Salute
Naturalmente è essenziale garantire tutti i provvedimenti per assicurare lo stato psico-fisico ottimale del gatto o ripristinarlo in caso di malattia.
Il primo provvedimento in questa ottica è naturalmente l’alimentazione, commisurata con l’età del gatto, il suo sviluppo e il suo stato.
Dopo il primo mese di vita (nel quale la madre trasmette l’immunità di due mesi circa al cucciolo attraverso l’allattamento) è necessario provvedere alle vaccinazioni: la prima viene eseguita a 8-12 settimane di vita; dopo 2-4 settimane si esegue la seconda; successivamente si esegue un richiamo a cadenza annuale. E’ stato suggerito recentemente di eseguire una terza vaccinazione al quarto mese di vita.
I vaccini obbligatori per il gatto sono tre: la “trivalente”. Si tratta di tre vaccinazioni assemblate per le patologie più diffuse tra i felini: contro l'herpes virus (rinotracheite), contro il calicivirus (calicivirosi) e contro la panlecopenia (gastroenterite virale), dato i gravi problemi di salute e la facilità di trasmissione di queste malattie.
Sono disponibili altre vaccinazioni non obbligatorie, ma estremamente utili a prevenire patologie molte volte letali. Quelli contro la FeLV, la leucemia felina e la clamidiosi. Il veterinario si farà carico di consigliare questi vaccini in base allo stile di vita del gatto.
Va ricordata anche la vaccinazione anti-rabbica: questa vaccinazione non è obbligatoria, ad eccezione della Sardegna. Per quanto riguarda l'estero, la vaccinazione anti-rabbica deve essere fatta obbligatoriamente per i viaggi in Europa o in altri continenti.
Altro aspetto importante da considerare è costituito da parassitosi (per esempio da pulci), condizione che sotto la guida del veterinario va tempestivamente trattata.
Ancora va considerata la presenza di elminti (vermi) nell’apparato digerente del gatto, per cui è indicata la sverminazione, da eseguirsi eventualmente a cicli.
Eventuali patologie rilevanti e specifiche del gatto birmano non possono prescindere dalla competenza del veterinario. Tra queste patologie si annoverano granulazione atipica dei neutrofili, insufficienza renale, ipotricosi congenita, cisti dermoide epibulbare, polineuropatia periferica e degenerazione spongiforme.
Per rendere ottimale l’assistenza sanitaria del gatto birmano è opportuno fare eseguire anche esami del sangue periodici, ecocardiografia ed ecografia renale.
Cure
Sotto il termine generale di trattamenti possono essere considerati provvedimenti, pratiche e altro con gli obiettivi fondamentali del benessere e dell’estetica del gatto birmano.
E’ ovvio che i primi trattamenti in questa ottica sono quelli considerati per l’alimentazione e la salute. Tuttavia il gatto birmano richiede molti altri trattamenti.
Le condizioni ambientali di vita del gatto birmano devono consentirgli libertà di movimento in assenza di pericoli: quindi si deve mettere a disposizione uno spazio sufficientemente ampio, in cui il gatto birmano non subisca traumi o possa cadere (come può succedere se il gatto ha accesso a balconi, terrazze, mobili alti). Non va assolutamente rinchiuso, meno che mai in gabbia.
Il gatto birmano necessita che il suo pelo sia curato. Questa è già opera sua, però è da indicare come inderogabile la spazzolatura quotidiana del mantello con spazzola, pettine o cardatore.
Può essere utile lavare delicatamente il pelo con salvietta monouso umida. In casi particolari, con dovuta cautela, si può fare il bagno.
E’ fondamentale per il suo benessere che sia attivo il rapporto con le figure umane con cui vive; le carezze, i massaggi, altre forme di contatto fisico (riposo del gatto birmano sugli arti inferiori del suo compagno umano) e anche i discorsi possono funzionare ottimamente.
Inevitabilmente si deve affrontare anche il discorso dell’educazione. Con ciò non si deve intendere la repressione dell’attività e degli istinti del gatto birmano, bensì l’indirizzamento verso comportamenti consoni all’ambiente in cui vive e favorevoli al suo benessere. Se il gatto birmano fa errori (ciò che è inevitabile) non si deve ricorrere al rimprovero o, peggio, alla punizione. Si può ottenere un risultato favorevole con un richiamo netto, da ripetersi ogni volta in cui si renda necessario, e premiarlo quando rispetta le disposizioni impartite.
Altro importante aspetto da affrontare riguarda la toilette. Si deve allestire questa in luogo appartato, si deve tenerla pulita e distante dall’area in cui viene somministrato il cibo.
E’ fondamentale ai fini del rapporto tra umano e gatto birmano (oltre che del benessere dello stesso) la stimolazione attraverso il gioco interattivo. Pertanto chi vuole possedere un gatto birmano non può prescindere dal possesso di giochi.
Un altro presidio assolutamente indispensabile è il tiragraffi (o graffiatoio). E’ opportuno possederne almeno due, l’uno disposto verticalmente e l’altro sul pavimento. Lo stiramento del gatto e l’affinamento delle unghie sono atti che il gatto compie più volte nel corso della giornata.
Un’attenzione particolare richiede l’accettazione del cucciolo nella propria casa. Si ricorda che il gatto birmano può essere acquisito solo dopo il compimento dell’età di giorni 848° seguito di gravidanza di 56-66 giorni), quando il gatto birmano ha già raggiunto gradi di sviluppo e autonomia sufficienti. A quell’età il gatto birmano sa interagire adeguatamente con gli umani, sa alimentarsi con i cibi adatti all’età e sa usare la toilette.
Per poter accogliere in modo ottimale il gatto birmano proveniente dall’allevamento è necessario avere predisposto tutto l’occorrente: trasportino, toilette, tiragraffi, ciotole per cibi e acqua, giochi e, non ultima, predisposizione amorevole. E’ inutile predisporre una cuccia, perché il gatto in generale sceglie i luoghi dove riposare e dormire in modo autonomo.
Non vanno dimenticate alcune caratteristiche del gatto: il sonno occupa 2/3 della sua vita (in altri termini 16 ore al giorno) e va rispettato non interrompendolo.
Il gatto ama strofinarsi contro pareti, oggetti e umani: è noto che questo comportamento, necessario per depositare feromoni su oggetti e persone, ha lo scopo di rendergli famigliari i luoghi e gli umani.