Classe 1981, Ale fa l’attore di mestiere, da tanti anni. E scrive canzoni, da tanti anni. Le suona con altri musicisti, con i suoi amici, con la sua famiglia. Suonare con Ale è far parte di una grande famiglia, come essere invitati a una festa diffusa, un luogo sicuro dove nascono le prime note, nelle notti passate a cercare le parole giuste, il suono migliore, l’arrangiamento che tira.
Così è stato per tanti anni. Ma ultimamente questa festa si è allargata: era necessario registrare un disco che mettesse nero su bianco i colori delle sue canzoni. Un concentrato di poesia, amore, sofferenza, gioia, ironia… E così è nato il primo disco ufficiale di Ale Calabrese, “10 canzoni”.
Le canzoni di Ale volano attraverso la sua vita, dall’infanzia segnata dalla scomparsa della madre, all’adolescenza illuminata dalla fidanzata - ora moglie - Laura; dai paradossi della nostra società, al volto spirituale della realtà. Ci testimoniano la bellezza commovente della vita, ci fanno ricordare quei fugaci momenti in cui abbiamo capito, in cui abbiamo vissuto veramente.
Sul palco insieme ad Ale tanti musicisti: alcuni, suoi amici di sempre, hanno abbracciato la musica proprio grazie alla sua passione travolgente per ciò che è bello e vero. Essendo, come lui stesso si definisce, un “cantattore”, Ale incastona le sue canzoni in monologhi e narrazioni, accompagnando il suo pubblico in un volo tra arte, spirito e concretezza.
D’altronde, questa è la missione dell' artista: arrivare al cuore delle persone e suscitare in loro una rivoluzione di verità, un momento di intima lucidità nel quale ritrovare un pezzo di se stessi. Le canzoni di Ale sono grimaldelli che aprono il nostro cuore e lo fanno risuonare, lo fanno vibrare con le stesse frequenze: una terapia musicale che risveglia quel fanciullino interiore che Pascoli descriveva come quella parte di noi che “tiene fissa la sua antica serena maraviglia”. E’ proprio questo l’augurio che riceviamo ascoltando i suoi pezzi, quello di ritrovare la nostra essenza, la nostra prima impronta, ripartendo dalla grandiosa semplicità di ciò che è quotidiano e quindi straordinario.
Come canta Ale in una sua canzone:
“Sento di nuovo il fantastico gusto delle microscopiche cose”.