Le case di terra cruda si diffusero in modo massiccio nella prima metà dell’Ottocento - nel 1850 circa - in seguito ad una profonda modificazione della struttura agraria, la quale mosse molta gente verso questo tipo di terre con l'intento di costruirvi una dimora che facesse al caso loro.
Si può ben parlare di una colonizzazione interna, la quale vide persino i poveri della montagna voler scendere a valle per occupare questi terreni così accoglienti e darsi all’agricoltura. Fu proprio così quindi che cominciò la diffusione delle case, peraltro costruite attraverso un tipo di edificazione basato su di un impasto di terra e paglia; certamente la meno costosa all’epoca. In questo modo venne a delinearsi pian piano un insediamento sparso di edilizia rurale, che in alcuni casi più fortunati proliferò persino in intere borgate di case riunite. Comunque, le ultime case di terra cruda vennero realizzate nell’immediato dopoguerra, quando la maggior parte delle fornaci che erano presenti inizialmente sul territorio furono rase al suolo, e si sentiva quindi la necessità di riuscire a recuperare il più possibile la terra come materiale da costruzione.
Una testimonianza fuori dall'ordinario risale dalle parole di Cesare De Lollis, un filologo e uno storico proprio natio di queste terre. Egli all’inizio del secolo scorso infatti, chiamò le case di terra - che ben conosceva - con l'appellativo di « grezze catapecchie ». Nei suoi racconti De Lollis tendeva a collocarle in un ambiente primitivo e arcaico descrivendole seccamente con piccolissime finestre e un pianterreno riservato al bestiame, al quale si accedeva poi tramite una scala a pioli.
Spesso, come appena detto anche dalle parole dello stesso De Lollis, le case di terra cruda venivano e vengono tutt'oggi associate all’idea di povertà e all’arretratezza della campagna, ma in realtà sono molto di più. Possono essere considerate un prodotto spontaneo dell’intelligenza e del sapere del luogo e dei suoi abitanti. Raccontano infatti un antico e perpetuo legame con la campagna, simbolo del fatto che le case in questione siano sempre state delle costruzioni che si relazionavano profondamente al loro territorio e alla gente che le abitava. Sono quindi, simbolo di una sapienza ambientale legata alle necessità materiali del momento e dei vari cittadini che ne sfruttavano le possibilità. Possiamo pertanto parlare di una vera e propria civiltà della terra cruda, diffusa in epoche ormai lontane ma dai valori sempre attuali e rispettabili.