Mi chiamo Marco Giani e sono nato a Cassano Valcuvia, in provincia di Varese, il 21 febbraio 1920.
Ero figlio di Maria Pedroletto e di Carlo Giani, noto ingegnere e assessore ai lavori pubblici.
Sono stato un tenente del Battaglione “Susa” degli Alpini. L'8 settembre 1943 mi trovavo con i miei uomini al Passo della Cisa: non avendo più ordini superiori decidemmo di combattere insieme contro le truppe tedesche e i reparti della Repubblica Sociale Italiana.
Dopo aver vinto uno scontro presso Piacenza, sciolsi il mio reparto, abbandonai divisa, armi ed equipaggiamento.
Indossai abiti borghesi e con mezzi di fortuna riuscii a raggiungere Cassano, dove mi ricongiunsi con i miei zii e i miei fratelli: Stefano, che divenne medico, e Luigi, anche lui tenente degli Alpini, da poco rientrato in licenza dalla Slovenia.
Prevedendo il prossimo e desiderato arrivo degli Alleati, decidemmo di rifugiarci in Svizzera.
Nel 1944 accadde tuttavia che i comandanti partigiani Superti e Di Dio riuscirono a liberare Domodossola.
Si formò la Repubblica Partigiana dell'Ossola: perciò decisi di rientrare e di unirmi a loro.
Entrai nella Divisione “Valdossola” di Dionigi Superti.
Il mio reparto fu inviato al Montorfano, in soccorso ai partigiani garibaldini che stavano combattendo a Gravellona Toce.
Sacrificandomi per la libertà e la nuova Italia, venni colpito a morte durante i combattimenti. Era il 15 settembre 1944.
Ebbi imponenti funerali a Domodossola il 24 settembre unitamente ai valorosi fratelli Vigorelli che caddero nel durissimo e tragico rastrellamento della Valgrande.
Oggi sono ricordato anche sulla stele che, a Palazzo di Giustizia di Milano, onora i legali del Foro milanese caduti per la libertà.