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Il volume “YES WE ARE! Teorie e pratiche dalle aree interne”, sviluppato nell’ambito del progetto europeo YES I AM, rappresenta un importante lavoro collettivo dedicato a uno dei temi più rilevanti del dibattito pubblico italiano ed europeo: il futuro delle aree interne.
Con oltre 500 pagine, l’Handbook raccoglie contributi accademici, riflessioni critiche, esperienze territoriali e prospettive di policy, offrendo una lettura plurale e interdisciplinare delle trasformazioni che attraversano i territori non urbani. Il volume affronta questioni centrali come lo spopolamento, la governance locale, l’accesso ai servizi, la fragilità infrastrutturale, il ruolo delle comunità, le politiche pubbliche e le possibilità di innovazione sociale e istituzionale.
All’interno del volume, il mio contributo è rappresentato dal paper:
“Public Policies and Governance Dynamics in Italy’s Inner Areas: Evidence from the Ariano Irpino Case”
Il paper analizza Ariano Irpino come caso studio delle dinamiche di governance nelle aree interne del Mezzogiorno. La scelta del caso ha anche una dimensione personale, poiché Ariano Irpino è la mia città natale. Questa prospettiva consente di tenere insieme analisi accademica e conoscenza diretta del territorio: da un lato, il comune viene osservato come oggetto di ricerca; dall’altro, come spazio vissuto, comunità di riferimento e parte di un’identità territoriale.
Il contributo si concentra su alcune criticità tipiche delle aree interne: il declino demografico, la fragilità infrastrutturale e la complessità dei processi decisionali multilivello. Tuttavia, l’obiettivo non è descrivere questi territori soltanto attraverso la lente della marginalità. Al contrario, il paper propone di interpretarli come arene complesse di governance, nelle quali istituzioni locali, reti territoriali, attori sociali e politiche pubbliche interagiscono in modo spesso non lineare.
Ariano Irpino rappresenta un caso particolarmente interessante perché presenta una posizione territoriale ibrida. Da un lato, condivide molte vulnerabilità tipiche delle aree interne. Dall’altro lato, svolge una funzione strategica come centro di riferimento per i comuni circostanti, assumendo il ruolo di hub territoriale e di polo di servizi per un’area più ampia.
Questa doppia dimensione, periferica rispetto ai grandi centri, ma centrale rispetto al proprio sistema locale, permette di osservare una questione fondamentale: il futuro delle aree interne dipende in larga misura dalla qualità della governance. Non è sufficiente intervenire attraverso finanziamenti, programmi temporanei o misure isolate. È necessario comprendere come le politiche pubbliche vengono progettate, coordinate, implementate e adattate alle caratteristiche specifiche dei territori.
Le aree interne richiedono politiche place-based, capaci di partire dalle vocazioni locali, dalle fragilità concrete e dalle risorse già presenti nei territori. Richiedono capacità amministrativa e ascolto delle comunità. Richiedono, soprattutto, una nuova grammatica dello sviluppo: meno retorica della marginalità e più attenzione ai processi reali attraverso cui i territori possono costruire futuro.
Il valore dell’Handbook “YES WE ARE!” risiede proprio nella capacità di raccogliere prospettive differenti e di restituire la complessità delle aree interne senza ridurle a formule semplificate. Il futuro di questi territori non può essere affrontato con soluzioni standardizzate o con modelli validi indistintamente per ogni contesto. Al contrario, richiede ricerca, cooperazione, visione di lungo periodo e capacità di costruire politiche pubbliche radicate nei luoghi.
Un ringraziamento sincero va a Give Back Giovani Aree Interne, di cui faccio orgogliosamente parte, per aver reso possibile questo progetto. Give Back rappresenta uno spazio importante di confronto, ricerca e proposta, nato dall’impegno di giovani, studenti, ricercatori e professionisti che lavorano sui temi economici, sociali e culturali delle aree interne, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra giovani generazioni e decisori pubblici.
Un ringraziamento speciale va anche a tutte le persone che hanno contribuito alla gestione, al coordinamento, alla revisione, all’editing e alla pubblicazione del volume.
Questo contributo rappresenta una ricerca radicata in un territorio specifico, ma collegata a un dibattito più ampio, nazionale ed europeo. Le aree interne non sono soltanto luoghi da salvare o da raccontare attraverso la categoria della fragilità. Sono luoghi da comprendere, governare e ripensare.
E proprio da questi territori può emergere una parte importante del futuro che occorre ancora costruire.
Il volume completo è disponibile qui:
https://giovaniareeinterne.it/handbook-yes-we-are-teorie-e-pratiche-dalle-aree-interne/
Un’impresa non “fallisce” da un momento all’altro. Lo fa gradualmente, spesso sotto traccia. Sebbene il termine fallimento sia ancora largamente usato nel linguaggio comune, il Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII) ne ha ridefinito l’impianto concettuale e terminologico, sostituendolo con liquidazione giudiziale per descrivere le procedure destinate alle imprese insolventi. Ma prima che si arrivi a quella soglia, i segnali economico-finanziari di squilibrio si manifestano con largo anticipo.
La vera sfida è saperli leggere. In tempo.
Nel nuovo scenario economico, instabile e iper-competitivo, la differenza tra sopravvivere e sparire si gioca sempre più sulla capacità di anticipare. Non basta più analizzare il passato: serve prevedere il futuro. Ed è qui che l’intelligenza artificiale sta cambiando le regole del gioco, anche nella valutazione delle imprese in difficoltà.
Dai modelli predittivi al machine learning, dai cruscotti intelligenti alle simulazioni finanziarie, l’AI sta diventando un alleato prezioso, e in certi casi indispensabile, per intercettare segnali di crisi, stimare il valore di un’impresa in continuità o in liquidazione, costruire piani di risanamento solidi e realistici.
Le crisi non si manifestano con un’esplosione, ma con micro-squilibri che si sommano nel tempo. Indicatori economico-finanziari, tensioni di cassa, calo di produttività, perdita di posizionamento competitivo: spesso ci sono segnali evidenti, ma le analisi tradizionali arrivano tardi.
L’AI consente oggi di aggregare fonti di dati diverse, anche non strutturate (ad esempio, dati ESG o qualitativi), elaborarle in tempo reale e riconoscere pattern invisibili all’occhio umano. Il risultato? Un sistema di allerta precoce, oggettivo, personalizzabile e aggiornabile.
In fase di valutazione d’impresa, soprattutto quando si tratta di crisi, il valore non è mai un numero fisso. Dipende dal contesto, dallo scenario, dal piano industriale, dal destino stesso dell’impresa (continuazione, vendita, liquidazione). I modelli basati su AI permettono oggi di simulare scenari multipli, offrendo valutazioni dinamiche e adatte alle decisioni da prendere.
Ma attenzione: l’AI non è autonoma. Senza una governance rigorosa, rischia di amplificare errori, bias, o di produrre risultati non spiegabili. Per questo la valutazione moderna è sempre più un processo ibrido: tecnologia e competenza, dati e interpretazione, numeri e strategia.
Valutare un’impresa in crisi, tuttavia, non è solo una questione contabile. Significa decidere il destino di un intero ecosistema: lavoratori, fornitori, creditori, famiglie. È un atto di responsabilità. Per questo l’uso dell’AI in questo ambito è giustamente considerato “ad alto rischio” dalla normativa europea (AI Act), e richiede trasparenza, tracciabilità e una solida preparazione professionale.
In un contesto in cui le imprese sono esposte a shock continui – energetici, sanitari, geopolitici – la capacità di prevedere, valutare e decidere in modo rapido e informato sarà la vera frontiera del management. L’AI non sostituisce l’intelligenza manageriale: la potenzia. Ma solo se la cultura, la formazione e l’etica crescono con la tecnologia.
Il Rating di Legalità può davvero prevenire le crisi d’impresa?
Nel contributo scritto insieme al Prof. Giuseppe Sancetta e pubblicato da Springer – “Safeguarding Ethics, Sustaining Success: The Role of Italy’s Legality Rating in Mitigating Firms’ Insolvency Risk” – esploriamo una domanda centrale per il futuro delle imprese italiane:
può la trasparenza etica rappresentare uno strumento efficace per prevenire l’insolvenza aziendale?
Il lavoro, selezionato come “Selected Paper” alla 26ª Excellence in Services International Conference (EISIC), analizza il Rating di Legalità introdotto dall’AGCM, dimostrando empiricamente che le imprese più trasparenti e strutturate sotto il profilo etico presentano un rischio di default significativamente inferiore, soprattutto tra le PMI.
Il messaggio è chiaro: legalità e solidità aziendale non sono in conflitto, ma possono rafforzarsi a vicenda. Un modello virtuoso, che oggi l’Italia è in grado di riconoscere e valorizzare.
Il capitolo è incluso nel volume Embracing Sustainability Management Through Excellence in Services (Springer, 2024).
Leggilo qui: https://link.springer.com/book/10.1007/978-3-031-65115-1