Da ciò che deduciamo dalla presentazione che ne fa il Perozzi nel primo film diretto da Mario Monicelli, apprendiamo che il Necchi è un amico d'infanzia dello stesso Perozzi, così come il Mascetti e il Melandri, e con questi avrebbe frequentato la scuola e sarebbe partito per il servizio militare. Dunque, presumibilmente, anche il Necchi è classe 1922, come si deduce dalla tomba del Perozzi.
Subito dopo la prima giovinezza, passata fra zingarate mai raccontate nei film, si sposa con Carmen nel 1948, secondo quanto si deduce dal terzo capitolo, che con lui gestirà il Bar-Ristorante Necchi, ritrovo preferito degli Amici Miei. La coppia, come si deduce da una sfumatura amara che, con tante altre, pervade il primo capitolo della saga, specie nel finale, ha avuto un bambino, morto precocemente quando era molto piccolo.
Nella vita di tutti i giorni il Necchi è molto affezionato a ciò che rimane del suo nucleo familiare, ma nelle fughe dalla asfittica vita sociale, quasi di tipo pirandelliano, non esita ad abbandonare la moglie, e a intraprendere avventure amorose extraconiugali. Secondo quanto lui stesso dice, tutto ciò rappresenterebbe "le ultime cose serie della vita": nel secondo atto della saga incontra una giovane, che lo spettatore vede soltanto in foto, che frequenta clandestinamente agli Uffizi, golosissima di patatine fritte, che il Necchi provvede a farle in tutti i modi ("al fiammifero, a fettine, al bombolotto").
Sarà proprio questa infedeltà a provocare la ben più grave (dal punto di vista involontariamente misogino e maschilista del Necchi) infedeltà della Carmen. Per andare a trovare la sua bella, con l'aiuto del Mascetti, il Necchi fa arrivare un mazzo di rose alla moglie, onde fingersi geloso di un altro uomo e scappare dall'amante. La Carmen, non accortasi, naturalmente, della beffa, ricercherà il possibile anonimo spasimante, che rintraccerà proprio grazie a un'indicazione del Necchi ("Te come omo, chi diresti?", "Io come omo direi quello laggiù in fondo, ' ll'ha 'na gran faccia a bischero!"). Il sig. Verdirame Augusto, da Brescia, diventerà il vero amante della Carmen, e il Necchi scoprirà il tradimento per uno scambio di patenti. Dopo aver percosso la moglie, intenterà una beffa crudele ai danni del Verdirame, che infine non si farà più vedere.
In vecchiaia, il Necchi è l'unico a mantenere quel piccolo nucleo familiare cui è molto legato nella vita quotidiana, ma dal quale tenta sempre di fuggire; del resto, non esita minimamente a usare "crudeltà mentale", quella che, secondo le parole del Melandri è vera e propria violenza psicologica nei confronti della moglie per ricongiungersi agli amici, ormai quasi tutti ricoverati in un ospizio. Fa credere alla moglie di essere affetta da tutte le malattie senili ("anche la prostata"), e la costringe a vendere il bar, luogo per lei, ma in fondo anche per lui e per tutti gli amici, assolutamente caro, che infatti si rivelerà vitale per la Carmen. In ultimo, approfittando di un richiamo per i continui disordini provocati dagli "zingari" nella casa di riposo, la Carmen avrà un radicale scatto d'orgoglio, ponendo finalmente, dopo una vita, il marito dinanzi a una scelta; seguire lei o gli amici.
Il Necchi sceglie ovviamente il Melandri ed il Mascetti, e tenta un'ultima carta per sottomettere di nuovo la moglie ai suoi capricci, ricordandole che sarebbe lei a separarsi da lui dopo trentacinque anni di matrimonio, ed è subito da lei stessa medesima, ormai completamente emancipata, rimproverato ("trentasette!"). Secondo quanto lei stessa dice, poiché comunque non è in grado di separarsi una volta per sempre dall'uomo che, da un lato, ama, dall'altro, le ha sempre usato una violenza menefreghista, lo verrà a trovare il giovedì, come si fa coi vecchi, mentre da sola gestirà un nuovo locale ("basta rimboccarsi un po' le maniche").