ascher cadde dalla bicicletta e la ferita, infettandosi, causò una setticemia. Improvvisamente fu colpito da una febbre altissima; il dottor Moreali lo salvò medicandogli il ginocchio, e la convalescenza durò diverse settimane.
Poiché l’amministrazione impediva il trasferimento degli internati, Edgar riuscì a trascorrere un periodo ad Asti dalla madre e dalla sorella per rimettersi dalla setticemia. Durante il viaggio di ritorno a Nonantola, visitò Pisa e Firenze senza autorizzazione.
All'arrivo dei ragazzi del gruppo di Spalato, tutti gli annunci dovevano essere tradotti in serbo-croato e in tedesco; questo compito fu assegnato ad Ascher, tra i pochi a conoscere entrambe le lingue. Più tardi, insieme a Goffredo Pacifici, Indig, Robert Stein, Helene Barkic e Ruth Kalischer, gestiva la corrispondenza tra gli uffici della Delasem nelle altre città e con gli internati.
Dal 9 settembre 1943, Edgar Ascher fu ospitato dal mezzadro dei genitori di Franco Zoboli, studente di chimica e suo amico. Successivamente Theresa e Alice Ascher arrivarono da Asti a Nonantola per ricongiungersi ad Edgar e raggiungere la frontiera svizzera insieme. I tre partirono insieme a Armand Moreno, Arnold Weininger e Robert Weiss. Il gruppo partì da Nonantola forse l’1 ottobre alle 7.15. Ascher ricorda due notti insonni passate sulle panchine della stazione centrale di Milano, all'epoca già in gran parte distrutta. L'ultima parte del viaggio, da Como a Ponte Chiasso, l'avevano percorsa in autobus. Avevano fatto sosta nell'appartamento di un amico. Verso mezzanotte vennero a prenderli due contrabbandieri, che li condussero al confine, dove furono pagati. Dall’altra parte c’erano persone che avevano steso dei sacchi per farli passare sotto il reticolato.
In territorio svizzero, i sei avevano seguito un accompagnatore fino a una casa di contadini, dove avevano trascorso il resto della notte. Da lì, il furgone del lattato li aveva portati alla stazione di Lugano, ed erano saliti sul primo treno per Zurigo (secondo le leggi svizzere la cattura poteva essere attuata solo nei pressi del confine).
A Zurigo si recarono dal Verband Schweizer Jüdischer Flüchtlingshilfen (Unione degli enti assistenziali ebraici svizzeri per i profughi), che li mise in contatto con Nathan Schwalb e Saly Mayer. Successivamente, legalizzarono il proprio soggiorno e furono internati nel campo di Busserach nel cantone di Zurigo. In Svizzera Edgar riuscì a proseguire gli studi di chimica e fisica.
Edgar Ascher era l'unico del gruppo dei ragazzi di Villa Emma ad aver già dato l’esame di maturità; a Zagabria aveva frequentato due anni di chimica e fisica. Poiché aveva conservato il suo libretto universitario, poté iscriversi all'Università di Basilea. Fu però respinta la sua domanda per essere esentato dal servizio di lavoro obbligatorio per studenti nell’estate del ‘44 (aveva già trascorso cinque mesi in un campo di lavoro perciò aveva perso la prima metà del secondo semestre). Si trasferì poi all'Università di Losanna per laurearsi in fisica. La polizia per gli stranieri acconsentì a questo trasferimento, solo a condizione che Edgar si impegnasse a cogliere la prima occasione di lasciare il Paese. Benché le autorità continuassero a fare pressioni in questo senso, riuscì, dopo aver conseguito la licence-en-sciences, a ottenere un posto come assistente per prepararsi al dottorato. Quando ebbe conseguito anche questo, divenne appetibile per la ricerca e per l'industria svizzera, in quanto giovane fisico, per cui gli fu concesso un permesso di soggiorno a tempo indefinito.
Rimase per sempre in Svizzera. Nel dopoguerra tornò a Villa Emma a prendere alcune sue cose e incontrò Marco Schoky; Edgar Ascher ricorda ancora amici coetanei a Nonantola, come Franco Zoboli.