Questa pagina è ripresa da un libro consigliato da Gabriele Lorenzoni:
Paolo Quilici, We Love Korea, Cairo, 2025
I coreani sono ossessionati dal cibo. Forse più degli italiani. Mangiare bene è il primo pensiero in ogni momento della giornata: è piacere, è godimento, è socialità. Ve ne accorgerete quando vi capiterà di parlare con loro, anche nelle conversazioni più casuali. Che sia mattina, pomeriggio o sera, al saluto iniziale seguirà sempre la domanda: «Hai mangiato?», «Hai fatto colazione/pranzo/cena?», «Che cosa hai mangiato?». Domande che in realtà non richiedono una risposta complessa, sono un po' come lo "how do you do" americano, quasi un intercalare. Vi faccio un altro esempio. Invecchiare di un anno in coreano si dice 한 살 더 먹다 (han sal deo meokda), che letteralmente vuol dire «mangiare un anno in più». Per non parlare di quando i coreani vanno in vacanza. Al ritorno, la prima cosa che vi racconteranno sarà, inesorabilmente, che cosa hanno mangiato. E tre quarti delle foto saranno dei piatti! Piccole cose che però la dicono lunga sulla centralità del cibo in questa cultura.
I motivi sono molteplici e meriterebbero un discorso a parte. Certamente alla base di tutto c'è la grande povertà che il popolo coreano ha vissuto fino a tempi molto recenti; nutrirsi era necessariamente il primo pensiero, perché significava sopravvivere, e mangiare bene era sinonimo di benessere, di lusso. Ma non credo che questa sia l'unica ragione. Se guardiamo alla storia più antica, infatti, esistono molti resoconti di viaggiatori che visitarono la Corea durante periodi prosperi e rimasero colpiti dalla quantità di cibo consumata nelle corti. Yi Geuk-don, uno studioso confuciano del quindicesimo secolo, si lamentò con il re del fatto che i coreani mangiassero in un solo pasto più di quello che i cinesi mangiavano in un giorno. Nel 1894, lo scrittore di viaggio austriaco Ernst von Hesse-Wartegg scrisse che i coreani consumavano il triplo del cibo rispetto ai loro vicini giapponesi e, soprattutto, mangiavano tutto il giorno. Il reverendo Marie-Nicolas-Antoine Daveluy, autore del primo dizionario francese-coreano, nel 1860 rimase invece sconvolto dalla grandezza delle scodelle di cibo consumate dagli operai. Chiaramente si tratta di esagerazioni, certo è che l'amore dei coreani per il cibo è sempre stato grandissimo.
Parlando di cucina coreana, molti pensano subito al 비빔밥 (bibimbap), il classico ciotolone di riso ricoperto di verdure e carne. Un piatto delizioso e bellissimo diventato molto popolare nel mondo, che però in realtà è solo uno dei tanti e, anzi, non è nemmeno tanto rappresentativo del modo in cui si mangia in Corea. Vi dirò di più: io lo consumo più spesso in Italia e non mi è mai capitato che un amico coreano mi portasse a mangiarlo. È un po' come una lasagna: popolare all'estero, tutti la conoscono, ma non è che in Italia mangiamo lasagne tutte le settimane.
Il tipico pasto coreano ha proprio una forma diversa. Comprende quasi sempre il riso al vapore, che viene servito accompagnato da una o più portate principali, come zuppe, stufati, carne e/o pesce e da una grande varietà di contorni, i 반찬 (banchan), a base principalmente di verdure ma anche di uova, pesce o carne. I banchan hanno un numero variabile, ma come dicono alcuni miei amici coreani dovrebbero essere almeno sei. Tendenzialmente tutte le pietanze vengono servite nello stesso momento. Come accennavo prima, la cucina è socialità: dimenticatevi i piatti individuali. Ogni commensale ha a disposizione la propria ciotola di riso e una scodella per la zuppa, ma tutto il resto si condivide.
Come si sente dire spesso, la cucina coreana è molto sana: sia per i metodi di cottura, in cui si utilizzano meno grassi rispetto ad altre tradizioni, sia soprattutto per il grande utilizzo di alimenti fermentati: i celeberrimi 김치 (kimchi), naturalmente, poi i 장 (jang), paste fermentate a base di soia o peperoncino che vengono utilizzate per insaporire, ma anche pesce e crostacei. La fermentazione, che nasce come metodo per conservare i cibi a lungo, fa sì che questa cucina porti grandissimi benefici all'organismo. I lieviti e i batteri presenti nei cibi fermentati agiscono da probiotici sulla flora intestinale e così facendo rafforzano il sistema immunitario e migliorano la digestione e le funzioni metaboliche. Da parte mia, posso dirvi che ogni volta che vado in Corea mangio per prima cosa e dimagrisco. Sarà l'entusiasmo? Forse, ma non solo!
Il kimchi è indubbiamente il piatto più conosciuto della cucina coreana, e a ragione. Qui lo mangiano tutti i giorni, non manca mai come accompagnamento alle pietanze. Pensate che nel Paese, in un anno, se ne consumano due milioni di tonnellate. All'inizio è strano immaginare come una pietanza con un gusto così particolare e deciso sia onnipresente ogni giorno sulle tavole. Il gusto del kimchi, però, si sposa benissimo con tanti cibi diversi. E, vi assicuro, con il passare dei giorni dà assuefazione. Più ne mangiate e più ne mangereste, e dopo un po' non riuscirete più a farne a meno.
In Italia conosciamo soprattutto il 배추김치 (baechu kimchi), quello fatto con il cavolo Napa, che anche in Corea è il più diffuso, ma ne esistono in realtà oltre duecento varietà. Praticamente si può faire con tutte le verdure. E, attenzione, non tutti i kimchi sono piccanti: il 백김치 (baek kimchi), o kimchi bianco, per esempio, non contiene peperoncino.
Fondamentalmente, il kimchi è composto da verdure fatte fermentare con sale, salsa di pesce e spezie. Ogni famiglia, però, ha la sua ricetta. Di solito viene preparato in grandi quantità in autunno, attraverso un processo che si chiama 김장 (kimjang) e fa parte della lista Unesco dei patrimoni culturali immateriali dell'umanità. Questo perché ha proprio un ruolo sociale, di rafforzamento dei legami della comunità e di salvaguardia delle usanze. Tradizionalmente, le verdure si fanno fermentare in grandi vasi di terracotta chiamati 옹기 (onggi) che si tengono all'aperto. Capita spesso anche a Seoul di vederli sulle terrazze. Per praticità e mancanza di spazio oggi quasi tutti tengono il kimchi in frigorifero. Chi lo conosce, però, sa che kimchi ha un odore fortissimo, che in men che non si dica pervade tutti i cibi che gli stanno accanto. Per questo, in Corea, i frigoriferi grandi hanno uno scomparto in più appositamente per il kimchi, che, oltre a isolarlo, lo mantiene alla giusta temperatura.
A differenza per esempio della cucina del vicino Giappone, i coreani amano i sapori decisi e prediligono cibi che abbiano una complessità di gusti diversi, dal dolce al salato all'aspro. E, soprattutto, adorano il piccante. Anche se non c'è una risposta unanime su quando il peperoncino sia arrivato nella penisola coreana, è certo che i coreani lo amano molto e lo usano abbondantemente. Addirittura, negli ultimi anni, è nata una moda, chiamata 맵부심 (mep-bu-sim), che spinge le persone, soprattutto i ragazzi, a sfidarsi a chi sopporta più peperoncino. Io vengo da una famiglia calabrese e adoro il piccante, ma vi assicuro che ci sono alcuni noodles istantanei coreani che faccio veramente fatica a mangiare. Anche senza arrivare a queste esagerazioni, però, sappiate che quello che per i coreani è piccante, per noi è molto piccante, e chi ha difficoltà a sopportare il peperoncino farebbe meglio a evitare anche i piatti considerati poco speziati. Non usate come metro di paragone i ristoranti coreani in Italia, perché anche quelli più buoni e autentici cercano ovviamente di avvicinarsi al gusto italiano e non esagerano con il peperoncino. In Corea è tutta un'altra storia!
E chi non mangia piccante? Tranquilli! Esistono molti piatti coreani non piccanti. Ve ne elenco alcuni: il 불고기 (bulgogi), straccetti di manzo marinati con salsa di soia, olio di sesamo, zucchero e zenzero; i 잡채 (japchae), noodles di patate dolci con verdure e (spesso) carne; i 전 (jeon), frittelle di verdure, pesce o carne; i 짜장면 (jjajangmyun), i noodles sinocoreani di cui vi ho parlato nel capitolo 3; i 김밥 (kimbap), rotolini di alghe, simili ai maki giapponesi, ripieni di verdure, uova, tonno in scatola o carne; e naturalmente il barbecue, dove ognuno condisce la carne come vuole. Ultimamente, poi, è di moda a Seoul un piatto buonissimo, semplice e totalmente privo di peperoncino: si chiama 누릉지통닭 (nureungji tongdak). Il nureungji è la crosta che fa il riso sul fondo della pentola quando cuoce. Dolce, croccante e buonissima come la crosta della nostra polenta. Su questa base croccante viene finito di cuocere del pollo allo spiedo, che rilascia il suo grasso insaporendo il riso. Ho l'acquolina in bocca solo a pensarci!
In Corea esistono decine di tipi di ristoranti. È difficile trovarne che facciano un po' di tutto e, quando succede, si tratta solitamente di posti molto turistici. La maggior parte infatti è specializzata in una o due tipologie di piatto e il posto si sceglie perché si vuole mangiare quella determinata cosa. Di solito i coreani cercano i ristoranti con le app partendo proprio dal nome del piatto che vogliono. Non è semplicissimo orientarsi, all'inizio, ma proverò ad aiutarvi elencandovi alcune delle tipologie più comuni. Ci sono alcune cose, però, che ricorrono in quasi tutti i locali, ed è bene saperle.
La prima, che stupisce molto gli italiani, è che la filosofia coreana del 빨리 빨리 (palli palli) e cioè veloce veloce, si applica anche al cibo. Ovunque andiate, qualunque sia la quantità di cibo che ordinerete, vi sfido a rimanere a tavola per più di un'ora. Anzi, spesso il pasto durerà molto meno. I coreani sono abituati a ordinare velocemente e a essere serviti subito. E soprattutto, appena finito di mangiare si alzano e vanno a pagare. Il concetto di rimanere a tavola a chiacchierare una volta finito non esiste. Piuttosto si esce e si va a bere in un altro locale. Ma al ristorante si mangia e basta. Si paga sempre alla cassa e la mancia non si usa.
Ma torniamo all'inizio. Una volta entrati nel ristorante, il cameriere vi mostrerà il vostro tavolo. Nella stragrande maggioranza dei casi non troverete tovaglie né tovaglioli. Questi ultimi sono di carta e vanno presi dai dispenser. Inoltre, non vedrete posate. Sorpresa! Sotto il tavolo c'è un cassetto: lì troverete bacchette e lunghi cucchiai di metallo. Sì, perché a differenza di molti Paesi asiatici, qui non si usa il legno. Le possibili spiegazioni di questa particolare usanza coreana sono tantissime. Quella che mi convince di più è legata al fatto che, come vedremo, molti cibi coreani vengono cotti direttamente al tavolo, tenendoli con le bacchette che, se fossero di legno, potrebbero bruciarsi. Sta di fatto che, per chi non è avvezzo, le bacchette di metallo sono più difficili da utilizzare, perché più scivolose. Se non ce la fate, non preoccupatevi. Chiedete 포크 주세요 (phok juseyo), «una forchetta, per favore!».
Una volta seduti al tavolo, vi verrà portata una caraffa d'acqua, con dei bicchierini solitamente di metallo. L'acqua non si paga e si può bere tranquillamente, è pulitissima ovunque e, come ho già detto, ha poco calcare. Naturalmente se volete bere altro basta chiedere: birra, soju e bibite si trovano ovunque. A questo punto non vi resta che ordinare. Per chiamare il cameriere troverete spesso sul tavolo un piccolo campanello. Altrimenti, potete chiamarlo con un'espressione semplicissima: 여기요 (yeogiyo). Non è proprio il massimo della formalità (letteralmente vuol dire «qui!») ma è decisamente la più efficace. A seconda della tipologia di ristorante vi verrà dato un menu oppure vi verrà chiesto di scegliere da un cartellone affisso sul muro. Se è tutto in coreano, è il momento di usare una app di traduzione!
A seconda di quello che ordinate, è probabile che vi portino altre cose, come per esempio un paio di grosse forbici. Servono a tagliare alcuni cibi, come la carne da mettere sul barbecue o certi tipi di noodles, come i 냉면 (naengmyeon), che sono lunghissimi. Anche qui, se non sapete come fare, fatevelo mostrare, la prima volta. Per piatti come zuppe o i celeberrimi gnocchi di riso 떡볶い (tteokbokki), vi verrà portato anche un fornello, perché finiscono di cuocere in tavola. Quando avrete terminato la zuppa, poi, potete farvi preparare il 볶음밥 (bokkeum bap). Il cameriere porterà una ciotola di riso e la salterà nella scodella, con quel che resta del brodo della zuppa. Il risultato è un riso croccante saporitissimo. Ve lo consiglio davvero!
Oltre alle pietanze che avrete ordinato, vi verranno serviti i banchan, i contorni: non si possono scegliere, dipendono dalla disponibilità del ristorante quella sera. Però si possono richiedere a volontà.
Ultime annotazioni: buona parte dei ristoranti di Seoul si è adeguata alle usanze occidentali, ma ne esistono ancora molti in cui è necessario togliere le scarpe prima di entrare. Nel caso vi trovaste in questa situazione, niente paura: anzi, probabilmente siete nel posto giusto e mangerete molto bene! Lasciatele tranquillamente all'ingresso, nessuno ve le porterà via. Tradizionalmente, poi, il pasto coreano è consumato a un tavolino basso, seduti per terra. È difficile che questo vi succeda a Seoul, a meno che non lo desideriate: molti ristoranti però hanno la sala grande con tavoli e sedie all'occidentale e salette private con i tavolini bassi. Per accedere alle salette private è sempre obbligatorio togliere le scarpe.
Non me ne vogliano vegetariani e vegani, dedicherò spazio anche a loro, ma il bbq è una delle esperienze più fantastiche che si possano provare in Corea. I coreani amano moltissimo la carne e la consumano in modo intelligente, cioè spesso ma in quantità limitate, con una grande attenzione alla qualità. E, soprattutto, accompagnata da tantissimi contorni. In Corea, il bbq è un pasto completamente fai da te, e questo lo rende estremamente divertente in compagnia.
Partiamo dall'inizio: i ristoranti di bbq sono strutturalmente diversi dagli altri, perché ogni tavolo ha il proprio fornello e soprattutto la propria cappa. In questo modo si evita di uscire puzzando di carne. Per evitare di sporcarsi, invece, questi ristoranti offrono anche grembiuli. Non appena vi sedete, il fornello verrà acceso e verrà posizionata sopra la griglia. Non vi resta che scegliere la carne!
Gli animali di solito sono due: manzo o maiale, ma la scelta di qualità e di tagli è molto vasta. Per quanto riguarda il manzo, il più pregiato è il 한우 (han-woo), di provenienza 100% coreana e di qualità altissima. È una carne molto dolce, morbida e ricca di venature di grasso. Naturalmente costa molto, non quanto la Kobe giapponese, ma quasi. Parlando di carne suina, invece, la razza preferita è il maiale nero dell'isola di Jeju, 제주흑돼지 (Jejuheuk dwae-ji). Due carni straordinarie assolutamente da provare, se il vostro budget ve lo consente. In caso contrario, avrete a disposizione opzioni più economiche comunque ottime.
I tagli di manzo più diffusi sono il 갈비살 (galbisal), cioè le costine, il 등심 (deungsim), la lombata e l'안심 (ansim), il filetto. Per quanto riguarda il maiale, invece, spopolano 삼겹살 (samgyeopsal), cioè la pancetta, il mio taglio preferito in assoluto, il 목살 (moksal), il collo, e il 갈bi (galbi), le costine. Alcuni tagli arrivano già affettati, mentre altri, come la pancetta, vanno tagliati con le forbici durante la cottura.
Insieme alla carne vi verranno serviti gli immancabili contorni e una serie di salse caratteristiche: il 쌈장 (ssam-jang), densa, sapida, leggermente piccante e con una nota di sesamo, il 고추장 (gochu-jang), dolce e piccante, e l'olio di sesamo con il pepe nero. A parte vi daranno spesso anche funghi crudi e spicchi d'aglio da grigliare (provateci, diventano più dolci e buonissimi) e poi foglie di lattuga e di perilla, una pianta della stessa famiglia del basilico diffusissima in Asia, le cui foglie hanno un sapore molto gustoso e particolare, che ricorda un po' la menta.
Ora avete tutto per divertirvi: l'idea è creare degli involtini con le foglie di perilla o lattuga e farcirli con la carne grigliata condita via via con tutti gli accompagnamenti. Il bello è rendere ogni boccone diverso dal precedente e godersi la carne sia al naturale sia sempre più arricchita. La prima volta vi stupirete sicuramente per la quantità di piatti e piattini che vi arriveranno. Non vi preoccupate: sicuramente, vedendo che siete stranieri, il personale del ristorante vi chiederà se volete aiuto o inizierà direttamente a mettervi la carne sulla griglia. Poi però divertitevi da soli!
Finita la carne, vi verrà chiesto si volete il riso e la zuppa. Naturalmente il mio consiglio è di accettare! Vi verranno portate ciotoline di riso individuali e una piccola zuppiera comunitaria verrà messa sulla griglia. Riso e zuppa si mangiano insieme. In fine, vi porteranno il 식혜 (sik-hye), una bevanda di riso dolce: il fine pasto perfetto!
In questa categoria voglio inserire i tantissimi ristoranti che espongono vasche piene delle più varie creature acquatiche. Il posto dove ne troverete di più a Seoul è il meraviglioso 노량진 (Noryangjin), ovvero il mercato del pesce (stazione Noryangjin, linea 1, uscita 1), che vale una visita anche senza mangiare. È una grande struttura su due piani che vende sia all'ingrosso sia al dettaglio. Al piano inferiore ospita decine di stand che offrono pesci, crostacei e molluschi di ogni genere, per lo più vivi. Al piano di sopra ci sono i ristoranti.
La vendita al dettaglio funziona così: si sceglie direttamente il pesce vivo, il negoziante lo tira fuori e ve lo sfiletta da mangiare subito. Se invece preferite una preparazione più complessa, basta portarlo al piano di sopra, dove i ristoranti offrono ogni tipo di cottura. Insomma, pesce più fresco di questo non lo troverete da nessuna parte! Inoltre, si vi sentite avventurosi, è l'occasione per provare alcuni cibi insoliti, come il penis fish (un verme marino) o il 산낙지 (san-nakji), un piccolo polpo che viene tagliato da vivo. Visto che i riflessi muscolari continuano per almeno dieci minuti dopo la morte, vi verrà servito ancora semovente, ma comunque già morto, ci tengo a specificarlo!
Un consiglio: non vestitevi troppo bene se volete fare un giro tra gli stand del mercato. Bagnarsi è la regola! Ristoranti che offrono questo tipo di servizio si trovano facilmente anche disseminati per la città, soprattutto nelle zone più turistiche come Hongdae e Myeongdong e nei grandi mercati come il Gwangjang. Quello che spenderete dipenderà interamente dal tipo di pesce scelto: aragoste, gamberoni e ostriche costano cari anche qui! Certamente questa non è tra le opzioni più economiche per mangiare a Seoul, ma se amate i sapori del mare, ne vale la pena!
Chimaek è una parola composta che nasce dalla deliziosa unione tra 치킨 (chikin, pollo fritto) e 맥주 (maekju, birra), e indica il comfort food più amato dai giovani coreani. Ovviamente in questo caso non posso raccontarvi che è sano, pieno di sostanze benefiche e via dicendo, ma posso assicurarvi che il pollo fritto coreano è uno dei più gustosi del mondo! La città è piena di catene di ristoranti che fanno solo questo. Si può scegliere il gusto della panatura, dolce, sapido, piccante, al formaggio, ma pollo dev'essere. Tra le catene più famose vi segnalo Bonchon, Kyochon, Kkanbu chicken e Ddobagi, ma ne vedrete tantissime. Bonus aggiuntivo: spenderete poco!
Dimenticatevi subito l'idea italiana di pub. I 술집 (sool-jip), o Korean pub, sono sì luoghi dove si beve, ma dove soprattutto si mangia. O, meglio, in Corea il bere è sempre accompagnato dal cibo, e non parlo di olive e patatine, ma di piatti sostanziosi. Al pub si cena tranquillamente. Chi ha guardato il bellissimo drama del 2020 Itaewon class (e se non l'avete fatto, recuperatelo, è su Netflix), il cui protagonista è proprietario di uno di questi locali, capirà benissimo quello che intendo: la cucina è paragonabile a quella di un piccolo ristorante e il successo di un pub rispetto a un altro si basa tantissimo sulla qualità del cibo. Il cibo che si consuma insieme agli alcolici si chiama 안주 (anju) e comprende tantissime ricette: stufati di carne o pesce, zuppe, gnocchi di riso o i già citati jeon, frittelle che esistono in un'infinità di gusti diversi. Il pub è decisamente un'ottima soluzione per mangiare bene e con poco!
Chi non ama i carboidrati? I coreani non fanno certo eccezione e hanno tantissime paste a base di farine diverse. Piatti di noodles si possono trovare quasi in tutte le tipologie di ristoranti, ma ne esistono tantissimi specializzati. I noodles coreani si chiamano 면 (myeon) o 국수 (guk-su). Tendenzialmente i primi sono a base di grano saraceno o di fecola e hanno una considerazione gommosa, mentre i secondi sono fatti di farina di grano e somigliano più alla nostra pasta.
I coreani prediligono sicuramente i noodles in brodo, che può essere caldo ma anche freddo, come nel caso dei già citati naengmyeon, che vengono serviti addirittura con cubetti di ghiaccio. Un piatto perfetto per la calura estiva ma che in realtà nasce come cibo invernale, per evitare che il corpo subisca sbalzi di temperatura. Non è un piatto per tutti, anche perché il brodo ha un retrogusto acetoso che può non piacere, ma vi consiglio di provarlo. Io lo amo!
Se volete andare più sul sicuro, vi consiglio una bella scodella di 칼국수 (kalguksu), noodles tagliati al coltello, in brodo di carne o pesce. I ristoranti di noodles di solito offrono anche i 만두 (mandu), cioè i ravioli coreani. Sono cotti al vapore e si mangiano da soli o aggiunti a zuppe. Belli, grandi, carichi di ripieno che può essere di pesce, carne, verdure, kimchi o una combinazione di tutte queste cose, sono davvero buonissimi!
A Seoul esistono anche piccoli quartieri con ristoranti dedicati a singoli piatti: intorno alla stazione della metropolitana di Gongdeok (linee 5 e 6), per esempio, si trovano la Mapo Korean Pancake Alley, piena di locali che offrono frittelle salate, e la Pig's Feet Alley, specializzata in zampette di maiale (piatto non leggerissimo, ma davvero buono!). Nel quartiere di Sindang-dong, invece, si trova Tteokbokki Town (stazione Cheonggu, linee 5 uscita 3), una strada piena di ristoranti che fanno questi deliziosi gnocchi di riso piccanti. Se invece vi piace la coda di rospo, troverete tanti locali specializzati all'altezza dell'uscita 5 della stazione di Jongno 3-ga (linee 1, 3 e 5).
Uno dei posti migliori dove assaggiare le specialità coreane sono i mercati di Seoul. Ce ne sono tanti, in varie zone della città, e quasi tutti hanno stand con 아줌마 (ajumma), cioè signore, che preparano ogni sorta di cibi deliziosi che si consumano sul posto, su panche che danno direttamente sui banconi. Non sempre si spende meno che nei ristoranti, perché grazie alla popolarità dei programmi di cucina che ne celebrano il talento, molte ajumma si sono fatte furbe e si fanno pagare caro. Ma almeno potete stare certi che mangerete bene! Lo capirete anche vedendo la quantità di clientela locale.
I piatti che si trovano più spesso nei mercati sono i già citati mandu, japchae, tteokbokki, kimbap, ma anche i 순대 (sundae), saporitissime salsicce di sanguinaccio e riso, e i 빈대떡 (bindaetteok), frittelle di fagioli verdi. Vediamo insieme i mercati più importanti.
광장 (Gwangjang)
Uno dei più grandi e antichi mercati coperti della Corea del Sud. Vi si possono trovare sete, tessuti, vestiti, ma è famoso soprattutto per il cibo. Tra l'altro, qui sono stati girati tantissimi programmi di cucina, e ne vedrete le foto orgogliosamente esposte sugli stand. È il posto migliore dove mangiare le frittelle di fagioli verdi, ma io vi consiglio anche le tartare di manzo con l'uovo: spettacolari. È aperto tutti i giorni dalle 9 alle 17 e si raggiunge dalle stazioni di Jongno 5-ga (linea 1, uscita 7), oppure Euljiro 4-ga (linee 2 e 5), uscita 4.
통인 (Tongin)
Nato nel 1941 come piccolo mercato rivolto ai residenti giapponesi durante la dominazione, dopo la guerra di Corea è cresciuto per far fronte all'aumento della popolazione. Oggi conta soprattutto ristoranti e bancarelle di street food e offre ai visitatori un'esperienza divertentissima, quella del 엽전 도시락 (yeopjeon dosirak). Andate al secondo piano e cercate il Coin and lunchbox café. Per soli cinquemila won (quattro euro) vi daranno un vassoio di plastica con tanti scomparti (il dosirak) e dieci monete, fedeli riproduzioni dei yeopjeon, che venivano usati nel diciassettesimo secolo. A questo punto non vi resta che tornare al piano terra e riempire il vostro lunchbox con i piatti dei ristoranti che partecipano all'iniziativa. Un modo divertente per provare tanti cibi diversi! Il Tongin è aperto tutti i giorni dalle 7 alle 21. Stazione di Gyeongbokgung, linea 3, uscita 2.
마장 Majang meat market
Il Majang meat market è un posto decisamente poco frequentato dai turisti, anche perché sicuramente non è uno dei posti più fotogenici del mondo, ma se siete appassionati di carne non perdetevelo. Qui infatti troverete il già citato han-woo, il delizioso manzo coreano. Anche se qui si tratta soprattutto all'ingrosso, molti stand vendono anche al dettaglio e, esattamente come al mercato del pesce, si può comprare la carne e farsela cucinare nei ristoranti al piano di sopra. Come ho già scritto, è una carne che costa, ma vale la spesa! Stazione Wangsimni, linee 2 e 5, uscita 2.
Seoul farà la gioia anche di chi ama lo street food da passeggio: praticamente ovunque, dai mercati alle strade dello shopping alle fermate di metropolitana, si trovano bancarelle che preparano ogni genere di delizia. Vediamo insieme quali sono i tipi di street food che troverete più facilmente.
어묵 (eomuk): tortini di pesce dal sapore molto delicato, vengono serviti infilzati su uno spiedino e accompagnati da un bicchierino di brodo in cui intingerli.
계란빵 (gyeranppang): letteralmente vuol dire «uovo pane», ed è una pagnottella ovale leggermente dolce al cui interno viene cotto un uovo. Di solito viene completata con una spolverata di formaggio.
Korean corn dog: la versione coreana di uno dei più devastanti street food americani, e cioè l'hot dog impastellato e fritto. Cosa c'è di coreano? La panatura è leggermente dolce e crea un contrasto delizioso con il würstel. Con la stessa tecnica vengono fritti anche bastoncini di formaggio. Optional, la salsa piccante per completare...
랍스터구i (labsteo gwi): code di aragosta alla griglia. Quando lo street food diventa di lusso! Il nome già dice abbastanza, ma aggiungo che il tutto viene completato da uno strato di formaggio filante!
가리비 치즈구이 (karibi chis gwi): grandi molluschi, simili alla pinna del Mediterraneo, vengono tagliati a dadini e cotti alla fiamma direttamente dentro al guscio, conditi con burro e formaggio. Una delizia!
호떡 (hotteok): pancake dolci ripieni di zucchero di canna, noci e cannella. Lo snack perfetto per l'inverno coreano!
붕어빵 (bungeoppang): una specie di waffle a forma di pesce ripieno di marmellata di fagioli rossi o cioccolato.
Come dicevo, lo street food si trova un po' ovunque, ma un posto perfetto per provare tutte queste specialità è Myeongdong. Nel quartiere dello shopping, infatti, si concentrano un centinaio di bancarelle che preparano ogni ben di Dio. Non è certamente il posto più economico dove assaggiare lo street food a Seoul, ma è comodo se avete poco tempo (stazione Myeongdong, linea 4, uscita 6).
Inutile girarci intorno: la Corea del Sud non è (ancora) un Paese per vegetariani né tantomeno vegani. La cucina coreana fa largo uso di carne e pesce anche nella preparazione di salse e brodi. Lo stesso kimchi, come abbiamo visto, contiene colatura di pesce e spesso gamberetti fermentati. I vegetariani, però, esistono anche in Corea e, per capire come si regolano, e quindi come possono fare i turisti che arrivano qui, ho chiesto aiuto a un amico: Chae, un designer di Seoul innamorato dell'Italia e vegetariano da più di dieci anni.
Chae, è facile vivere da vegetariani in Corea? Non molto. O meglio, bisogna fare i conti con il fatto che le culture del vegetarianesimo e del veganesimo non sono ancora pienamente arrivate qui. Le persone, soprattutto di una certa età, fanno fatica a capire e, nel momento in cui dici che non mangi la carne pensano semplicemente che non ti piaccia e quindi ti presentano un piatto di pesce. Ci vogliono pazienza e tolleranza. Negli ultimi anni, però, grazie anche all'aumentare degli stranieri che vivono qui, la situazione sta migliorando.
Che consigli vuoi dare ai turisti vegetariani e vegani? Prima di tutto, quello di provare il temple food, cioè la cucina dei monaci buddhisti. È l'unica cucina coreana completamente vegana, quindi è un'ottima occasione per provare i nostri sapori senza rischiare. Tra l'altro non contiene nemmeno aglio e cipolla, considerati troppo forti dai monaci, quindi è molto leggera. Ma, vi assicuro, buonissima!
Hai voglia di consigliarci qualche ristorante a Seoul? Certo! Per quanto riguarda il temple food, vi consiglio il Balwoo Gongyang, a Jongno (stazione Jonggak, uscita 3-1). Altrimenti potete trovare alcuni ottimi ristoranti fusion a Itaewon, come il Monk's Butcher (stazione Itaewon, linea 6, uscita 3) oppure il Plant café (stazione Itaewon, uscita 4). Però ho un consiglio ancora migliore: esiste un'app, che si chiama Vegefeed, che vi fa vedere tutti i ristoranti che hanno opzioni vegane in Corea. Per il momento è solo in coreano, ma è comunque facile da usare, perché vi mostra la posizione dei ristoranti sulla mappa.
Ristoranti internazionali
Se la cucina coreana proprio non vi piace, tranquilli: Seoul offre naturalmente tantissimi ristoranti internazionali. Come ho già scritto, la maggiore concentrazione si trova a Itaewon, ma anche a Hongdae e a Gangnam ne troverete parecchi. Il consiglio è sempre di utilizzare le app, selezionando semplicemente il tipo di cucina che volete.
I coreani adorano il caffè e ne consumano tantissimo, ma in modo diverso rispetto a noi. Se per gli italiani questa bevanda è soprattutto consumata la mattina appena svegli, a conclusione di un pasto o come pausa veloce durante lo studio o il lavoro, per i coreani è un piacere da concedersi durante la giornata, lontano dai pasti. Questo ha anche molto a che fare con il tipo di caffè che si beve in Corea: l'espresso si trova abbastanza facilmente, ma non è sicuramente in cima alle preferenze dei locali. I coreani amano il caffè americano, in tutte le sue infinite declinazioni. Bevuto caldo solo in pieno inverno e inesorabilmente freddo con ghiaccio non appena le temperature superano lo zero.
Ancora più della bevanda in sé, però, adorano le caffetterie, che sono in stile americano e qui prosperano ancora di più che negli Stati Uniti. Pensate che solo a Seoul ci sono oltre diciottomila caffetterie e il più alto numero di Starbucks di ogni città al mondo. Le caffetterie in Corea funzionano anche da punto di ritrovo, locali dove gruppi di amici e coppie si danno appuntamento e passano il tempo. Inoltre, sono uno dei posti preferiti per studiare: tantissimi studenti si portano il computer e ci trascorrono interi pomeriggi. Per questi motivi, la cultura dei caffè in Corea è diventata davvero importantissima negli ultimi anni e un viaggio a Seoul non è completo senza averla provata!
Inizio parlando delle catene di caffè. Ho già menzionato Starbucks. Se, come me, collezionate i loro gadget, fateci un giro! Hanno sempre cose bellissime a tema Corea. Altrimenti, vi consiglio di lasciar perdere e rivolgervi alle catene locali, che sono, ovviamente, tantissime! Le più famose sono: Hollys, Angel-In-Us, A Twosome Place, Ediya Coffee e Caffé Bene. Tanti di questi nomi suoneranno familiari a chi ama i K-drama, perché si vedono continuamente. In ognuna di queste troverete caffè di ogni genere, dolci e sandwich, con qualche piccola differenza. A Twosome Place è specializzato in torte più elaborate, mentre Angel-in-us ha ottimi smoothies. La mia catena preferita però è Paris Baguette. Croissant, dolci e pane buonissimi e poi, si siete fan dei BTS, hanno spesso cibi e gadget a tema.
Attenzione: proprio perché la cultura del caffè in Corea ha poco o nulla a che vedere con la colazione, non sempre questi posti aprono presto: a volte alle nove o addirittura alle dieci. Se vi svegliate all'alba e avete bisogno di un caffè e qualcosa da mangiare, la soluzione più facile restano sempre i nostri amici convenience store!
Caffè tematici
Oltre alle catene, Seoul ha migliaia di piccoli caffè meravigliosi, che fanno prepotentemente a gara per entrare nelle preferenze dei clienti. Instagram, poi, ha dato una spinta incredibile a questo settore; come ho già scritto più volte, i coreani adorano fotografare e postare tutto ciò che di piacevole fanno nella vita, e i caffè sono proprio il luogo ideale per questo. Seoul ha indubbiamente la più alta concentrazione di caffè instagrammabili al mondo, sia per la bellezza del decoro e del design, sia per le attività che vi si possono svolgere mentre si beve il caffè. Popolarissimi soprattutto tra i turisti, per esempio, sono gli animal café, dove si può sorseggiare la propria bevanda preferita mentre si accarezzano animali di ogni sorta: gatti, cani, procioni e addirittura pecore!
Ci vorrebbe un volume solo per parlare dei caffè più belli di Seoul. Oltretutto, questi locali cambiano molto velocemente, quindi le informazioni potrebbero non essere valide da un anno all'altro. Ve ne elenco comunque alcuni che mi sono particolarmente piaciuti!
Greem café: celeberrimo, fotografatissimo da tutti ma comunque sempre imperdibile, è il caffè in 2D, in cui sembra di stare in un cartone animato. Grazie agli arredi e alla carta da parati, tutti in bianco e nero, i volumi spariscono e l'effetto è quello di una realtà bidimensionale. Non colpisce più di tanto mentre ci si sta dentro, ma diventa fantastico in foto. Insomma, il paradiso degli instagrammer. Ah, e fanno un ottimo matcha latte! Stazione Hongik University, linee 2 e Gonghang, uscita 3.
Cafe & Gather: un caffè molto carino reso celebre dai BTS, che qui hanno girato un famoso episodio del loro reality Run BTS!. Potrete assaggiare alcuni dei drink che si sono visti nello show, ma soprattutto farvi una foto sotto l'iconica insegna al neon che si trova dentro al locale. Stazione Hannam, linea Gyeongui-Jungang, uscita 1.
Fritz café: uno dei più trendy in questo momento, è in realtà una catena che conta tre locali, in zone diverse: Mapo (Stazione Mapo, linea 5, uscita 3), Jongno (stazione Anguk, linea 3, uscita 3) e Seocho (Stazione Yangjae, linea 3, uscite 1 e 2). Stilosissimo già a partire dal logo, che vi potrete portare a casa grazie al bellissimo merchandising. È il posto ideale per mescolarsi con i ragazzi di Seoul. E il caffè è buonissimo!
할아버지 공장 (halabeoji gongjang): questo locale grandissimo, il cui nome vuol dire letteralmente «la fabbrica del nonno», è il fiore all'occhiello di un quartiere, Seongsu, che una volta era quello dei calzaturifici e ora sta diventando sempre più in. Così come questo caffè, che si sviluppa su due piani e ha un bellissimo cortile. Come se non bastasse, ha fatto da location per alcune scene del popolarissimo drama Vincenzo, grande successo del 2021, e quindi, se già era trendy prima, figuratevi adesso. È vicinissimo alla Seoul Forest, quindi perfetto per una pausa dopo il parco. Stazione Seongsu, linea 2, uscite 3 e 4.
Alver coffee & more: altro locale enorme, situato nel quartiere di Gangnam, anche questo in qualche modo legato ai BTS, perché il palazzo che lo ospita è stato, per un periodo, un famoso temporary store di merchandising del gruppo. Adesso è un bellissimo caffè su quattro piani più una grande terrazza. Elegante, ampio, pieno di piante, è il posto perfetto per rilassarsi dopo aver visitato il quartiere. Stazione Sinnohyeon, linea 9, uscite 4 e 5.
Aussie Hill: bellissimo e popolarissimo caffè nel quartiere di Hannam-dong. Tutto è ispirato all'Australia, dalle decorazioni alle torte, che sono fantastiche. Se ci venite nel weekend aspettatevi di fare una lunga coda... Stazione Hangangjin, linea 6, uscita 3.
Come gli altri Paesi asiatici, la Corea del Sud non ha una grande cultura dei dolci. A differenza dell'Occidente, qui tradizionalmente non si usa mangiare un dessert a fine pasto e anche la colazione è salata. I dolci coreani esistono e sono anche buoni, ma di solito sono legati a giornate di festa. Molte delle ricette tradizionali ricordano quasi più le nostre caramelle, sia visivamente sia nella preparazione. Gli ingredienti più usati sono il riso, il miele, le noci, i fagioli rossi e prodotti stagionali come le castagne o le patate dolci.
Il periodo più ricco di golosità è sicuramente quello di Chuseok, la festa del Ringraziamento, che cade di solito all'inizio di settembre. Durante Chuseok si mangiano i 송병 (songpyeon), dolcetti a base di farina di riso ripieni di pasta di fagioli rossi. Più facili da trovare tutto l'anno sono invece gli 약과 (yakgwa), e i 다식 (daksik), entrambi a base di miele, o i 강정 (kangjeong), fatti di riso soffiato; sono tutti dolcetti consumati di solito come accompagnamento del tè.
Se, come me, restate fedeli alla colazione dolce ma non volete rinunciare a mangiare qualcosa di tradizionale, vi consiglio i 단팥빵 (danpat-ppang), deliziosi paninetti dolci ripieni di marmellata di fagioli rossi, frutta secca o cioccolato (li trovate per esempio da Paris Baguette).
Un discorso a parte meritano i dolci più moderni che si trovano negli stand di street food, come i già citati hotteok e bungeoppang, e i gelati che, per quanto non siano tradizionali, sono ormai molto diffusi. Non aspettatevi il gelato italiano, ma divertitevi provando gusti insoliti dai colori improbabili o i gelati confezionati, come il corn cream, a forma di pannocchia.
Se andate in Corea d'estate, poi, è d'obbligo assaggiare il 팥빙수 (Patbingsu), un dessert a base di ghiaccio tritato ricoperto con pasta di fagioli rossi e topping di ogni genere, come frutta secca o fresca, dolcetti, cioccolato, caramelle e chi più ne ha più ne metta. Attenzione: di solito è un dolce molto grande, da condividere, quindi regolatevi quando lo ordinate!
I coreani sono tra i più grandi consumatori di alcool al mondo. Bere è un aspetto importante della vita, sia nel tempo libero sia nei rapporti di lavoro. Ad esempio, andare a bere con i colleghi e i superiori è una legge non scritta a cui devono sottostare regolarmente tutti i lavoratori. I ragazzi possono iniziare a bere quando compiono vent'anni in età coreana (vedi pag. 147). Gli alcolici si comprano con una facilità estrema e si trovano anche nei convenience store. La bevanda più consumata è la birra, seguita a ruota dal celeberrimo 소주 (soju).
Soju
Il soju è un distillato coreano di riso, grano o farro, con un volume di alcool che va dal 16 al 53%. Le versioni che si trovano più facilmente sono intorno ai 19-20%. Pensate che i coreani bevono talmente tanto soju che quest'ultimo è il superalcolico più venduto al mondo. Un sudcoreano beve in media il doppio di superalcolici rispetto a un russo. E il merito, o la colpa, è sempre e solo del soju. I motivi sono tanti: non ha un sapore forte, si accompagna bene al cibo e, soprattutto, è incredibilmente economico: una bottiglia al supermercato costa l'equivalente di un euro. È disponibile anche in tanti gusti alla frutta, quindi piace anche a chi fa fatica a sopportare il sapore dell'alcool.
Si beve tradizionalmente in bicchierini di vetro da shottino, ma è usato anche per preparare molti drink. Il più famoso e più facile da fare è il 소맥 (somaek), parola composta che sta per soju e birra. I coreani lo chiamano the bomb! Se volete fare davvero colpo, mostrate che lo conoscete e preparatelo: basta versare uno shottino di soju in un bicchiere da birra, riempire con quest'ultima e immergerci velocemente un cucchiaio, dando un colpo secco (senza mescolare troppo, altrimenti trabocca). Il drink è pronto e i coreani saranno pazzi di voi.
Bere in Corea
Bere in Corea è un rito e ha tutta una serie di regole. Nessuno si aspetta che le seguiate, da stranieri, ma conoscerle vi aiuterà a capire meglio il contesto. Innanzitutto, sappiate che prima di versarsi da bere, bisogna riempire sempre i bicchieri degli altri. Non stupitevi poi se prima di bere le persone vi chiedono, anche brutalmente, l'età. Non è maleducazione, anzi. Nella società coreana l'età è fondamentale perché determina il modo in cui ci si rapporta agli altri. A tavola, chi deve iniziare a bere e mangiare per primo è sempre il più anziano. Quindi conoscere l'età dei commensali aiuta a evitare le gaffes.
Brindare va benissimo, l'importante è ricordarsi di tenere il bicchiere un po' più in basso rispetto a quello della persona più anziana. Al posto del nostro «salute!» si possono usare due espressioni: 건배 (keonbae), che vuol dire «bicchiere vuoto», oppure 짠 (jjan), un suono onomatopeico che imita quello dei bicchieri quando si toccano. Se finite quello che avete nel bicchiere, state sicuri che qualcuno ve lo riempirà di nuovo e rifiutare da bere può essere male interpretato. Se non ce la fate più, l'unico modo è lasciarlo mezzo pieno.
OLTRE IL SOJU
Il 막걸리 (makgeolli) è l'alcolico più antico della penisola coreana. Sembra che si bevesse già nell'epoca dei Tre Regni, cioè oltre duemila anni fa. È un vino di riso lattiginoso, fresco e di gradazione molto leggera, intorno al 6%. Anticamente si faceva in casa, ma la scarsità di riso negli anni successivi alla guerra di Corea portò alla sua quasi sparizione in favore del soju, che era molto più economico. Oggi è tornato di gran moda e a Seoul stanno aprendo molti locali che offrono makgeolli pregiati di produzione artigianale.
Il makgeolli classico, non fighetto, invece, si compra in bottiglie di plastica, che vanno rigorosamente agitate prima di aprirle, in modo che il sedimento del riso si distribuisca bene. Il sapore ricorda vagamente l'orzata, ma meno dolce. È particolare, ma per me buonissimo.
Oltre a quello classico, ne esistono tantissimi gusti. Io vi consiglio particolarmente di provare quello alle arachidi o alle castagne (il preferito di Costantino della Gherardesca, che se ne intende!) mentre trovo un po' troppo dolci quelli alla frutta. A volte è leggermente frizzante, ma dipende dalle varietà. Si beve di solito in ciotoline di rame che io non trovo comodissime, perché molto basse, ma non mi metto a contestare!
In Corea il makgeolli è associato alle giornate di pioggia e ai jeon, le frittelle. Quindi, quando piove, siate sicuri che i pub saranno pieni di persone che li consumano insieme. Il motivo è che il rumore che fanno i jeon in cottura ricorda il suono della pioggia. Ma quanto sono romantici i coreani?
Meno diffuso, ma comunque da ricordare, è il 복분자 (bokbunja), un vino ricavato dai lamponi neri coreani. Ha un tasso alcolico abbastanza alto (15-20%) e un sapore acidulo e leggermente dolce che si sposa bene con i piatti di pesce. Negli ultimi anni la sua popolarità è cresciuta parecchio perché si dice che abbia proprietà antiossidanti e addirittura anticancerogene. Non posso darvi conferma alcuna, ma vale la pena di assaggiarlo!
Numerosi studi genetici hanno portato alla luce il fatto che una buona percentuale delle persone di origine est asiatica (Cina, Corea e Giappone) hanno, nel loro organismo, una quantità bassa di alcool-deidrogenasi, un enzima che demolisce le molecole di alcool. Per questo, quando bevono, diventano rossi in faccia. E questo ci può stare. Quello su cui dissento, nonostante mi manchino le basi scientifiche, è il fatto che reggano l'alcool meno di noi. Secondo me è il contrario, o forse sono delicato io, fatto sta che comunque i coreani hanno una serie di ottimi rimedi contro le sbornie.
Prima di tutto una serie di zuppe, come la 콩na물국 (kongnamul-guk, di germogli di soia), la 북엇국 (bugeotguk, di stoccafisso), e la 선지해장국 (seonji haejang-guk, di sanguinaccio). Per esperienza personale posso dirvi che anche la gustosissima 삼계탕 (samgyetang, zuppa di pollo e ginseng), nonostante non sia annoverata tra i rimedi classici, fa miracoli!
Se non avete sottomano una di queste delizie, però, c'è un metodo molto più semplice ed efficacissimo. In tutti i convenience store, infatti, si trova un grande assortimento di boccette di bibite anti sbornia. Non so dirvi quale magico ingrediente contengano ma funzionano benissimo, e i coreani ne fanno un largo consumo. Sono un prodotto talmente comune e diffuso che anche gli idol K-pop li sponsorizzano. La mia preferita si chiama 깨수깡 (Kkesookkang), è a base di mandarini dell'isola di Jeju ed è buonissima.
La Corea del Sud è anche patria di tantissime varietà di 차 (cha), i tè, preparati con foglie, radici e frutti delle piante più disparate. Le case da tè tradizionali hanno liste lunghissime di bevande di ogni genere. Tè, infusi e decotti vengono consumati non solo per il gusto, ma anche per le proprietà benefiche che hanno (o dovrebbero avere). Se vi capiterà di assaggiare una di queste bevande insieme a un coreano, vi elencherà sicuramente tutto il bene che state facendo al vostro corpo. Quanto funzionino realmente non lo so, ma sono comunque buonissimi!
Una caratteristica che a noi può sembrare strana è che spesso i tè contengono frutta secca o essiccata, semi, chicchi di cereali e diventano quindi un mangia e bevi molto piacevole. Come dicevo, le varietà sono tantissime, ve ne segnalo giusto alcune per orientarvi un poco.
녹차 (nok-cha), il tè verde. Non ha certo bisogno di presentazioni, si beve sia da solo sia nei meravigliosi green tea latte. Le qualità migliori, in Corea, arrivano dalla regione di Hadong o dall'isola di Jeju (e da dove sennò?).
솔잎차 (sollip-cha), il tè di aghi di pino. Molto rinfrescante, è ricchissimo di vitamine A e C.
연잎차 (yeonnip-cha), il tè di foglie di loto. Ha proprietà digestive, antiossidanti ed è un potente diuretico (quindi evitate di berlo di sera!)
대추차 (dechu-cha), il tè di giuggiole. Le giuggiole sono molto usate nella cucina coreana, per preparare dolci, insaporire piatti salati e anche per questo tè piuttosto zuccherino, ricco di potassio, fosforo, ferro e utile per combattere l'insonnia.
오미자차 (omija-cha), il tè ai cinque sapori, uno dei miei preferiti! Si chiama così perché le bacche di schisandra, con cui si prepara, donano a questa bevanda un gusto estremamente complesso, che comprende appunto cinque sapori: dolce, amaro, salato, acre e acido. Detta così non è molto invitante, ma vi assicuro che è buonissimo, soprattutto freddo. Le sue proprietà sono tantissime e vanno dall'essere un rinvigorente a un antirughe.
쌍화차 (ssanghwa-cha), un'altra delizia assoluta, preparata con dieci diverse piante medicinali. Fa bene praticamente a tutto il corpo, ma soprattutto è buonissimo, con un gusto dolce-amaro in cui prevalgono la cannella e la giuggiola. È servito di solito con pinoli, noci e giuggiole essiccate. Perfetto soprattutto d'inverno.
보ри차 (bori-cha), il tè d'orzo. In assoluto uno dei più diffusi, viene bevuto tutto l'anno e a tutte le ore del giorno. A me ha fatto lo stesso effetto del kimchi: dopo il primo assaggio che mi ha lasciato un po' dubbioso, mi ha dato totale dipendenza, tanto che anche a casa ne ho sempre una bottiglia in frigorifero! Tra i suoi benefici, vi segnalo che aiuta a bruciare grassi!
인삼차 (insam-cha), il tè al ginseng. Il ginseng coreano è famoso in tutto il mondo e le sue proprietà sono tantissime, dal rafforzare il sistema immunitario all'alleviare la stanchezza. In Corea si trovano sia il ginseng bianco sia quello rosso. Si tratta in realtà della stessa pianta. La differenza sta nella lavorazione, più semplice per quello bianco e più complessa per quello rosso. La maggiore lavorazione porta il ginseng rosso a un notevole potenziamento delle sue qualità benefiche e, di conseguenza, a un prezzo molto più alto. Il tè si può preparare con entrambe le varietà. Per contrastare il gusto amarognolo della radice, si addolcisce con miele e giuggiole.
Naturalmente i coreani hanno anche tantissimi diversi soft drink. Basta entrare in un convenience store per perdere la testa davanti alle decine di lattine di ogni colore. Ve ne voglio segnalare giusto alcune delle più particolari, ma prima, attenzione a una particolarità linguistica. I coreani, infatti, chiamano erroneamente i soft drink cider. Quindi, non vi stupite se qualcuno vi dirà che va a prendere del cider e torna con una Lemonsoda. È tutto normale.
Lotte Milkis, cioè gazzosa al latte. So che può sembrare inquietante come idea, ma in realtà è molto buona! Ricorda un po' il gusto degli ice cream float americani, ma meno dolce e più dissetante. Oltre al gusto classico, c'è anche alla banana, mela, fragola e pesca.
솔의눈 (sol-e nun) che letteralmente vuol dire «lacrime di pino», per il suo gusto alla resina. Il profumo quando la si apre è quello del bagnoschiuma, ma il sapore non è niente male!
수박소다 (soopak soda). I coreani adorano le cose al gusto anguria, come questa gazzosa, molto buona e non troppo dolce.
포도 봉봉 (podo pongpong). Il pongpong c'è in tanti gusti, dall'arancia alla fragola all'ananas, ma il più popolare è il podo: uva. La caratteristica di questo drink è che contiene anche pezzettini di frutta!
Artbox e DAISO sono una specie di Tiger, all'ennesima potenza, un po' come LOFT in Giappone.
Se già sapete quali prodotti comprare, vi consiglio prima di tutto di farvi un giro in uno dei grandi centri commerciali, come LOTTE Department store, Hyundai Department Store e Shin- segae. Tutti e tre hanno una zona duty free dove, passaporto e riferimenti del vostro biglietto aereo alla mano, potrete com- prare un sacco di prodotti di brand coreani e internazionali già senza tasse. Bonus: i LOTTE Duty Free offrono un servizio fantastico: si può fare shopping e farsi recapitare i pacchetti direttamente in aeroporto nel giorno della partenza. E, soprattutto, oltre il controllo passaporti. Quindi non avrete problemi con i liquidi o il peso delle valigie, diventa tutto bagaglio a mano!
The Hyundai Seoul (Yeouido): This is the city's newest flagship mega-mall. It is famous for completely rethinking indoor retail space—it looks more like a massive, glass-domed futuristic greenhouse filled with natural light, real trees, and indoor waterfalls. It is a fantastic place to wander, find great food, and shop without ever feeling trapped inside.
Starfield COEX Mall (Gangnam): An immense underground complex where you could easily spend a whole day. Beyond the endless rows of shops and restaurants, it houses the stunning, multi-story Starfield Library, where massive walls of books stretch all the way to the glass ceiling.
Avete visitato tutto il visitabile, avete mangiato e bevuto come se non ci fosse un domani, ma naturalmente non potete e non dovete dimenticare uno dei must di ogni viaggio: lo shopping! E lo shopping in Corea può dare soddisfazioni davvero mai viste prima. È importante, però, organizzarsi bene. La quantità di esercizi commerciali a Seoul è incredibile, soprattutto se la compariamo alle nostre città: oltre ai negozi su strada, una buona parte delle fermate della metropolitana ospita intere strade sotterranee con decine e decine di negozi, per non parlare dei numerosissimi centri commerciali multipiano disseminati ovunque. Insomma, orientarsi non è facile. Così, la stragrande maggioranza di turisti, spinta anche dalle guide, finisce per fare compere solo nel quartiere di Myeongdong, perché lì c'è più o meno tutto. SBAGLIATO! O, piuttosto, ci sono tante altre possibilità. Myeongdong, come abbiamo visto, offre lo street food e altri lati positivì che vi racconterò, ma non è sicuramente il posto migliore dove fare acquisti. Non per niente sono pochissimi i coreani che fanno shopping lì, la stragrande maggioranza della folla è composta da turisti. Ogni tipologia di oggetto ha il suo negozio di riferimento e ci sono altri quartieri che riservano belle sorprese.
Prima di iniziare analizzando i prodotti più interessanti da comprare, un consiglio: quando fate shopping, portatevi sempre dietro il passaporto (o almeno una foto) e i riferimenti del vostro volo di ritorno. Questo perché molti punti vendita offrono la possibilità del duty free. E cioè: in negozio pagherete l'intera cifra ma vi verranno poi rimborsate le tasse. Come fare? Alla cassa, chiedete il duty free. Vi verrà rilasciato uno scontrino apposito con i vostri dati. Con questo, in aeroporto, potrete ottenere il rimborso, e quindi recuperare un po' di spiccioli per fare shopping anche là! Di solito il duty free si applica a spese superiori a trentamila won (circa venticinque euro).
Per quanto uno possa capirne o meno di moda, è impossibile restare indifferenti allo stile di Seoul. Basta guardarsi in giro per strada o in metropolitana: dai capi oversize al calzino indossa- to con i sandali, gli abitanti della città vestono con personalità e non lasciano nulla al caso. Che escano per il lavoro o per il tempo libero, studiano ogni minimo dettaglio e seguono chia- ramente dei trend molto distinti. lo ogni volta resto ammirato e torno a casa con un sacco di vestiti nuovi. Che poi non mi stanno mai bene come a loro, ma almeno ci provo! Ma dove bisogna andare per comprare qualche bel capo Seoul Style?
Visto che le mie conoscenze sulla moda sono piuttosto limitate, ho deciso di chiedere aiuto a un amico che è un vero esperto. L'ho conosciuto durante le riprese di Pechino Express e solo dopo ho scoperto che era un influencer, ma avrei dovuto capirlo, visto quanto è incredibilmente stiloso. Sui social si chiama an_dante e, un po' per questo nome che richiama l'Italia, un po' perché è bello come il sole, nel nostro Paese ha tantissimi follower.
Dante, come descriveresti la moda di Seoul?
A un primo colpo d'occhio lo streetwear di Seoul potrebbe sembrare un po' monotono. Ci piace vestirci in modo abbastanza uniforme. Quando esce un nuovo trend lo seguiamo in massa e l'effetto è che i ragazzi sono vestiti sempre più o meno tutti uguali. Credo che questo sia dovuto a un forte bisogno, insito nella nostra cultura, di sentire che apparteniamo a una comunità. E ci piace mostrarlo. La personalizzazione però c'è ed è nei dettagli, negli accessori. Insomma, è come se lanciassimo un messaggio: siamo prima di tutto coreani e fieri di esserlo; non amiamo appari- re troppo vistosi rispetto agli altri, ma esprimiamo la nostra unicità attraverso i dettagli: borse, occhiali, scarpe, cinture.
Quali sono i trend più importanti del momento?
Sicuramente il più importante dell'ultimo anno, complice anche il Covid-19, è stato lo one mile look, che consiste nel vestirsi in modo comodo e apparente- mente casuale, come se ci si trovasse nel raggio di un miglio (1.6 chilometri) da casa. Ho detto apparentemente, perché in realtà è tutto studiatissimo. Non facciamo mai niente per caso!
Tu dove vai a fare shopping?
Prima di tutto nel quadrilatero della moda di Seoul, quello che sta tra Sinsa-dong e Apgujeong. La via principale si chiama Garosu-gil ed è piena di negozi bellissimi, ma anche le viuzze laterali sono tutte da scoprire. Altrimenti a Hannam-dong, dove si trovano tante piccole boutique di designer locali.
Quali sono i brand coreani più interessanti, secondo te?
Uno molto amato e con prezzi abbordabili è 빈폴 (Beanpole), che è del gruppo Samsung. Per chi può spendere un po' di più, invece, consiglio 우영미 (Wooyoung-mi), che è forse il marchio coreano più diffuso anche in Europa. E poi naturalmente FILA! Che, nonostante nasca in Italia, da una quindicina d'anni è un brand completamente coreano. Infine vi segnalo anche 무 신사 (Musinsa), che è nato come fashion blog ma da qualche anno ha lanciato una linea di streetwear davvero bella. Vende soprattutto online ma ha aperto anche un bellissimo negozio a Hongdae (stazione Hongik University, linee 2 e 5, uscita 9). Rappresen- ta perfettamente lo stile coreano ed è economica (i prezzi sono simili al nostro Zara, n.d.r.).
Una volta che abbiamo il look giusto, qual è la cosa più cool da fare a Seoul?
Sicuramente andare in un 복합문화공간 (bokhap munhwa konggan)! Letteralmente vuol dire spazio culturale complesso». Si tratta di grandi store articolati su più piani che, oltre ai prodotti, ospitano installazioni artistiche, mostre e caffè alla moda: un modo molto interessante per passare un pomeriggio. Un esempio è Haus Dosan, ad Apgujeong (stazione Apgujeong Rodeo, linea Bundang, uscita 5), un posto davvero fantastico, andateci!
Ricapitoliamo!
Per andare nel quadrilatero della moda, prendete la linea 3 della metropolitana fino alla stazione Sinsa (uscita 8). Calcolate mezza giornata e perdetevi tra le stradine. Lì troverete tutti i brand coreani più fighi, da quelli consigliati da Dante, Beanpole e Wooyoung- mi, ad altri molto popolari come Aland, 8Seconds, Stylenanda, Pushbutton, D-Antidote, Ader-Error, Hyein Seo. Ma anche un sacco di negozi di cosmetici e skin care, tra cui il flagship store di Dr. Jart+, un posto assolutamente da vedere anche se non dovete comprare nulla, ma di questo parleremo tra poco. Rispetto a zone caotiche come Myeongdong e Hong- dae, è sicuramente molto più tranquilla, soprattutto durante la settimana. Se venite nel weekend, però, aspettatevi comunque la folla. Se invece volete provare la moda economica core- ana, esistono alcune catene davvero molto conve- nienti, paragonabili ai nostri H&M: Spao, Top Ten e 8Seconds, che hanno abiti sia maschili sia femminili. Per le ragazze, invece, ci sono MIXXO e ROEM. Trovere- te negozi di questi brand un po' ovunque nelle zone commerciali, nonché all'interno dei grandi magazzini. Per cercarne vicino a voi vi consiglio, esattamente come per i ristoranti, di usare NaverMap o KakaoMap.
Se i giovani coreani hanno un look molto curato e definito, lo same si può dire delle ajumma, cioè le signore di una certa età. Dove però i ragazzi prefe- riscono uno stile minimal e poco vistoso, le ajumma fanno esattamente il contrario! Com'è il look ajumma? Il primo tratto distintivo sono i capelli, corti e per- manentati. La «ajumma perm è diventata ormai un hairstyle codificato, inconfondibile e diffusissimo. Al minimo raggio di sole, però, la permanente viene co- perta con una visiera, di solito catarifrangente o co- munque di colori sgargianti. Non sia mai che l'ajumma rischi di abbronzarsi o, peggio, di non essere notata.
Per quanto riguarda il vestito, di solito scelgono un completo formato da maglietta a maniche lunghe, gilet im- bottito e pantalone. Tutti dalle fantasie vistose, spesso floreali, ma soprattutto sempre, rigorosa- mente, non abbinate. Dei veri pugni in un occhio. Che però sono portati con talmente tanta faccia tosta da diventare stilosi! Se volete portarvi a casa un det- taglio da ajumma vi consiglio calzini o pedalini, che sono a loro volta coloratissimi e spesso hanno inserti in pizzo o altri materiali. Potete trovarli nelle bancarelle di tutti i mercati della città!
Abbiamo capito che i coreani sono attentissimi alla loro immagi- ne. Non per niente, la città è piena di specchi: ce ne sono anche nelle stazioni della metropolitana! Vanita? Forse, ma non solo. In Corea la bellezza è assoluta- mente un valore. Accettato e condiviso da tutti, senza imbarazzo o false modestie. Per esempio, può capitare di sentire complimenti sull'aspet- to estetico anche in contesti per noi inusuali, come sul lavoro o nelle conversazioni tra uomini di una certa età. E non c'è niente di malizioso. Presentarsi bene, risultare piacevoli agli occhi degli altri importantissimo. Questo porta i coreani a essere attenti a come si vestono, ma anche alla cura della propria pelle e dei capelli. Naturalmente questo è anche uno dei tanti settori in cui emerge la fortissima competitività della società coreana, dove la pressione sociale spinge le persone a dover essere sempre per- fette. Da turisti, però, difficilmente vivrete questo aspetto. Nessuno vi guarderà dall'alto in basso se non siete perfettamente coordinati o se avete la barba di un giorno. Però vi assicuro che vi verrà una voglia matta di portarvi a casa un po' di questo stile, sia nei vestiti sia nella cura del corpo.
K-beauty
L'amore per la bellezza ha ovviamente il suo apice nella K-beauty, ovvero la cura del viso. Avere una bella pelle, per i coreani - donne e uomini - è fondamentale. E con bella si intende liscia, luminosa e chiara. Come molti altri popoli asiatici, i coreani detestano la tintarella. Alla base di questa avversione c'è probabilmente il fatto che nell'antichità essere abbronzati voleva dire lavorare duramente nei campi o comunque all'aperto, mentre i nobili pote- vano godersi il fresco dentro le case. Tendenzialmente i coreani hanno un incarnato molto chiaro, anche sotto al fondotinta. Lo si nota d'estate, vedendo le persone in pantaloncini o in mani- che corte. L'obiettivo di tutti è mantenere questo pallore e, anzi, aumentarlo il più possibile. Quindi la parola d'ordine è: guerra ai raggi solari. lo mi trovo perfettamente d'accordo, se però disgraziatamente voi doveste amare la tintarella, ricordatevi che i raggi solari sono la prima fonte di invecchiamento, quindi fate come i coreani e mettete sempre la crema solare, anche d'inverno! L'amore dei coreani per la cura della pelle ha origini antiche: le prime testimonianze ci arrivano addirittura dal periodo dei Tre Regni (57 a.C.-668 d.C.), quando oli e vari estratti delle piante venivano usati come cosmetici. Ma è negli ultimi dieci anni che la cosmetica coreana ha davvero fatto il botto, diventando leader nel settore a livello globale. Perché? Faccio rispondere una mia amica che è una vera esperta. È italiana, ma con la cosmetica coreana lavora da anni, perché è la creatrice del bellissimo shop online www.mybeautyroutine.it, dove potete trovare un sacco di prodotti di K-beauty.
Alessandra, perché la cosmetica coreana ha così tanto successo?
Quando parlo di K-beauty faccio sempre questa premessa: per i coreani tutto parte dalla cura di sé, che è fondamentale. La beauty routine è una prática che si tramanda di madre in figlia, ma non solo: anche gli uomini curano molto il loro aspetto fisico. Perché? Perché è una forma di rispetto per se stessi e per gli altri. Per questo motivo, in Corea la richiesta di cosmetici è grandissima e di conseguenza la produzione lo è altrettanto. I prodotti sono pensati per un pubblico molto esigente perché molto preparato, molto abituato a provare cosmetici diversi e molto desideroso di novità. Ma, soprattutto, un pubblico che vuole risultati concreti. Il livello di competizione, quindi, è al- tissimo, e nessun brand si sognerebbe mai di mettere in com- mercio un prodotto scadente. Insomma, l'alta qualità dei co- smetici coreani deriva da una richiesta costante e attenta a cui si risponde con una ricerca maniacale di materie prime di alto livello e principi attivi di prima qualità. Come per esempio gli estratti naturali super funzionali (spesso provenienti dall'isola incontaminata di Jeju), il più delle volte ottenuti con tecniche di estrazione e conservazione tipiche della tradizione orientale e sconosciute a noi occidentali. Una di queste, per esempio, è la fermentazione, che dal cibo è passata agli ingredienti attivi dei cosmetici. Va da sé che quindi anche i prodotti di prezzo medio/basso hanno comunque formulazioni molto ricche di principi attivi, sicuramente molto più di un qualsiasi cosmetico occidentale di alta gamma. Inoltre il consumatore coreano è molto esigente anche per ciò che riguarda l'aspetto sensoriale del cosmetico: la texture, la percezione tattile e (dove c'è) la profumazione. Il prodotto deve sì funzionare, ma anche risulta- re piacevole e confortevole.
In sostanza, i cosmetici coreani sono ricerca e lavorazione innovative, a volte pionieristiche, di materie prime anche insolite e sconosciute, in formulazioni molto funzionali, piacevoli da usare e appaganti. Il tutto racchiuso in packaging accattivanti e studiatis- simi. E, soprattutto, non costano una follia. In ultimo, voglio aggiungere che il mercato della K-beauty è in- dipendente dall'egemonia delle multinazionali cosmetiche occi- dentali, ma si sta imponendo in maniera significativa anche grazie a una comunicazione pubblicitaria realistica, che non promette miracoli ma che affascina per la sostanza del contenuto. Come dice Alessandra, anche il marketing è importantissimo. Ma non mi riferisco tanto alle (pur bellissime) pubblicità con gli idol e ai packaging super sfiziosi, quanto al fatto che la skin care corea- na viene venduta come un vero e proprio modo di vivere. Non c'è una crema miracolosa che vi fa sparire le rughe in tre settimane (magari esistesse!), ma c'è un sistema per prendervi cura di voi: sto parlando della famosa beauty routine. Dieci step da ripetere, mattina e sera, per avere una pelle più bella. Una follia, quando uno ne sente parlare per la prima volta. Come si fa a trovare il tempo e la voglia di mettersi dieci prodotti in faccia ogni mattina e ogni sera? E invece, come il kimchi, i BTS e il tè d'orzo, una volta che si inizia non si riesce più a farne a meno. Quei dieci minuti diventano una coccola, un momento prezioso che dedichiamo a noi stessi. E i risultati si vedono. Per una spiegazione dettagliata dei dieci step vi rimando all'ultimo capitolo, perché adesso vi voglio parlare di costi. Se già i prodotti di importazione che si possono trovare in Italia hanno prezzi estremamente competitivi, come potrete immaginare in Corea costano molto meno. Naturalmente anche li esistono marche care, ma diciamo che, al costo di un prodotto da supermercato italiano, in Corea potete portarvi a casa brand di qualità molto più alta. Ora, la cosa più importante: dove comprare i cosmetici in Co- rea? La risposta è: ovunque! Dai negozi monomarca ai centri commerciali, dai convenience store alle cartolerie, i prodotti di skin care si trovano davvero dappertutto. È un attimo perdere la testa e comprare tremila cose nel primo posto in cui si entra, quindi la cosa migliore è studiarsi un piano d'azione prima di iniziare lo shopping! Se già sapete quali prodotti comprare, vi consiglio prima di tutto di farvi un giro in uno dei grandi centri commerciali, come LOTTE Department store, Hyundai Department Store e Shin- segae. Tutti e tre hanno una zona duty free dove, passaporto e riferimenti del vostro biglietto aereo alla mano, potrete com- prare un sacco di prodotti di brand coreani e internazionali già senza tasse. Bonus: i LOTTE Duty Free offrono un servizio fantastico: si può fare shopping e farsi recapitare i pacchetti direttamente in aeroporto nel giorno della partenza. E, soprattutto, oltre il controllo passaporti. Quindi non avrete problemi con i liquidi o il peso delle valigie, diventa tutto bagaglio a mano! Questo servizio è ovviamente valido per tutte le categorie di prodotti, non solo per la skin care. Magari però evitate di comprarvi un frigorifero per il kimchi, perché come bagaglio a mano sarebbe un filo ingom- brante! Sì, confesso di averci pensato più di una volta! Se non trovate lì il prodotto che cercate, andate nei negozi monomarca. Per trovarli, usate sempre NaverMap o KakaoMap. Se vi trovate nelle aree commerciali, come il quadrilatero della moda, Myeongdong o Gangnam, siate certi che troverete tutti i brand più importanti nel raggio di pochi metri. Il mio consiglio, se avete tempo, è di cercare il flagship store della marca che vi piace; primo, perché è più probabile che abbia disponibile l'in- tero catalogo di prodotti, secondo, perché questi negozi sono bellissimi e in alcuni casi diventano spazi multifunzionali davvero degni di nota. Imperdibile, per esempio, quello di Dr. Jart+, che si chiama Dr. Jart Filter Space (stazione Sinsa, linea 3, uscita 8). Più che un negozio è un parco giochi, dove si possono fare un sacco di attività divertenti. L'ultima volta ci sono andato con due amici e ci ho passato due ore tra karaoke e selfie assurdi... senza peraltro comprare nulla. Insomma, vale la visita anche se le creme non sono in cima alle vostre priorità! Anche nel caso in cui siate neofiti che vogliono avvicinarsi al mondo della K-beauty, sempre meglio recarvi in uno dei negozi monomarca e lasciarvi consigliare dai commessi, che vi aiuteranno a mettere insieme prodotti per creare la beauty routine adatta a voi. Il mio brand preferito è sicuramente Innisfree, ma purtroppo non mi paga per scriverlo, quindi scegliete voi. In ultimo, un'opzione ottima per spendere poco portandosi a casa comunque prodotti di buona qualità si chiama Olive Young, una catena di grandi negozi di skin care e prodotti per il corpo estremamente economici. Sono i preferiti dai ragazzi e sono lette- ralmente ovunque! È il posto perfetto per fare scorta!
Uno dei sogni dei K-popper che vengono in Corea è sicuramente comprarsi un sacco di album! II K-pop è l'unico genere musicale di cui ancora si vendono i cd, e a centinaia di migliaia di copie. Que- sto anche perché gli album sono dei veri e propri oggetti da col- lezione, con confezioni particolari, curatissime e piene di gadget, foto e chi più ne ha più ne metta. I fan occidentali sono costretti a comprarli online, con un rincaro spesso notevole. In Corea invece costano poco, di solito tra i dieci e i quindici euro. Considerando quanto gli idol siano onnipresenti in Corea, uno però si aspetterebbe di trovare ovunque a Seoul negozi che ven- dono cd e merchandising K-pop. Niente di più sbagliato! I negozi veri e propri sono pochi, la gente compra i cd soprattutto online. Però i punti vendita esistono e sono una tappa assolutamente ob- bligata per i K-poppers che arrivano a Seoul. Vi racconto dei miei preferiti! Il primo è Music Korea e si trova appena fuori dall'uscita 6 della stazione di metropolitana di Myeongdong. È un po' nascosto, per- ché sta al secondo piano di un palazzo, sopra un negozio di Nature Republic, un brand di skin care. È molto piccolo, ma vi darà gran- dissime gioie, a partire dalla grande quantità di cd autografati che tro- verete esposti. L'assortimento, poi, è davvero ottimo e, se comprate un cd, quasi sempre vi regaleranno un poster del gruppo corrispondente. Ma non è tutto! Music Korea è uno dei luoghi dove si svolgono, spes- so, i fan sign, cioè quegli eventi in cui gli artisti firmano le copie dei loro nuovi album. I K-popper sanno che accedere ai fan sign è molto difficile, bisogna comprare pa- recchie copie dei cd e sperare di venire estratti. Comunque non è impossibile, vale la pena provarci, e il posto dove farlo è proprio Music Korea! Lì vicino, all'interno della stazione della metropolitana, si tro- va l'underground shopping mall di Myeongdong dove, oltre a vestiti, skin care e snack, troverete tre o quattro negozi di K-pop che vendono album (tutti ufficiali) ma soprattutto tanto, tantissi- mo merchandising. Ecco, quello magari non è proprio ufficiale, anzi, spesso sembra un po' fatto in casa, ma se volete portarvi a casa palate di foto, cartoline, poster, calendari, adesi- vi, portachiavi, cuscini, calzini e bandane con il faccino del vostro idol preferito, questo è il po- sto per voi! Sempre nelle gallerie della metropolitana, ma della stazione City Hall (linee 1 e 2) c'è invece uno dei negozi di dischi più vec- chi della città, Seoul Music City Star, aperto dal 1972. Qui potrete trovare, oltre agli ultimi successi K-pop, anche molta musica di repertorio. Infine, nel centro commerciale della DDP (stazione Dongda- emun History & Culture Park, linee 2, 4 e 5) troverete il negozio fisico di uno dei più importanti shop online di musica e merchan- dising K-pop: KTown4U.
Una delle caratteristiche più particolari dello shop- ping a Seoul sono i mall sotterranei. Tutte le stazioni della metropolitana hanno negozi al loro interno, ma alcune, come quella di Myeongdong di cui ho appena parlato, hanno interi centri commerciali, con centina- ia di esercizi. Nella stazione di Gangnam, per esempio, per l'e- sattezza in corrispondenza della linea 2, troverete il Gangnam Station Underground Shopping Center, specializzato in abbigliamento giovane. Nella vicina stazione di Express Bus Terminal (linee 3, 7 e 9) c'è in- vece il Goto Mall, con oltre seicento negozi di abbiglia- mento femminile, moda e articoli per la casa. Sono invece addirittura millequattrocento gli eser- cizi commerciali del mall che si trova nella stazione di Bupyeong (linea 1). È talmente grande da avere tre percorsi definiti, segnalati da rispettivi colori, per far sì che la gente non si perda. Insomma, anche quando fa troppo freddo o troppo caldo, non ci sono scuse: non si scappa dallo shopping di Seoul!
Oltre alle cose che comprerete per voi stessi, sicuramente dovrete pensare anche a regalini da portare agli amici; io ogni volta torno con almeno cinque chili di overweight! Il mondo della skin care offre sicuramente tante possibilità: le maschere in tessuto, uno dei simboli della K-beauty, si trovano ovunque e costano pochissimo. Tutti i negozi offrono, oltre ai pez- zi singoli, confezioni di più maschere assortite: il regalo perfetto per (quasi) tutti. Ma naturalmente c'è tanto altro e quindi ho pensato di farvi una lista di cose carine e profondamente coreane che potete tro-vare facilmente. Andiamo per argomento!
Regali da mangiare
...o da bere! Una delle cose più belle e prestigiose che potete por- tare dalla Corea è il ginseng. Vi ho già parlato nel capitolo 4 delle pro- prietà pazzesche di questa radice e vi ho anche già detto che è caro, ma se avete una persona speciale a cui fare un regalo, è un'ottima idea. Potete trovarlo in pillole, in polvere, in bustine liquide, sotto forma di tè o liquore. Si trova in tanti negozi e mercati in città. lo vi consiglio di comprarlo nei grandi magazzini che offrono il servizio di duty free, in modo da risparmiare un po'. Un regalo decisamente più economico ma altrettanto sfizioso sono i tè. Tutte le varietà di cui vi ho raccontato nel capitolo 4, e tante altre, si trovano in bustina nei convenience store e nei ne- gozi di alimentari. Tutte le varietà di cui vi ho raccontato nel capitolo 4, e tante altre, si trovano in bustina nei convenience store e nei ne- gozi di alimentari. Fatevi un giro per esempio nel supermercato LOTTE (e dove, senno...) che si trova presso la stazione centrale, la Seoul Station. Ne troverete tantissimi.
Per un regalo decisamente più economico ma altrettanto sfizioso sono i tè. Tutte le varietà di cui vi ho raccontato altrove, e tante altre, si trovano in bustina nei convenience store e nei negozi di alimentari. Fatevi un giro per esempio nel supermercato LOTTE (e dove sennò...) che si trova presso la stazione centrale, la Seoul Station. Ne troverete tantissimi.
Per un regalino un po' più particolare e dawvero autentico, invece. vi consialic mandorle aromatizzate! Sì, perché in Corea le mandorle tostate sono uno snack popolarissimo. Inizialmente esistevano solo salate e al burro e miele, ma negli ultimi anni sono uscite decine e decine di gusti diversi, dalla pesca al calamaro. Non posso promettervi che siano tutte davvero buone, però sono si- curamente un regalo divertente, econo- mico e poco ingombrante. Le trovate nei convenience store, nei negozi i Olive Young, al supermercato, ma anche in tutti i neqozi di souvenir.
I coreani adorano i gadget. Di ogni genere. Dalla casa, alla scuola. all'ufficio, al viaggio, ogni situazione della loro vita ha decine di gadget incredibili Ogget sicuramente non fondamentali ma tremendamente ingegnosi e divertenti. E soprattutto, molto carini ed economici Un bellissimo posto dove trovarne è la catena di negozi Artbox, che è un vero paradiso per chi ama la cartoleria ma offre davvero di tutto. Volete un mini ventilatore che si carica con la USB? Uno scaldaorecchie a for- ma di pinguino? Un paio di mini occhiali per il vostro cane? C'è tutto! Per non parlare del mondo dei cellulari, per cui si trova- no centinaia di gadget di ogni forma e colore: cover, sticker,impugnature, cordicelle, mini joystick per i gamer, e potrei andare avanti per dieci righe. Entrate in un Artbox o in un Daiso e sbizzarritevi. Senza paura, perché di solito si tratta di oggetti estremamente economici.
Con i suoi oltre milleduecento punti vendita, Daiso è una delle catene più diffuse in assoluto in Corea. In realtà è di origine giapponese ma, a differenza de- gli altri marchi del Paese del Sol Levante, continua a prosperare (nel capitolo 6 vi spiego meglio le ragioni politiche di questo). Certo è, però, che una volta conosciuto Daiso nessuno può più farne a meno. Che cosa vende? Qualsiasi cosa. Dal dentifricio alle custodie per auricolari, dalle pentole alle valigie alle piante artificiali. E tutto costa pochissimo. Davvero. Buona parte dei prodotti costa infatti mille won, cioè meno di un euro. Le cose più costose forse arrivano a diecimila won. E il bello è che si tratta di oggetti tutto som- mato di buona qualità, molto semplici nel design ma funzionali e resistenti. lo ogni volta che vado ci perdo ore. Considerate che i punti vendita più grandi arrivano ad avere anche cinque o sei piani e quindi migliaia di oggetti da spulciare. Sono i posti perfetti per comprare regalini, ma anche per portarsi a casa cose di cui non sapevate di avere bisogno ma di cui non potrete più fare a meno! Nessun viaggio in Corea è completo senza una visita da Daiso! Inutile che vi dica dove sono perché li tro- verete ovunque. I coreani di tutte le età amano le cose carine, dolci, puccio- se. Lo si può capire per esempio dall'abuso di emoji quando si scambiano messaggi. E proprio dagli emoji sono nati molti per- sonaggi, oggi amatissimi e diffusissimi, che sicuramente vedrete nel vostro viaggio: in particolare i Kakao Friends e i Line Friends. Orsetti, papere, cani, dinosauri, ognuno con una sua specifica personalità, in modo che chiunque ne abbia uno in cui identifi- carsi. Questi personaggi ado- rabili compaiono sugli oggetti più disparati e hanno anche i loro store dedicati, che si pos- sono trovare in tutte le grandi aree commerciali delle città. In questi negozi potrete trova- re ogni tipo di gadget con la forma del vostro Kakao o Line Friend preferito. Nei negozi Line Friends, poi, è disponibile anche tutto il merchandising dei BT21, gli adorabili perso- naggi ispirati ai BTS.
Vi ho già raccontato dei migliori mercati dove mangiare a Seoul, ma non posso chiudere questo capitolo sullo shopping senza elencarvene altri, che sono perfetti per le compere! 남대men (Namdaemun) Market. Con oltre diecimila bancarelle, il Namdaemun è uno dei mercati più grandi della Corea. È tut- to all'aperto, gli stand sono posizionati in un labirinto di strade intorno alla stazione di Hoehyeon (linea 4). Ci si può trovare di tutto: vestiti, scarpe, elettrodomestici, bigiotteria, valigie, lampa- de, libri, souvenir... qualsiasi cosa. La grande particolarità di que- sto mercato però è che, Covid-19 permettendo, non chiude mai. Quindi, se vi viene voglia di shopping alle quattro del mattino, è il posto perfetto per voi! 동대문 (Dongdaemun) Market. Più che un semplice merca- to, il Dongdaemun è un intero quartiere dedicato allo shop- ping e comprende centri commerciali, mercati tradizionali e intere vie di botteghe artigianali. Roba da perderci la testa. Tra le cose più interessanti, vi segnalo che comprende il più grande mercato di tessuti al mondo (Dongdaemun Shopping Complex), dove potrete trovare tra le altre cose tanti bellissi- mi hanbok, il 평화 (Pyeonghwa Market), specializzato in abbi- gliamento all'ingrosso, e soprattutto il 경동 (Gyeongdong), il bellissimo mercato delle erbe medicinali. Questo gigantesco complesso, che in gran parte è aperto 24/7, si trova tra le sta- zioni di Dongdaemun (linee 1 e 4) e Dongdaemun History & Culture Park (linee 2, 4 e 5). 동묘 (Dongmyo) è il mercato delle pulci di Seoul. Centinaia di bancarelle, concentrate in un dedalo di stradine, dove si vendo- no oggetti, per lo più di seconda mano, di ogni genere: abbi- gliamento, casalinghi, mobili, arte, dischi e tantissime altre cose.
Se avete pazienza e vi piace contrattare, è il posto perfetto dove tare affari. Ma è anche l'occasione per vedere una Seoul diversa: il mercato è frequentatissimo dagli anziani, che si ritrovano qui ogni sabato per fare acquisti e bere una tazza di makgeolli nei banchetti di street food. È aperto tutti i sabati e le domeniche dalle dieci del mattino. Se soffrite la confusione andateci presto: da mezzogiorno diventa affollatissimo! Stazione di Dongmyo, linea 1, uscita 3.