Intervista a mamma Resistenza e figlia “Repubblica Partigiana dell’Ossola”
Alunno: oggi abbiamo il privilegio di intervistare due protagoniste della nostra storia: “Mamma Resistenza” e sua figlia “Repubblica partigiana dell’Ossola”. Scopriamo insieme in 10 domande che cosa hanno da raccontarci!
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Alunno: 1) Perché è importante ricordare la Resistenza nel VCO e la Repubblica partigiana dell’Ossola?
Resistenza: è un dovere sempre attuale quello di raccontare, a chi non ha vissuto le nostre esperienze, che cosa abbiamo fatto dal 1943 al 1945, quando la nostra terra era occupata da soldati fascisti italiani e nazisti tedeschi!
Repubblica partigiana dell’Ossola: certo, tutto ciò che è stato può ancora ripetersi, se l’uomo non conosce il coraggio di tante donne e uomini, che, sulla loro pelle, hanno vissuto una guerra crudele! Nonostante qualche errore e sogno rimasto incompiuto, essi hanno affermato i valori della dignità umana, della pace e della democrazia contro un regime che si fondava invece sull’esaltazione della guerra, sul terrore e sullo sterminio.
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Alunno: 2) Che cos’è stata la Resistenza italiana?
Resistenza: io sono nata ufficialmente dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943. Fin dall’inizio alcuni avevano capito che il fascismo era ingiusto e pericoloso e si ribellava come poteva, rischiando la prigione o la morte o fuggendo all’estero. In seguito si decise che occorreva fare qualcosa di più per far finire l’odio, la prepotenza, la paura e la distruzione e così, in Ossola, nascesti tu!
Repubblica partigiana dell’Ossola: sì, tante persone credettero fin da subito nella speranza di un cambiamento e si organizzarono in gruppi partigiani. Si opposero all'occupazione dell’Italia da parte delle forze naziste tedesche e fasciste Italiane, soprattutto al Centro-nord, avviando la Guerra di Liberazione italiana, che terminerà il 25 aprile 1945.
Resistenza: è stata purtroppo anche una guerra civile, poiché una parte di italiani decise di restare fascista, creando nel Nord-Italia la Repubblica Sociale Italiana o di Salò.
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Alunno: 3) Cosa facevano i partigiani e gli antifascisti?
Resistenza: militari, civili e religiosi, donne e uomini di partiti politici diversi decisero di passare anche all’azione facendo propaganda (attraverso la distribuzione illegale di giornali e fogli di informazione), compiendo azioni di guerriglia e vere e proprie battaglie contro i nazifascisti. Questi però si vendicavano con rastrellamenti (cioè cercavano casa per casa ed in montagna i partigiani nascosti) e veri e propri massacri della popolazione civile.
Repubblica partigiana dell’Ossola: dopo l’8 settembre i rinati partiti politici avevano formato il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), che aveva poi vari distaccamenti sul territorio a cui facevano riferimento grandi formazioni di partigiani. Sul nostro territorio hanno operato la Banda Libertà, il Gruppo Strona, il Battaglione Fabbri, la Divisione Valdossola, la Divisione d’Assalto Beltrami, la Divisione Valtoce, la 2°Garibaldi Redi, la Cesare Battisti, la Valgrande Martire, l’8a Matteotti, la Piave.
Resistenza: la maggior parte dei partigiani viveva in clandestinità in montagna, ma alcuni svolgevano anche un proprio mestiere in città, mantenendo una doppia vita per non farsi scoprire dai nemici. Non era una vita semplice: i primi dovevano fare i conti con le difficoltà tipiche degli ambienti di montagna, come il freddo, la mancanza di cibo o di un tetto sopra la testa. Inoltre, essendo lontani da casa, vivevano costantemente il timore che le famiglie potessero subire rappresaglie da parte di tedeschi e fascisti.
Repubblica partigiana dell’Ossola: inoltre, essendo oppositori politici, erano considerati dai tedeschi e dai fascisti “fuorilegge e banditi” e così erano costantemente ricercati. Se venivano catturati, potevano essere torturati e poi condannati a morte, o deportati in Germania nei campi di concentramento, come accadde al partigiano di Domodossola, Luigi Boghi, che, incarcerato prima a Novara, finì poi nel campo di Dachau e fu liberato dagli angloamericani solo il 5 maggio 1945.
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Alunno: 4) Quali furono le stragi più gravi nel nostro territorio?
Resistenza: nella nostra provincia ci furono tante terribili stragi. Innanzitutto l’insurrezione dell'8 novembre 1943 di Villadossola che comportò numerosi morti e feriti anche a causa dello sgancio di una trentina di bombe da aerei tedeschi. Terribile fu il rastrellamento della Val Grande nel giugno del 1944 in cui morirono più di 300 partigiani e furono bruciate tante case; l’uccisione brutale di 42 partigiani a Fondotoce (vicino a Verbania) il 20 giugno 1944, fatti sfilare per chilometri e poi fucilati senza pietà. Tra di essi vi era la giovane Cleonice Tomassetti che fece coraggio ai suoi compagni fino alla morte. Poi l'eccidio di Baveno (sul Lago Maggiore) il 21 giugno 1944 dove 17 ragazzi, arrestati in Val Grande e scampati alla fucilazione di Fondotoce, vennero prelevati, portati nella piazza dell’imbarcadero a Baveno, fucilati sul lungolago ed i loro corpi furono lasciati lì, come monito alla popolazione. Provo ancora tanta pena a ricordare anche che il 25 febbraio 1945 furono barbaramente uccisi 7 partigiani e 2 civili a Tràrego (vicino a Cannero).
Repubblica partigiana dell’Ossola: anch’io con orrore ricordo l’uccisione, a Beura Cardezza (vicino a Domodossola), il 27 giugno 1944, di 8 partigiani assieme alla mamma di uno di loro che si salvò, Teresa Adele Binda, che diede la vita per proteggere non solo suo figlio, ma anche i suoi compagni. Il 26 febbraio 1945, avvenne la disumana uccisione, da parte della Brigata fascista Muti, del giovane parroco di Castiglione d’Ossola (in Valle Anzasca), don Giuseppe Rossi, rimasto coraggiosamente a difendere la sua gente, nonostante il pericolo incombesse su di lui. Anche molte famiglie ebree furono trucidate non lontane dal nostro territorio, ricordo la strage del Lago Maggiore.
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Alunno: 5) Che ruolo ebbero le donne nella Resistenza?
Resistenza: un ruolo fondamentale! Innanzitutto procuravano cibo e vestiti, poi come staffette si occupavano di tenere i collegamenti tra le varie formazioni trasportando viveri, notizie e armi. Avvisavano anche i partigiani dell'imminente arrivo dei soldati nazifascisti.
Repubblica partigiana dell’Ossola: ci furono non poche donne che ricoprivano veri e propri incarichi operativi e militari come la partigiana di Piedimulera (vicino a Domodossola) Elsa Oliva, che, a capo di una Volante nella Divisione Valtoce, riuscì a sfuggire alla fucilazione.
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Alunno: 6) Che cosa fece la popolazione ossolana durante la Resistenza?
Resistenza: nell'ottobre del '43 l'Ossola era interamente occupata dai tedeschi con vari presidi nelle valli; il quartiere generale era a Domodossola e poi a Masera. Giovani militari di tutta Italia, rientrati da vari teatri di guerra, e civili si rifugiarono sui nostri monti e si organizzarono in formazioni partigiane. Gran parte della popolazione, stanca della guerra, delle ristrettezze economiche e di vent’anni di dittatura, con grande coraggio aiutava di nascosto i partigiani, fornendo cibo e ospitalità, ed anche ebrei intenzionati a rifugiarsi nella vicina Svizzera, ma quando i tedeschi ne venivano a conoscenza, non tardavano a incendiare case e fienili. Mi ricordo che Luigi Fradelizio, padre di due bambini piccoli, di cui uno di soli 4 mesi, fu ucciso a Uriezzo (in Val Antigorio) dai nazifascisti, il 30 giugno del 1944, per punirlo della sua azione di accompagnatore di fuggiaschi in Svizzera.
Repubblica partigiana dell’Ossola: grazie a questo contributo della popolazione, le formazioni partigiane riuscirono a liberare un vasto territorio, mentre in tutta Europa imperversava ancora la guerra. I tedeschi volevano far saltare anche l'imbocco della galleria del Sempione, ma i partigiani lo impedirono.
Repubblica partigiana dell’Ossola: così per l’azione di straordinaria collaborazione tra partigiani e popolazione, e per aver ispirato al popolo italiano la fede nella democrazia, le Valli dell’Ossola hanno ricevuto la medaglia d’oro al valore militare!
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Alunno: 7) Quando sei nata, Repubblica partigiana dell’Ossola?
Repubblica partigiana dell’Ossola: a fine agosto ’44 i partigiani garibaldini riuscivano a controllare le valli Anzasca, Antrona, Bognanco, Divedro, Antigorio, Formazza. Numerosi furono i sabotaggi delle vie di comunicazione ad opera della Valtoce e della Valdossola. L’8 settembre 1944 Valdossola e Valtoce vinsero la battaglia di Piedimulera, il presidio nazifascista più agguerrito dell’Ossola. Da qui i nazifascisti si ritirano a Domodossola. Il 9 settembre 1944 l’arciprete don Luigi Pellanda, per evitare ulteriori spargimenti di sangue, apre la via alle trattative avvenute in un incontro al quale parteciparono i comandanti tedeschi e fascisti e i capi partigiani Dionigi Superti e Alfredo di Dio. I fascisti e i tedeschi decidono di arrendersi lasciando Domodossola ai partigiani. La colonna dei partenti (circa 750 militari), scortata dai partigiani, lasciò la città con grande rispetto da parte delle formazioni partigiane. Appena Domodossola viene liberata, gli abitanti euforici si riversano per le strade sventolando il tricolore: era il 10 settembre 1944! Vengono aperte le frontiere con la Svizzera consentendo così ai giornalisti di tutto il mondo di poter documentare l’evento. Che festa fu quel giorno! Ero finalmente nata!
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Alunno: 8) Che cosa ha fatto la Repubblica partigiana dell’Ossola in 40 giorni di vita?
Resistenza: liberata l'Ossola accorsero dalla Svizzera gli esuli, tra cui il professor Tibaldi, che fu il presidente, che, con altre persone di tutti i partiti, formò la Giunta Provvisoria di Governo.
Repubblica partigiana dell’Ossola: l’11 settembre 1944 la Giunta Provvisoria si riunì nel Palazzo di città, nella sala che prenderà il nome di “Sala Storica della Resistenza” e che, ancora oggi, accoglie le riunioni del Consiglio Comunale di Domodossola.
Resistenza: i problemi da affrontare erano enormi e tu eri così giovane!
Repubblica partigiana dell’Ossola: sì, è vero, ma insieme fummo capaci di fare tante cose, seppur in pochi giorni:
• creammo un ufficio di collegamento con le autorità nazionali (con il CLN);
• riattivammo le relazioni con la Svizzera (con la collaborazione della Croce Rossa) per far fronte alla scarsità di viveri, medicinali e generi di prima necessità. E’ in questo contesto che si assistette alla grande operazione umanitaria dei “bambini del pane bianco”, quando la Svizzera offrì rifugio a circa 2.500 bambini ossolani e non;
• istituimmo un sistema di amministrazione giudiziaria improntato a criteri di equità e giustizia. Nelle carceri di Domodossola molti prigionieri fascisti furono trattati con rispetto grazie al profondo spirito di giustizia dell’avv. Ezio Vigorelli che, nonostante gli avessero ucciso i suoi due figli, Adolfo e Bruno, non usò vendetta nei confronti del nemico;
• creammo una forza di polizia (il Corpo volontario della Guardia Nazionale) per il mantenimento dell'ordine pubblico;
• formammo una commissione didattica incaricata di scrivere una riforma scolastica di impronta democratica.
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Alunno: 9) Perché sei così importante, Repubblica partigiana dell’Ossola?
Repubblica partigiana dell’Ossola: vissi per poco tempo, dal 10 Settembre al 23 Ottobre 1944, con una mia propria Giunta provvisoria di Governo civile, norme transitorie per la Costituzione dell’Italia futura dove si prevedeva la partecipazione delle donne al governo, perciò con la prima donna ministro, Gisella Floreanini! Mi estendevo dalla Val Formazza fino ad Ornavasso-Mergozzo, alle montagne a nord del Lago Maggiore e alla Val Cannobina. Fui un esperimento importante sia per le difficoltà da affrontare sia per la grandezza del territorio da gestire (circa 2000 Kmq) e il numero di abitanti (circa 60.000 persone). Penso di essere stata una delle più famose 18 “zone libere” partigiane d’Italia!
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Alunno: 10) Come hai terminato la tua vita, Repubblica partigiana dell’Ossola?
Repubblica partigiana dell’Ossola: Purtroppo il 12 ottobre 1944 il nemico, dalla Valle Cannobina, ritornò in Ossola e gran parte della popolazione fuggì in Svizzera. Il 13 - 14 ottobre 1944 furono i giorni dell’affannosa partenza della Giunta verso il Passo S.Giacomo, in alta Val Formazza. Ci fu il triste episodio della sparatoria alla funivia a Goglio (vicino a Baceno) in cui morirono quattro giovani partigiani. Il ritorno delle forze tedesche e fasciste pose fine all’opera della Giunta il 23 ottobre 1944. Gisella Floreanini marciò in Val Sesia; molte formazioni partigiane si ricostituirono in Val d'Ossola e lottarono fino alla fine della guerra.
Resistenza: Sei vissuta poco, ma sei stata grande e coraggiosa! Il giornalista Giorgio Bocca affermò di te: “In quanto a democrazia, ha fatto più questa piccola repubblica in 40 giorni che quella grande in tutti i decenni successivi”!
Repubblica partigiana dell’Ossola: lo spero e ciò grazie a tutti quelli che si impegnarono con coraggio e sacrificarono se stessi perché voi, che ascoltate queste nostre parole, possiate oggi vivere in un mondo migliore, libero e giusto!
Resistenza: noi abbiamo seminato e raccolto la speranza, a voi il compito di mantenerla viva!
Alunno: grazie, non vi deluderemo!