Archivio storico comunale di Visone
Archivio storico comunale di Visone
Le prime notizie certe su Visone [1] risalgono alla fine del X secolo, quando nel suo castello il marchese Anselmo, figlio di Aleramo, firma la carta di fondazione dell’abbazia di San Quintino di Spigno. Già più di cinquant’anni prima, però, era menzionata la presenza di una pieve in prossimità della confluenza del torrente Caramagna con la Bormida, sul limitare dell’attuale confine comunale di Morsasco.
Le genealogie feudali storicamente proposte in letteratura per il feudo di Visone sono [2]:
Sul principio del XIII secolo si attestano importanti interessi da parte di esponenti della famiglia Boccaccio di Acqui, cui il vescovo concede diritti su diverse porzioni del territorio visonese. Andrebbe chiarito se si sia trattato di un vero e proprio infeudamento, ovvero (più probabilmente) di semplici concessioni allodiali. Sta di fatto che, a causa di queste proprietà, negli anni si ripeteranno frequenti liti tra i Boccaccio e la mensa episcopale riguardo a confini contestati e a pretesi pagamenti delle decime al Capitolo..
All’inizio del XIV secolo il feudo viene in possesso di Isnardo Malaspina, già signore di Cremolino e di diverse altre terre del circondario, che prosegue così il disegno politico di espansione del potere sull’oltregiogo tra Acqui e Ovada che la famiglia aveva avviato oltre un secolo prima con il matrimonio strategico tra Federico Malaspina e Agnese Del Bosco. Nel 1327 Isnardo estende gli antichi Statuti, già precedentemente applicati alle terre di Cremolino, Cassinelle e Morsasco, anche a Visone. Il figlio di Isnardo, Tommaso è Vicario del marchese di Monferrato per la città di Acqui nel 1352, mentre uno dei nipoti, Corrado, sarà nominato vescovo scismatico di Acqui dall’antipapa Clemente VII tra il 1380 e il 1382. Nella seconda metà del XV secolo il vescovo acquese Tomaso Deregibus promuove una intensa azione legale contro Antoniotto Malaspina, accusandolo di detenere illecitamente i feudi di Visone, Terzo e Cavatore, ma la causa finirà favorevolmente per lo stesso Antoniotto. In questo periodo vengono approtate profonde modifiche all’assetto architettonico e urbanistico di Rocca e castello, fino a far assumere al complesso fortificato le forme che avrebbe sostanzialmente mantenuto nei secoli a venire.
Nel 1519 il figlio di Antoniotto, Giovanni Malaspina, cede il feudo a Maria Boverio della Corba [3], prima cameriera della marchesa di Monferrato Anna d’Alençon.
All’inizio del XVII secolo, il conte Francesco Giovino della Corba lascia per testamento tutti i suoi diritti su Visone al Collegio di San Paolo, che però rinuncia alla donazione. Il titolo passa quindi alla sorella Diana [4] e poi al figlio di lei, Ferrante di Cardona.
Nel 1635 Raimondo di Cardona, figlio di Ferrante, vende il titolo di Visone al patrizio genovese Lodisio (Luigi) Centurione Scotto, la cui famiglia lo deterrà ininterrottamente fino al XIX secolo. Da notare che il successore di Lodisio nella linea feudale visonese non fu il primogenito Barnaba, ma il secondogenito Carlo. Lodisio aveva infatti lasciato per testamento che i beni venissero divisi tra i due figli maschi secondo un meccanismo particolare che garantisse equità nella spartizione [5], secondo cui il primogenito avrebbe dovuto compilare due liste distinte di beni e il secondogenito scegliere quale lista tenere per sé e quale lasciare al fratello: il titolo di Visone era contenuto nella lista scelta da Carlo.
In epoca moderna, con R.D. n. 560 del 25 marzo 1929 il Comune di Visone è stato soppresso e accorpato al territorio di Acqui Terme con effetto dall’8 giugno 1929, per essere poi ricostituito come Ente territoriale autonomo dal D.Lgs. n. 1187 del 20 agosto 1947 (convertito dalla L. n. 1123 del 4 agosto 1951), con effetto dal 1 gennaio 1948.
Note:
[1] Variazioni toponomastiche antiche attestate: Videxio, Vidisio (Vidisionum), Vidiso, Vidixio (Vidixionum), Vidixo (Vidixonum), Viixo, Visio, Viso (Visonum), Vixo (Vixonum). Durante il periodo napoleonico si trovano le variazioni Vesonne, Vibonne, Vignon, Vigon, Vinone, Viourre, Viron, Visieme, Vison, Visonne, Vissoure, Vizon, Vizone, Vyonne (cfr. A. Martino, I soldati del Dipartimento di Montenotte (1805.1814), Savona, 2013)
[2] La prima sequenza è tratta da: A. Manno, Il patriziato subalpino. Notizie di fatto storiche, genealogiche ed araldiche desunte da documenti, vol. I, Firenze, 1895, p. 391, sub voce: «Visone (Acqui)»; la seconda da: F. Guasco di Bisio, Dizionario feudale degli antichi Stati Sardi e della Lombardia (dall’epoca carolingia ai nostri tempi, 774-1909), Pinerolo, 1911, p. 1824, sub voce: «Visone. Acqui. Alessandria».
[3] Citata come Maria Cordua de Boeris in: V. De Conti, Notizie storiche della città di Casale e del Monferrato, vol. V, Casale, 1840, pp. 102-103. È possibile pertanto che fosse in qualche relazione con i signori di Cordua, ossia Cordova presso Castiglione Torinese.
[4] L’identità di Diana non è del tutto certa, a partire dal fatto che fosse o meo davvero sorella del conte Francesco. È interessante notare, a questo proposito, come alcuni dettagli corrispondano invece con la figura di Diana Incisa della Rocchetta, sposata ad un certo Raimondo Incisa di Cardona (signore di Cardona, località nel territorio di Villadeati), da cui ebbe un figlio chiamato Ferdinando (Ferrante) e un nipote a sua volta chiamato Raimondo (Cfr. V. Angius, Sulle famiglie nobili della Monarchia di Savoia, vol. II, Torino, 1841, pp. 1499-1501 e 1580-1581).
[5] G. Ferrero, I Centurione Scotto: “Signori del Gorreto in Val Trebbia”, Montebruno, 1999, p. 20.