LA CASA DELL'UOMO


“Adobe" Costruzioni propone, oltre alle consuete opere edili, soluzioni architettoniche in terra e pietra che escludono tassativamente materiali e additivi non naturali. La costruzione di edifici in terra cruda e pietra deve essere il prodotto di ben precise scelte progettuali e di ancor più chiare scelte d’uso compatibile e rispettoso della natura e ossequioso dei suoi tempi e dei suoi ritmi.

 

Negli ultimi decenni si è riscontrato un sempre più grande interesse per lo studio dell’architettura in materiali naturali, terra e pietra, usati senza ulteriori elementi additivi e in assenza di qualsivoglia trattamento di cottura. Questa particolare tipologia costruttiva e abitativa, unitamente all’esame della tecnica costruttiva che ne è alla base, è stata oggetto d’importanti convegni nazionali e internazionali nonché di mostre e studi volti non solo alla valorizzazione del patrimonio architettonico tradizionale ancora esistente ma anche a ribadire la necessità di recuperare una tecnica antica di millenni e ampiamente diffusa, ritornando all’impiego di materiali naturali nella realizzazione di soluzioni abitative moderne sempre più funzionali. Il tema del “costruire in terra e pietra” viene così a inserirsi nel dibattito quanto mai attuale sulla bioarchitettura o architettura ecologica, mettendo in evidenza le innumerevoli potenzialità di questa antica tipologia architettonica, che oggi può avvalersi naturalmente di procedimenti sempre più al passo con i tempi, quali la produzione industrializzata di mattoni, l’impiego di strumenti meccanici per la compattazione della terra, e procedimenti di stabilizzazione dei conglomerati all’avanguardia.

 

L’architettura in terra e pietra è stata diffusamente praticata in tutto il mondo: fino a tutto il Settecento nell’Europa rurale, fino agli anni Cinquanta in quelle numerose aree d’Europa tardivamente coinvolte nello sviluppo industriale, e fino a oggi nel Terzo Mondo. Certamente le case trogloditiche del Mezzogiorno, le costruzioni in terra pressata del Campidano, del Maceratese e dell’Alessandrino sono meno spettacolari delle alte case decorate di Sanà in Yemen, delle fantastiche moschee di Timbuctu e Djennè in Mali e delle fortezze dell’Atlante marocchino ma ciò è dovuto al precoce sviluppo dei nuovi materiali costruttivi in conseguenza del diffondersi in Europa di una generalizzata ricchezza (o, meglio, al grave ritardo di Yemen e Marocco e Mali nella sperimentazione di nuovi tipi di materiali e tecniche costruttivi in conseguenza del grande arretramento): storicamente, queste esperienze, per quanto diversificate e distanti, si equivalgono e quello che le accomuna è che molte di queste costruzioni sono ancora felicemente in uso, magati nascoste sotto intonaci e tinteggiature convenzionali e moderne.

Ovunque nel mondo gli archeologi scoprono resti di uno sbalorditivo patrimonio costruito in terra e pietra, che si riteneva adatto solo ai diseredati e destinato a breve vita e che, invece, se abitato con continuità e trattato con i dovuti interventi di manutenzione, può sopravvivere per secoli. Negli ultimi 40 anni, in tutto il mondo si è favorita la raccolta di documentazione e si sono allestite mostre e conferenze per rendere nota questa realtà anche al grande pubblico mentre gli specialisti formavano gruppi e comitati per lo studio delle varie tradizioni e verificarle e tentarne una razionalizzazione e studiare sistemi idonei e affidabili di misura e di controllo delle prestazioni.

 

Ma la terra e la pietra come materiali da costruzione non solo sono diffuse praticamente ovunque sulla faccia della terra: come materiali per costruire edifici hanno anche una tradizione plurimillenaria. Pertanto non c’è dubbio che l’abbandono di questa tradizione universale e millenaria, se era logico e comprensibile in un clima positivistico di fiducia nel progresso e ancora più recentemente di entusiasmo per i sempre nuovi prodotti dell’industria, deve essere rimesso in discussione, oggi, dato per esempio il sostanziale fallimento di tutte le politiche per abitazioni a basso costo per i senzatetto. La sua nuova vita può dunque cominciare ora dalla messa a punto di nuove tecnologie d’impiego che ne migliorino la resa e ne rendano potenzialmente più ricco l’uso e ora dalla possibilità d’impiegarla su larga scala per risolvere i problemi abitativi e di costruzione dei servizi che oggi affliggono una parte consistente della popolazione mondiale.

 

Il settore della costruzione in terra e pietra pone però anche questioni e problemi, afferenti a diverse discipline, che vanno preliminarmente affrontati. Tali questioni riguardano essenzialmente le tipologie costruttive, proprie dell’architettura in terra e pietra; la permanenza di un patrimonio costruito ancora diffuso in vaste regioni di ogni continente; le specifiche tecnologie per la selezione, il trattamento e la messa in opera dei materiali terrosi, che risulteranno ampiamente differenziate a seconda delle componenti geo-morfologiche delle regioni di applicazione e diffusione; e soprattutto le tecnologie migliorative che permettono di prolungare la durata degli edifici di nuova costruzione e anche d’intervenire su quelli esistenti per opere di manutenzione e di restauro.

Nella crisi che investe il mondo contemporaneo, sottoposto alla spinta perversa della speculazione edilizia e a una domanda abitativa smodata e sempre più ampia, diversificata e sostanzialmente superflua, il Mare Nostro può fornire una possibile via d’uscita. Al di là e al di fuori delle connotazioni superficiali, formalistiche e arbitrarie con cui si è configurato in anni recenti il richiamo all’architettura mediterranea tradizionale, questa può fornire (ancora una volta) al mondo intero una esemplificazione (ancora una volta, la migliore) di essenzialità e rigore costruttivo unici ovvero una grande lezione di metodo, e di un metodo basato sull’aderenza alla realtà e sulla sua conoscenza profonda. Ancora una volta il Mare Nostro offrono al resto del mondo la possibilità d’imparare dalla sua tradizione le pratiche del risparmio e del recupero ambientale contro gli eccessi del consumismo, lo spreco delle risorse, lo sfruttamento indiscriminato del territorio, l’attitudine predatoria nei confronti delle risorse naturali, attitudine particolarmente palese (e gravemente indicativa di una mentalità arretrata e chiusa) in Cina, Africa e India, regioni da cui provengono i maggiori attentati al benessere del nostro ecosistema.

L’uso della pietra e della terra cruda come materiali da costruzione e l’impiego delle tipologie abitative tipiche del Mediterraneo come metodo di insediamento dell’uomo nel territorio può dunque costituire una prospettiva aperta verso nuovi gradi di legittimazione del progetto moderno, per un approccio ai problemi costruttivi che si fondi sulla regola universamente valida della concinnitas, della adeguatezza delle risposte alle domande e delle soluzioni ai problemi, secondo i termini profondi della necessità. In questa prospettiva, il luogo costituisce l’elemento principale di legittimazione del progetto di architettura sostenibile basato sul rispetto dell’ambiente naturale circostante e sull’uso della terra cruda nonché il tramite per il suo radicamento al processo storico di costruzione e trasformazione della realtà odierna.

 

Una scelta di questo genere impone soluzioni abitative che escludano tassativamente prodotti e materiali che non siano realmente naturali. La realizzazione di edifici in terra cruda e pietra deve dunque essere il prodotto di ben precise scelte progettuali e di ancor più chiare scelte d’uso compatibile e rispettoso della natura e ossequioso dei suoi tempi e dei suoi ritmi.