Nel 1943, la famiglia Levi, originaria di Torino, si trasferisce a Tradate, dove trova rifugio presso Villa Truffini. Questo spostamento avviene nella speranza di potersi rifugiare in Svizzera per sfuggire alle persecuzioni naziste.
Tuttavia denunciata, la loro presenza viene scoperta e denunciata. Il 12 novembre 1943, la madre Egle e i due figli Enzo ed Eva Maria, vengono arrestati a Villa Truffini e portati nel carcere di San Vittore a Milano. Eva Maria, la figlia, porta con sé il suo violino, simbolo di una vita che vorrebbero salvaguardare e mantenere nonostante la drammaticità della situazione.
La fortuna sembra sorridere ad Edgardo, il padre, che riesce a scampare all'arresto grazie all'intervento del capostazione di Tradate, che lo aiuta a salire su un'altra direttrice, evitando così la deportazione. Purtroppo, la madre e i figli rimangono prigionieri a San Vittore fino a dicembre 1943.
Dopo il periodo di detenzione, la famiglia Levi viene trasferita alla stazione centrale di Milano, dove viene costretta a salire sul convoglio n. 5 del Binario 21, diretto al campo di concentramento di Auschwitz: stesso binario usato per deportare anche altre famiglie, come i Costantini.