Berta Reich, nata a Berlino l'8 marzo 1927.
Il 13 settembre del 1939, il padre di Berta fu uno dei 534 uomini arrestati nel rastrellamento di Berlino e deportati nel campo di concentramento di Sachsenhausen.
Berta fu allora sollecitata da Recha Freier, che si occupava della aliyah [immigrazione degli ebrei in Palestina] giovanile, a lasciare Berlino insieme ad altre 14 ragazze guidate da Tilla Nagler. Partirono per Vienna la mattina del 29 gennaio 1941 e lì si presentarono all’Ufficio per la Palestina, che procurò loro vitto e alloggio. Furono affidate a Joseph Schleich. L’uomo portò le ragazze da una contadina, nei pressi del confine, per aspettare le guide. Salirono sulle montagne innevate camminando in fila indiana e superando la frontiera. Ad attenderle c’era un camion, ma comparve una pattuglia che le arrestò. Furono portate al commissariato di polizia di Maribor. Quando a Zagabria si seppe del loro arresto, Josef Indig si recò a Maribor per occuparsi di loro. Erano in un albergo sorvegliate dalla polizia. La loro permanenza in Jugoslavia dipendeva dal commissario di polizia Uros Zun, incaricato del loro caso; Zun si batté per non farle espellere. Le ragazze restarono due giorni a Zagabria e poi furono internate a Krško, nella Slovenia sudorientale; furono l’ultimo gruppo ad arrivare da Berlino.
Mentre era a Lesno Brdo, in una lettera di una sconosciuta speditale da Berlino, Berta apprese che la madre era morta di malattia, dopo che suo padre era stato assassinato a Sachsenhausen.
Giunse poi a Villa Emma con il primo gruppo nel 1942.