BATTAGLIA DI NOLE - 2 marzo 1944
[brano tratto da Franco Brunetta, Il risveglio della resistenza, IL RISVEGLIO EDITORE, 2010]
[brano tratto da Franco Brunetta, Il risveglio della resistenza, IL RISVEGLIO EDITORE, 2010]
Siamo all’inizio di marzo 1944 e, mentre gli operai torinesi incrociano le braccia con lo slogan “Non un uomo, né una macchina in Germania”, in Val di Lanzo i “ribelli” sostengono lo sciopero inscenando una serie di manifestazioni di propaganda. Così, il primo marzo, occupano tutti i paesi tra Lanzo e Ceres, bloccano i treni, interrompono le comunicazioni telefoniche e conducono una vivace azione di volantinaggio e di comizi nelle principali fabbriche della zona con i discorsi di due esponenti comunisti Mario Battistini (Andrea) e Luigi Capriolo (Righi).
«Ovunque – commenta quest’ultimo – le popolazioni accolsero i nostri patrioti con un entusiasmo delirante. In tutti i paesi toccati io ho parlato alle popolazioni, le quali con unanimità commovente domandavano che scendessimo definitivamente a valle per liberarla dall’oppressione tedesca e fascista».
Il 3 marzo l’entusiasmo è alle stelle. C’è un clima di insurrezione contro i nazifascisti. Si organizza una colonna di camion che dalle valli scende a Lanzo e raggiunge Cafasse, Fiano e Robassomero, dove i partigiani tengono comizi e distribuiscono volantini agli operai in sciopero. Poi la colonna, con le bandiere al vento, si dirige verso Ciriè, presidiata dai tedeschi. Qui i partigiani consegnano addirittura nelle mani dei soldati germanici, incuriositi per l’insolita parata, un manifestino stampato in tedesco, che li invita a ribellarsi alla guerra di Hitler. Terminata la dimostrazione i partigiani si allontanano indisturbati.
«Un paio di carrette si erano guastate e venivano lentamente trainate a rimorchio da altre carrette asmatiche. L’euforia era scomparsa e sparita era anche la gente − ricorda Carlo Fumagalli, allora giovane partigiano del gruppo Monviso − Entrammo all’imbrunire in un paese agricolo: Nole. Al centro la classica piazza di forma rettangolare. A metà piazza la strada che, con una curva ad angolo retto, portava verso Lanzo. E sulla piazza, da un portone apertosi all’improvviso e dalle finestre, ci piombò addosso una valanga di fuoco. Uno degli autocarri trainati, evidentemente colpito il conducente, finì col cofano contro la casa d’angolo, impedendo il movimento di tutti gli automezzi che lo seguivano. (…). I tedeschi non ci avevano fronteggiati, ma avevano preparato una efficientissima trappola. (…) Autocarri incendiati, morti sulla strada, urla di feriti. Fumo e fiamme dovunque. Superstiti in fuga disperata, armi gettate a terra, abbandonate. (...) Solo alcune decine di ribelli tengono duro e da dietro i carri rispondono al fuoco. Una bomba ben lanciata causa perdite fra i serventi della mitragliera posta nel vano del portone. (…). Ne approfittiamo per incendiare dei fienili. Per tentare di sloggiare il nemico. Poi tutto precipitò. Il capitano Broganelli, al quale ero vicino, venne colpito e cadde morto, senza un grido. Aveva giocato con la morte 100 volte sul suo aereo da caccia e, destino infame, era caduto sulla terra battuta di una piazza agricola di un paese insignificante. (…) Io venni ferito in rapida sequenza tre volte. (…).
Nel prosieguo dello scontro i partigiani contrattaccheranno, ci saranno gesti di eroismo e riusciranno a sganciarsi dall’agguato, ma perderanno, oltre al capitano dell’aeronautica Elio Broganelli (Gilardi), altri due compagni: il torinese Dario Carpegna e Marcello Tassero originario della Svizzera, ma residente a Pessinetto. Vi furono pure numerosi feriti, a cui la popolazione di Nole diede generoso aiuto, malgrado il rischio di rappresaglie. Il giovane Carlo, invece, riuscì a raggiungere Balme, dove fu amorevolmente curato dalla famiglia Castagneri. Altri quattro, più gravi, furono ricoverati all’ospedale di Lanzo, dove, purtroppo, vennero catturati il giorno seguente.
Commemorazione Battaglia di Nole e inaugurazione della targa (aprile 2013)