-testi opere-
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“ Memorie ” - 2018
La memoria puo’ essere considerata come un enorme magazzino all’interno del quale l’individuo può conservare tracce delle proprie esperienze passate, cui attingere per riuscire ad affrontare situazioni di vita presente e futura. Tale archivio ha caratteristiche dinamiche e non statiche o passive , puo’ essere definito come un costruttore attivo di rappresentazioni della realta .
In tal senso, la memoria e’ considerata ricostruttiva e non riproduttiva nella sua modalita’ di funzionamento.
Quindi la memoria e' qualcosa che si imprime indelebilmente dentro di noi al punto da essere cio che eravamo , siamo e saremo.
Il nostro substrato di vita sul quale facciamo crescere tutto.
L'opera “Memorie” e' da considerarsi una sorta di icona che rappresenta
Il tempo di “Babatundè” - 2018
Traducendolo potrebbe significare questo più o meno: 'la vita rinasce' , ciò è l'immediato suggerimento che arriva all'etnologo che carpisce il senso profondo che regna in questa parola e della vita che si perpetua, di nascita in nascita, in una infinita catena che trova la sua origine nei tempi primordiali della vita.
Nella cultura di queste popolazioni il nuovo nato viene considerato uno straniero , un'entità estranea venuto da lontano ,e in particolar modo si pensa che si attribuisca a questi nuovi nati di venire dal mondo degli Spiriti e dei Morti , e solo con l'assegnazione del nome, diventeranno a tutti gli effetti membro del villaggio e accettato dalla società.
Ma anche chi non ha una profonda conoscenza etnologica può percepire facilmente, sul piano emotivo, questo affascinante mondo del quale scoprirà affinità e differenze rispetto alla realtà di altri luoghi e sopratutto a quella europea.
Cosi, ad esempio il rapporto con la madre prima dello svezzamento, che viene vissuto intensamente in ogni parte del mondo , lo conosciamo inalterato presso alcune popolazioni in modo meno prevedibile .
Ma ciò che più sorprende è il rapporto di grande tenerezza che si crea col padre concluso questo breve periodo di svezzamento.
Per far si che superi meglio il trauma dell'allontanamento dalla madre, prende il figlio (o la figlia) a dormire con sé, lo accudisce con molta dolcezza, gli costruisce giocattoli, lo nutre con cibi stuzzicanti e con latte zuccherato.
Curiose sono anche le relazioni dei bimbi, durante la prima e seconda infanzia, con-il resto del villaggio e in particolare con gli anziani; tra questi ultimi spiccano, naturalmente, i nonni, ai quali compete presso molti gruppi l'educazione dei nipotini, a cominciare da quella sessuale, graduata con molto garbo.
Una particolare attenzione è dedicata dagli anziani all'inserimento dei bambini nella vita sociale fin da quando imparano a camminare. Subito infatti vengono loro affidate, occasionalmente, piccole incombenze: badare a un fratellino neonato, cercare un supplemento d'acqua alla fonte, trasportare senza danno un tizzone per accendere il fuoco oppure la pipa del babbo e del nonno.
Come per tutti i fanciulli del mondo, tuttavia, la maggior parte della giornata è impiegata nel gioco sia con i coetanei sia con gli adulti e gli anziani. Il giocattolo, elemento basilare per gli europei, non riveste eguale importanza nella tradizione africana. Non solo la povertà, ma anche il diverso modo di vivere, portano a un diverso approccio nei confronti del gioco: molti tipi di giocattolo, che nella nostra civiltà aiutano progressivamente il piccolo a familiarizzare con le attività degli adulti, sarebbero quasi inutili per il bimbo africano, inserito a pieno titolo - fin dai primi anni - nella vita attiva del gruppo. Non mancano, con ottima funzione integrativa, giochi rappresentativi e imitativi di scene di vita quotidiana o di rituali (funerali, danze di propiziazione, ecc.), che somigliano - in parte - ai giochi dei bambini europei. I giochi di esercizio intellettuale, formativi anche del senso sociale, sono i piú radicati nella tradizione e si appoggiano quasi sempre al canto, affinando il senso del ritmo, l'eleganza dei movimenti, il gusto di usare all'infinito il duttile strumento della parola. Cosi gli indovinelli propongono temi della tradizione che, proprio attraverso il gioco ed il divertimento, vengono trasmessi ai piú giovani. Con il gioco e con gli insegnamenti del padre e degli anziani della famiglia i ragazzi diventano sempre piú coscienti di un preciso modo di vivere al quale saranno tenuti a uniformarsi attraverso l'assidua collaborazione. Ed è proprio l'intero gruppo, come fanno rilevare gli Autori, che sempre circonda, protegge ed educa i giovani con l'insegnamento ma soprattutto con l'esempio: nessuna prova, per quanto faticosa o crudele, costituirà per i ragazzi un peso insopportabile proprio perché, fin da bambini, hanno visto gli adulti accettare quelle sofferenze e asperità della vita che un giorno essi stessi dovranno sopportare per ricambiare la disponibilità dimostrata dalla comunità verso i piú giovani. Il lettore, mentre approfondisce con dovizia di particolari queste nozioni, si trova a vivere, grazie alle affascinanti sensazioni scaturite dalla vivacità delle pagine tratte dai diari delle spedizioni, l'emozione dell'avventura e il 'gusto' dell'esplorazione, documentata a volte 'minuto per minuto' nella dettagliata ricerca fotografica. E allora la trattazione scientifica, in misurata alternanza con le scene di vita tramandate dagli storici o direttamente vissute da Angelo e Alfredo Castiglioni, permette a ogni lettore, anche se inizialmente coinvolto da ragioni per lo piú di carattere emotivo, di soddisfare la naturale e spontanea curiosità scoprendo, alla fine, il suo Babatundé.(stralci dal testo di Giuseppe Redaelli)
Il lettore di fronte a “Babatundè” potrebbe domandarsi, ... chi era costui?' ma, nonostante i più intensi sforzi di memoria e una tenace volontà di arrivare a una convincente risposta, non potrà trovare nella storia alcun uomo che abbia avuto questo nome.
Si tratta infatti di un termine, usato sopratutto nelle regioni dell'Africa occidentale, non riferibile a persona , luogo, religione, tribù o quant'altro, ma, più di ogni altro, è idoneo dal punto di vista etnologico ed emotivo, a incarnare simbolicamente il perpetuarsi della vita in Africa.
GESTI VITALI 2- 2019
“Gesti vitali 2” è il secondo dipinto della serie “Gesti vitali” ed è da considerarsi come una tappa di un percorso; proseguendo lungo una strada logica percorsa già dal precedente lavoro.
L'idea fondante che sta alla base di questi dipinti è da ricercarsi nella relazione che l'immagine crea con lo spettatore...e nel modo in cui ciò avviene.
Il rapporto è uno scambio d'informazioni dirette tra l'immagine dipinta e il fruitore della stessa,
dal momento che il soggetto dei quadri si rivolge all'osservatore in modo diretto e quindi creando e intrattenendo un discorso di narrazione attraverso la simbologia che porta con se.
L'indirizzo filologico di questi lavori è da ricercarsi nel messaggio di ostentazione di un elemento simbolico identificante un'origine che il soggetto porta di fronte a se come scudo a sua protezione
e in difesa da chi lo circonda.
Questo indirizzo lo scopriamo attraverso una doppia chiave di lettura.
la prima è quella della iconografia simbolica alla quale si affida per rivendicare e sottolineare le proprie radici e, proprio perchè attraverso le origini della nostra storia noi attingiamo la forza di poterci difendere dalle insidie e dall'insicurezza del futuro, il lavoro va connotato come una struttura concettuale a carattere simbolico e non rappresentativo di una forma identificabile nel banale soggetto rappresentato.
la seconda invece nella scelta del simbolo che viene rappresentato.e cioè:
in “gesti vitali 1” degli elementi spiraloidi, posti prettamente sugli avambracci, che rappresentano la creazione e generazione della vita(quindi un rimando ancestrale alla nostra esistenza attraverso le nostre origini come e connotarne un radicale e discriminante segno eterna vita)
in “gesti vitali 2” invece una impronta digitale sul palmo della mano come a starne a ricordare l'identità di quella persona,non solo come singolo individuo, ma caricando di un significato piu profondo quindi come appartenente ad una razza,ad una cultura,,ad una storia che vive attraverso la forza di difendere la nostra collettività
- Ineluttabili lesioni complementari - (2020)
“Ineluttabili lesioni complementari” è un dipinto della serie “Tema Sociale” ed è da ritenersi una delle tappe del percorso lungo una strada logica percorsa già dai precedenti lavori.
L'idea fondamentale va ricercata,come negli altri dipinti di questo tema,nella denuncia di una uguaglianza che viene invece travisata come diversità sociale ,costellata nella storia da ingiustizie e discriminazioni, tra individui, popoli, razze ed etnie diverse tra loro.
In particolare quest'opera e' strutturata sul binomio di due entità diverse ma che portano in sé i germi e i segni della loro complementarità...ovvero ciò che serve di complemento, o di completamento, di integrazione o con valore reciproco, di cose che si completano a vicenda.
Ciò che emerge maggiormente, in quest'opera, è la complementarità legata ai colori usati per identificare le due figure che rappresentano il soggetto principale dell'opera.
Il giallo e il blu connotano le due entità , ma in entrambe le figure coesistono elementi di colore , comunque complementari , che simboleggiano il concetto che in comune hanno particelle della stessa natura che le legano in modo ovviamente ideologico e simbolico.
Il terzo elemento è la mano di una delle figure,in particolare ovviamente di quella di colore giallo , che fa intendere ci sia stato un contatto tra i due...ma il gesto della mano lascia una impronta che simboleggia un gesto deciso di traccia indelebile...una macchia conseguente ad una azione di forza e imposizione; e considerato che la figura che lascia questa impronta è quella che ha connotazioni somatiche europee o occidentali, l'equazione e' presto fatta.
L'azione coercitiva e di sopruso che perpetua su chi e' diverso da esso.
Come una lascia una traccia cosi anche l'altra trasmette una macchia , che ricorda un cuore , controcanto di quel gesto ricevuto..qui il cuore è un simbolo che rimanda a concetti metaforici ricollegabili con il sentimento e ad un senso di interiorità e senso di legame possibile ma che viene brutalmente sferzato dalla barriera che il filo spinato crea tra le due entità.
Quest'ultimo ,chiaramente,assume un valore fortemente simbolico diventando emblema di tutto ciò che ha diviso in maniera ingiusta e violenta le persone nel corso della storia, attraverso atti e comportamenti lesionistici sotto varie forme, mutuati da concetti ed ideali di giustizia e di separazione tra “diversi”,che diversi poi nn sono perché in realtà risultano ineluttabilmente complementari.
“ Contaminanti distorsioni ” - 2021
L'opera “contaminanti distorsioni” rappresenta una riflessione sugli eventi storici del passato, soffermandosi in particolar modo al genocidio compiuto nella seconda guerra mondiale per mano dei Nazisti.. ma e' anche legato a tutte le forme di discriminazione e sottomissione tra individui popoli o razze avvenuto da sempre nella storia dell'uomo; tema per altro che ritroviamo in varie forme riproposto in altre opere.
L'opera e' da leggere come una cascata di eventi , come la conseguenza l'uno dell'altro , creando una catena di ripercussioni che si trascina storicamente sino ai giorni nostri.
Il titolo dell'opera ricalca l'idea di questa concatenazione nella storia degli eventi , l'uno conseguente dell'altro che si contaminano a vicenda portando la distorsione in ogni avvenimento di questa catena. Graficamente la direzione di questa successione di eventi e' verticale, dall'alto al basso. Sul suo asse troviamo come primo elemento una mano che in modo coercitivo e opprimente avvolge e schiaccia il capo di questa figura che e' evidentemente di etnia africana.
Sulla mano troviamo semi celata la scritta”HATE”,(odio),sentimento che ha guidato molte mani a compiere atti indicibili..la scelta della lingua inglese è il tentativo di attribuire a questa parola un significato planetario visto che la lingua inglese e' tra le più parlate al mondo.
La cosa che più balza all'occhio , poi,è quella impronta stampata in viso di colore vinaccia che fa pensare ad una grande traccia impressa sul volto ;quasi come i segni di una maschera,ma che in questo caso sono invece di una violenta cicatrice interiore.
Dall'alto poi cadono , intrecciandosi con le dita e il resto della figura , pezzi di filo spinato a corredo e simbolo di ogni forma di schiavitù.
Questo viso poggia su una foglia di vite che simboleggia vita e speranza...Salvata dal diluvio universale, la vite fu impiantata da Noè perché con i suoi frutti desse nuova vita alla terra e propiziasse la rinascita dell’umanità. La vite rappresenta perciò la speranza che sopravvive anche alle prove più dure, la rinascita dopo la devastazione;e che qui è come se essa diventasse l'elemento decorativo. Il
colletto di un abito ..quindi un elemento naturale che e' stato snaturato dal suo esistere logico per diventare qualcosa di effimero e di poca importanza.
La caratteristica fondamentale di questa foglia, però, e' il codice a barre che ne solca la superficie sciogliendosi sul bordo per disgregarsi nello spazio.Il codice viene visto e connotato come un segno distintivo di classificazione a cui la foglia e' sottoposta .
Un'équipe internazionale di scienziati ha scoperto un gene contenente un “codice a barre” che può essere utilizzato per distinguere la maggior parte delle specie vegetali terrestri. Il gene potrebbe aiutare i ricercatori a catalogare le piante nelle regioni ricche di specie, e a monitorare il commercio di specie vegetali in via d'estinzione.
A fare questo Inizia la Germania con la classificazione dell'intera flora tedesca.
L’obiettivo è quello di riconoscere piante e animali attraverso un codice a barre. Proprio come fa la cassiera al supermercato, quando «legge» il prezzo di un prodotto passandolo rapidamente sotto uno scanner. Un sistema veloce, poco costoso e molto efficace. Per gli esseri viventi la cosa è molto più complicata ma il codice non può essere altro che il loro Dna, visto che ognuno ne possiede uno proprio, unico e diverso da quello di tutti gli altri. Ora in Germania si è dato vita a un progetto che ha l’ambizione di giungere alla classificazione, con un codice a barre, dell’intera flora tedesca. La sfida è enorme e l'ambizione massima e' quella di classificare tutti i Dna esistenti.
Viene da se il concetto che unisce vita a classificazione..potrebbe sembrare un binomio positivo coerente e assolutamente attuale ..e lo e' se visto da un punto di vista scientifico.ma non e' cosi considerando il concetto che riducendo tutto ad una serie di numeri il mondo perde la propria origine e che non tutto deve e può essere classificato..quindi in questa opera l'operazione classificazione e' considerata negativa.
Da ultimo notiamo una cifra sotto il viso...XVI 11.000.000 XIX i numero romani rappresentano i secoli e la cifra in mezzo il numero degli schiavi strappati dalla loro terra tra quei secoli .
“Contaminanti distorsioni” l'opera dei segni delle contaminazioni negative del passato e del futuro.